Gentile Redazione di “Donna Moderna”,
ci permettiamo d’intervenire, in quanto Associazione di categoria che prevede tra le proprie finalità la tutela e la promozione delle professioni psicologiche, a proposito di un vostro recente articolo apparso alcune settimane fa e giunto alla nostra attenzione solo di recente.
Un nostro collega ci ha segnalato e mandato, non senza sdegno ed imbarazzo, questo vostro articolo, e noi di AltraPsicologia, abbiamo ritenuto di condividere del tutto le considerazioni di questo nostro collega, nonché di prendere “carta e penna” e scrivervi per chiedere delle cortesi spiegazioni.
L’articolo in questione è “Scegli il terapeuta migliore” a cura di Francesca Tanderini nella rubrica Salute & Psiche, nel quale a nostro parere, vengono date ai lettori alcune informazioni fuorvianti ed inesatte (che andremo a dettagliare di seguito) a proposito delle rispettive competenze professionali dello Psicologo e dello Psichiatra.
La complessità della materia in questione è tale che espone certamente a possibili sviste ed inesattezze e ci rendiamo conto della facilità con la quale si possa incorrere, in quanto informatori, in posizioni generiche, superficiali, confusive ed arbitrarie.
Ma il vostro articolo proponendosi di fare finalmente chiarezza su questa materia in realtà non è riuscito nel suo intento.
Infatti, accanto ad una serie di considerazioni fondate, ve ne sono altrettante arbitrarie ed infondate che di seguito riportiamo:
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Innanzi tutto, come notazione “metodologica”, sarebbe interessante capire come mai, dovendo informare degli ambiti delle reciproche competenze (psicologiche e psichiatriche) abbiate sentito il parere del solo psichiatra e non di uno psicologo e di uno psichiatra, come sarebbe stato più logico. Come se per sapere qualcosa di voi giornalisti chiedessimo agli architetti… Non ci sembra una buona idea, non vi pare?
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Entrando nel merito dei contenuti da voi diffusi, e per i quali vi siete avvalsi del parere del Prof. Bressa, questi lascia intendere una differenziazione ed una separazione degli ambiti di competenze del tutto infondata e basata su gravità e tempo di decorso: “In genere si chiede la consulenza di uno psicologo in prima battuta quando il malessere e la difficoltà non sono molto gravi o non durano da molto tempo” Di contro sul trafiletto parallelo che parlava dello psichiatra si dice: “è opportuno rivolgersi a lui (allo psichiatra, ndr) in tutte quelle situazioni in cui il malessere dura da un certo tempo, almeno sei settimane, e i sintomi sono tali da impedire un’esistenza normale”. Il criterio temporale e d’intensità sintomatica qui riportato non rappresenta di per sé alcun criterio di differenziazione tra le due professionalità. Dunque trattasi di valutazione arbitraria.
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Proseguendo la lettura comparata dei due trafiletti si evincono altre inesattezze sottoforma di generalizzazioni, parzializzazioni, classificazioni arbitrarie. Nel trafiletto dello psicologo si dice che: “Lo psicologo può aiutare a superare anche ansia e depressione, ma solo quando si tratta di problemi transitori, legati a certi momenti della vita o a certe circostanze, come lo stress provocato dal lavoro”. Di contro, nel trafiletto dello psichiatra si dice: “Va quindi interpellato (lo psichiatra, ndr) in caso di ansia e depressione importanti, disagio psicologico legato a disturbi fisici (…). Lo psichiatra poi è lo specialista più indicato a risolvere disturbi come gli attacchi di panico, le fobie, i disturbi ossessivo-compulsivi. O, ancora le dipendenze (…) e i disturbi del comportamento alimentare”. Anche questa differenziazione è del tutto arbitraria poiché uno psicologo-psicotaerapeuta non si occupa solo di problemi transitori, ma è abilitato a trattare anche ognuno di questi problemi qui attribuiti al solo psichiatra, con le uniche eccezioni, laddove necessario, di una psicofarmacoterapia o di una terapia medica associata, per la quale può avvalersi di consulenza e collaborazione sinergica di un medico-psichiatrica, o di altro specialista.
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Proseguendo ancora nella lettura, quando si parla di “terapia”, nel lato dello psicologo si legge: “La terapia (dello psicologo, ndr) si basa essenzialmente su colloqui, una o due volte a settimana. Può durare da un paio di mesi a diversi anni, a seconda del tipo di problema e dell’orientamento della scuola seguita dallo psicoterapeuta: si va dalla psicoanalisi classica alla terapia cognitivo-comportamentale”. Qui l’inesattezza prende forma di semplificazioni: le tecniche psicoterapeutiche non si limitano ai colloqui, ma sono più variegate, la frequenza può essere più variabile, l’orientamento della scuola seguita riguarda anche gli psichiatri e non dovrebbe essere di ostacolo, tranne alcune eccezioni, al lavoro con la gran parte delle problematiche.
Insomma, l’informazione da voi diffusa in questo articolo, contiene numerose inesattezze, arbitrarietà, semplificazioni che ci auguriamo vorrete correggere in un successivo articolo nel quale sia invitato a parlare (anche) uno Psicologo. Siamo a vostra disposizione per supportarvi in questa rettifica ed anzi proponiamo di fornirvi un articolo di informazione puntuale ed esaustiva in merito all’intervento psicologico, da pubblicare sulla vostra rivista. Da parte nostra stiamo provvedendo a pubblicare questo nostro scambio sul sito di Altrapsicologia, ad aggiornamento dei colleghi circa la tutela della professione.
I percorsi formativi che conducono al lavoro di psicoterapeuta possono differenziarsi sul piano della formazione universitaria di base, in quanto si ha la possibilità di diventare psicoterapeuti sia da laureati in psicologia che da laureati in medicina, ma soprattutto si differenziano, e comunque solo in parte, rispetto alla specializzazione post-universitaria, dove le aree di sovrapposizione sono maggiori di ciò che si pensi.
Accade però che alcune specializzazioni psichiatriche insistano sui modelli medici e non formino adeguatamente allo specifico della psicoterapia, e allo stesso modo specializzazioni psicoterapeutiche post-universitarie (ce ne sono ben 275 in Italia, sicuramente troppe!) insistano su visioni ristrette e parziali della psicoterapia e non formino a sufficienza sulla complessità bio-psico-sociale di tale lavoro.
Uno psicoterapeuta, sia che si formi nella specialità medica di psichiatria, sia che si formi nella formazione post-universitaria privata e universitaria (come accade agli psicologi), dovrebbe in realtà essere in grado di lavorare con strategie e metodologie fondate su complessi assunti bio-psico-sociali comuni, di cui l’approccio dello Psicologo e della Psicologia è eminentemente portatore.
Infine, non ultima notazione in quanto ad importanza, lo Psicologo – associato e affiancato allo Psichiatra, così come infinitamente si ripropone – viene ancora una volta ridotto e schiacciato nel solo ruolo di psicoterapeuta (per di più di secondo livello), mentre non viene data mai informazione circa le innumerevoli funzioni che uno Psicologo, abilitato e formato nei diversi settori d’intervento non terapeutico, può operare nella società (servizi sociali, lavoro, sport, consulenze, prevenzione, scuola, emergenze, famiglie, istituzioni, formazione, qualità della vita, etc.) senza per questo essere terapeuta di nessuno.
Lo Psicologo è prima di tutto tale e poi anche, talora, un terapeuta, e non viceversa. Non sarebbe male se prima o poi qualcuno, a cominciare dalla stampa, volesse sapere ed informare su cosa fa e cosa può fare veramente uno Psicologo.
Ringraziandovi in anticipo per una vostra cortese risposta, vi rivolgiamo
Cordiali saluti
La Redazione di Altrapsicologia











condivido
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Concordo appieno. Purtroppo, molto spesso – nel nostro paese – si fà mala informazione sulle professioni di psicologo, psichiatra e psicoterapeuta, confondendo le carte in tavola.
Ciò è da imputarsi, essenzialmente, ad una grave lacuna cui l’italia deve far fronte: la mancanza della “cultura della salute mentale”. Assistiamo, da un lato, ad un proliferare di “patologizzazioni” arbitrarie di comportamenti una volta ritenuti semplicemente espressione di disagi e difficoltà comuni alla natura umana (ma questa è, purtroppo, una tendenza globale di certa psichiatria “manualistica”, pronta ad additare – ad esempio – come “sofferenti di un disturbo” bambini con poca voglia di studiare o insofferenti alle regole).
Dall’altro lato, invece, ecco che il disagio esistenziale (non per forza sintomo di patologia) viene minimizzato e ridicolizzato, e la sua risoluzione ridotta ad un puro atto di “volontà”.
Sociologia a parte, sarebbe ora di fare chiarezza. Psichiatria e psicologia NON sono la stessa materia (l’una studiata più seriamente, l’altra “all’acqua di rose”), sono due materie DIVERSE con due campi d’applicazione diversi. Ciò non toglie che, come si fa sempre più spesso, le due figure professionali possano dar vita a fruttuose collaborazioni fra di loro.
la psichiatria tradizionale e manualistica (come la biopsichiatria, ad esempio) è un campo d’indagine essenzialmente fenomenologico: il cervello, il comportamento e tutto ciò che il paziente riferisce di sentire e percepire sono gli oggetti privilegiati di questo studio.
La psicologia ha invece come oggetto di studio la MENTE e il PENSIERO.
Esiste però anche una psichiatria “non riduzionista” e non fenomenologica che si propone di speculare teoricamente.
Il problema in questo senso sorge quando lo psichiatra (sia esso riduzionista o meno) si trova a dover dedicare la gran parte del proprio aggiornamento alla branca farmaceutica, riducendo quello inerente al ramo psicoterapico. Oggi come oggi, alle prese con una scienza che ogni giorno ci stupisce con nuove scoperte, è molto difficile che un’unica figura professionale riesca a tenere il passo, contemporaneamente, di due materie così vaste. Di qui l’importanza dello psicologo psicoterapeuta.
Concludendo, sarebbe forse meglio, in sede di scelta, fare gli adeguati distinguo – più che fra psicologi e psichiatri – fra gli psicologi e gli psichiatri incompetenti e quelli competenti.
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Devo dire che concordo con molti argomenti addotti da Francesco..ma non con tutti. Secondo me, rende molto bene, a rappresentare la situazione psicologo-psichiatra, la barzelletta dei due crabinieri, barzelletta che recita così: secondo te, chi dei due carabinieri sa leggere e scrivere?….beh, nessuno dei due…uno sa leggere e l’altro sa scrivere!!..Scherzi a parte, a mio avviso queste due professioni dovranno essere riunite, in futuro, in un’unica grande figura professionale. D’altra parte, per curare le persone servono, non di rado, sia i farmaci sia l’approccio (scientificamente fondato) di psicologia clinica. A questo proposito, mi permetto di consigliare a Francesco la lettura di: “Psichiatria, Psicoanalisi e nuova biologia della mente” di Erick Kandel. Leggendo questo libro si accorgerà che, oggigiorno, la distinzione tra psicologia clinica e psichiatria è solo un dannoso residuo del passato che sopravvive nel presente.
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