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Segnalazioni Tags | Antidepressivi, Depressione, Girolamo Lo Verso, Leonardo Tondo, Luigi D'Elia, Mente & Cervello, Placebo, Psicofarmaci, Psicoterapia

Mente & Cervello sull’efficacia di antidepressivi e psicoterapia

Posted on 12 marzo 2009 by Patrizio Romano Dell'Anna

SEGNALAZIONE

Ciao, sono Cinzia Coratti, Psicologa e Psicoterapeuta, e vi scrivo per segnalarvi una lettera che vorrei inviare al nostro Ordine e su cui sto raccogliendo adesioni……Torno a casa dopo una lunga giornata di lavoro tra famiglie, pazienti, beghe varie…….il portiere mi da una rivista proveniente dal mio Ordine professionale. La prendo, insieme con la richiesta di pagamento dello stesso ordine e questa coincidenza mi consola……è vero che devo pagare, ma il mio ordine si preoccupa di me e del mio aggiornamento professionale. Dopo aver salutato le figlie, preparato la cena, scritto alcune relazioni e sistemato la casa, finalmente mi sdraio sul divano e posso guardare la “mia rivista”. Il titolo non mi convince molto anche se riecheggia il “mente e natura” di Bateson che pure ho letto con grande passione, ma vado avanti. Do’ un’occhiata ai titoli degli articoli e la sensazione spiacevole che ci sia qualcosa che non va’ aumenta……”noi ragazze del romanzo rosa”, “sesso e matematica” non mi sembrano proprio argomenti imperdibili. Ma la sensazione di spaesamento e poi di vera e propria profonda inquietudine diventa rabbia esplosiva dopo aver letto l’articolo a pagina 11 di Leonardo Tondo. L’articolo è la risposta ad una mamma con una figlia in cura con antidepressivi che cita l’ultima ricerca che ha dimostrato quanto gli antidepressivi siano efficaci più o meno quanto un placebo. L’autore dell’articolo parla delle psicoterapie come “trattamenti, lunghi, costosi e dagli esiti molto più incerti, sulla cui efficacia gli studi sperimentali sono scarsi e dai risultati tutt’altro che convincenti”. Certo che la responsabilità degli psicologi rispetto agli studi sperimentali è grande, ma sentirselo dire in modo così sfacciato dal proprio ordine, fa una certa impressione. Ma quello che mi fa più infuriare è che poi l’autore continua così: “i sostenitori delle psicoterapie rivendicano l’assenza di effetti collaterali, che è vera se si parla di conseguenze fisiche, ma poco si dice dei costi indiretti, come la perdita di mesi o anni di studio o lavoro quando le terapie non funzionano”. E poi ha anche la faccia di prendersela con la stampa che ha sparato “ancora una volta contro la psichiatria basata sui modelli sperimentali e schierarsi a sostegno di interventi alternativi di efficacia non provata”.
Io, come molti psicologi, mi occupo proprio di questi “modelli alternativi di efficacia non provata” e fino ad oggi ritenevo che il mio Ordine stesse dalla mia parte. Invece mi vedo recapitare una rivista in cui il mio lavoro, i miei studi, tutto ciò per cui ho sudato in questi anni sono messi in discussione. La domanda allora sorge spontanea, perché dovrei pagare il bollettino di iscrizione all’ordine? Sono iscritta dal 1996 ovvero dalla fondazione dell’ordine, ma ora mi chiedo: che senso ha essere iscritti ad un ordine che per primo mette in discussione il mio operato? E se così non fosse, ovvero se la rivista fosse stata inviata senza la verifica degli articoli che conteneva, non è peggio? La rabbia aumenta e la sensazione di essere presi in giro da chi dovrebbe tutelarci è sempre più forte.
In attesa di spiegazioni credo che mi asterrò dal pagamento del prossimo bollettino relativo all’anno 2009.

Cordiali saluti

Cinzia Coratti

ARTICOLO ORIGINALE Tratto da MENTE & CERVELLO

M & C HELP Aprile 2008 (Pag 11)

Di Leonardo Tondo

Antidepressivi: efficaci o no?

Mia figlia prende antidepressivi da circa due anni, in particolare fluoxetina cloridrato da 20 milligrammi una volta al giorno. Quando iniziò era depressa da circa otto mesi; provò anche una psicoterapia che lasciò dopo sei mesi, d’accordo con la sua dottoressa, perché non aveva avuto alcun effetto. Un mese dopo l’inizio della cura la situazione cominciò a migliorare. Un po’ alla volta ha ripreso a studiare, e l’anno prossimo spera di laurearsi. Ma qualche settimana fa abbiamo letto sui giornali la notizia che gli antidepressivi non avrebbero effetto e comunque non più del placebo. Questo ci ha molto colpito. Mia figlia ne è rimasta quasi sconvolta, e ora si chiede se continuare la cura.

Che opinione può darci?

Alessia F.R., Roma

L’articolo da cui ha avuto origine tutta la campagna di stampa è una metanalisi (revisione statistica di lavori già pubblicati) basata su 35 studi sull’efficacia di quattro moderni antidepressivi. Queste ricerche si basano su studi controllati e randomizzati dove i pazienti vengono assegnati per sorteggio a un gruppo che riceverà il farmaco vero e proprio oppure a un altro che sarà trattato con pillole prive della sostanza attiva, il cosiddetto placebo. Migliori saranno i risultati nei pazienti trattati con il farmaco rispetto al placebo, maggiore sarà la sua efficacia.
L’obiettivo di questo tipo di sperimentazioni è appunto verificare quanto il miglioramento sia da attribuire alla sostanza attiva o non sia invece, per così dire, spontaneo. L’analisi in questione ha mostrato che in un arco di tempo relativamente breve gli antidepressivi erano più efficaci del placebo del 20 per cento. Un risultato non esaltante, ma con importanti differenze, soprattutto sull’efficacia significativa degli antidepressivi nelle depressioni più gravi. Per quelle più leggere la differenza fra farmaco e placebo non era rilavante, ma entrambi i trattamenti portavano a un sostanziale miglioramento dei sintomi. Questo indica non tanto l’inefficacia dei farmaci, quanto il beneficio nei pazienti meno gravi trattati con placebo, un risultato non sconosciuto nel mondo degli studi sperimentali.
Un limite di queste ricerche è che rispecchiano poco la realtà di trattamenti come quello che sta seguendo sua figlia. Intanto perché la loro durata è breve, in quanto i costi possono essere molto elevati. Così, il periodo massimo degli studi considerati era di sei settimane, mentre si sa che nei trattamenti ordinari quello è il tempo minimo per misurarne l’effetto, che risulta positivo in circa il 60 per cento dei pazienti in un arco di tempo che va da uno a due mesi.
Un altro problema è che gli studi sono multicentrici, cioè provenienti da diversi gruppi di ricercatori sparsi, in questo caso in tutti gli Stati Uniti, che partecipano con pochi pazienti ciascuno. Questo porta a quello che viene definito «rumore di fondo» dei risultati, dato dalla mancata somiglianza delle valutazioni e dalla selezione variabile dei pazienti.
In ogni caso l’elevata efficacia del placebo andrebbe studiata più attentamente, per trovare interventi che lo possano sfruttare in modo sistematico. Lo studio evidenzia inoltre quanto meno un conflitto di interessi di tipo ideologico, poiché gli autori sono tutti psicologi, e arrivano a concludere che i farmaci sono giustificati nei pazienti più gravi, mentre agli altri si potrebbero consigliare «solo se trattamenti alternativi non hanno arrecato alcun beneficio». Le alternative di cui parlano gli autori sono le psicoterapie: trattamenti, come lei sa, lunghi, costosi e dagli esiti molto più incerti, sulla cui efficacia gli studi sperimentali sono scarsi e dai risultati tutt’altro che convincenti.
I sostenitori delle psicoterapie rivendicano l’assenza di effetti collaterali, che è vera se si parla di conseguenze fisiche, ma poco si dice dei costi indiretti, come la perdita di mesi o anni di studio o lavoro quando le terapie non funzionano. Ma l’aspetto più inquietante di tutta la vicenda, a mio avviso, è la velocità con cui la stampa ha cavalcato questo studio semi-oscuro, pubblicato su una rivista di secondaria importanza scientifica, per sparare ancora una volta contro la psichiatria basata su modelli sperimentali e schierarsi a sostegno di interventi alternativi di efficacia non provata.

LEONARDO TONDO è psichiatra, professore associato di psicologia clinica al Dipartimento di psicologia dell’Università di Cagliari e Lecturer in Psychiatry alla Harvard Medical School di Boston. Le domande possono essere inviate a mente_cervello@lescienze.it

PARERE DEL DR. GIROLAMO LO VERSO

Cos’è e come si cura la depressione?

La depressione è una malattia psichica legata alla vita mentale e relazionale che una persona ha vissuto dentro sé stessa e nella sua storia familiare ed interpersonale. La diatriba tra fattori biologici e psichici è inutile. Si sa, oggi, che entrambi determinano ed influenzano gli altri. È ovvio che i fatti psichici influenzino quelli biologici e clinici, e viceversa. Ciò non vuol dire affatto che la depressione sia un problema chimico. Chiunque sostenga questo dovrebbe dire che è poco rilevante crescere con genitori malati gravemente ed assistere al loro suicidio. O crescere essendo guardati con indifferenza o con eccesso d’ansia. I fatti biologici possono essere rilevanti nelle gravi forme di depressione di tipo psicotico. Tutta la ricerca empirica sulla cura segnala che, in generale, la psicoterapia è il sistema elettivo e più efficace nella cura della depressione non cronica e psicotica. È tuttavia necessaria ed efficace un’integrazione con i trattamenti farmacologici nei casi gravi o nelle fasi iniziali di un lavoro psicoterapico. La polemica è quindi, ideologica ed istituzionale (interessi accademici o farmaceutici), ma inesistente. Non esiste una ricerca sperimentale (bensì, la definiamo empirica) nella sofferenza psichica poiché essa implica la possibilità di essere ripetuta, di isolare le variabili, di essere uguale in tutto il mondo. I fatti psichici sono, invece, soggettivi, irripetibili, legati alla storia psicologica familiare, culturalmente collegati (ad esempio, non esiste l’anoressia nei paesi che non hanno una cultura occidentale). Ciò non toglie che, in buona fede, e con alta competenza, si possa sbagliare come nel parere espresso, sovrapponendo la psichiatria sperimentale ( che si occupa solo dei fattori chimici) alla psicoterapia (o alle problematiche psichiche) che si occupa dell’interezza del vivente.

Altre notazioni

a) L’efficacia della psicoterapia è ormai, indiscutibilmente, comprovata da 100 anni di pratica e da 50 di ricerca empirica. Il problema non è più questo. Ciò, del resto, è ormai da tanto tempo chiaro a tutti coloro che si interessano di psicoterapia avendo una conoscenza ed una formazione specifica in questo campo. Stiamo approfondendo, invece, questioni legate al perché funziona, a come può funzionare meglio, a quali interventi (psicodinamici, cognitivi, familiari, ecc, brevi, lunghi, individuali o di gruppo integrati) possono funzionare meglio per certi pazienti e non altri.

b) I costi dei trattamenti vanno considerati nella reale efficacia. Una psicoterapia di durata medio-lunga è economica se risolve il problema alla radice e definitivamente, ed è più economica rispetto a problemi che non venendo mai risolti alla radice si cronicizzato per la vita.

c) I farmaci sono preziosi se integrati e se finalizzati al loro compito che è quello dell’intervento sull’umore, sulla situazione sintomatica contingente, sul contenimento dell’angoscia. Bisogna procedere in sintonia, nell’interesse dei pazienti. Del resto, nella psicoterapia, nella psichiatria sociale, nell’etnopsicanalisi, ecc, psicologi clinici e psichiatri di formazione psicoterapeutica lavorano in piena sintonia.

d) In passato, la pillola della felicità antidepressiva Prozac venne venduta in milioni di confezioni pubblicizzata in televisione da attrici la cui “depressione” però era solo invecchiare ed essere meno belle. Poi gli studi metanalitici (che valutano la correttezza metodologica di una ricerca) hanno provato che il Prozac e l’effetto placebo avevano risultati equivalenti. In sostanza, il farmaco non serviva e tutto era “effetto placebo”. Questo fenomeno non è altro che l’aspetto positivo della relazione di cura, sia essa medica che psicologica. La psicoterapia è anche lo studio scientifico della relazione umana ed il lavoro professionale tramite esso. Per questo i suoi effetti sono più ampi, profondi, sistematici prolungati rispetto ad altre forme di intervento. Si può dire che le ricerche empiriche che comprovano questo sono ormai nell’ordine delle decine di migliaia ed i trattamenti psicoterapici effettuati nel mondo nell’ordine di alcuni milioni.

LETTERA ALLA REDAZIONE DI Mente & Cervello:

Gentile Redazione di Mente & Cervello e gentile Direttore,
abbiamo ricevuto una segnalazione da ua nostra lettrice circa questo articolo: M&C HELP Aprile 2008 (Pag 11) Di Leonardo Tondo1 Antidepressivi: efficaci o no? presso il nostro Osservatorio Psicologia nei Media . La nostra redazione ha chiesto un parere sui contenuti dell’articolo ad uno dei nostri esperti, noto ricercatore in pscoterapia, Prof. G. Lo Verso, dell’Università di Palermo.
Presso questa pagina (http://www.osservatoriopsicologia.it/2009/03/12/mente-cervello-sullefficacia-di-antidepressivi-e-psicoterapia/) potrete trovare il relativo materiale.
Certi di suscitare, attraverso questo scambio, una crescita delle conoscenze, nonché un aumento della qualità informativa in Psicologia, e in attesa di una vostra cortese replica, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Luigi D’Elia

Coordinatore Osservatorio Psicologia nei Media

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Commenti

  1. mario bianchini marzo 12th, 2009 at 16:54

    La posizione della collega credo che possa essere perseguibile ma la vedo in modo del tutto corretta. Si potrebbe inviare una petizione di protesta. Io la firmerei subito

    [Rispondi]

  2. Eugenio Giomi marzo 30th, 2009 at 11:17

    mi sembrava di essere iscritto all’ordine dal 1989, ma se la collega dice che è stato costituito nel 1996 vuol dire che mi sono distratto. L’età fa dei brutti scherzi. Cordiali saluti

    [Rispondi]

  3. serena marchitelli marzo 31st, 2009 at 10:06

    Rimango basita di fronte a questa disattenzione.Si va verso una medicalizzazione di ogni disagio, per evidenti questioni di potere economico.. e l’attenzione alla difesa delle conquiste scientifiche del nostro settore dovrebbe aguzzarsi in un momento storico in cui alla scientificità ed efficacia della psicoterapia vengono inferti colpi da ogni fronte. Non è accettabile che ad avere questo lack di attenzione sia proprio il nostro ordine. A mio avviso, si dovrebbe procedere con una petizione.

    [Rispondi]

  4. ENTONY gennaio 22nd, 2010 at 18:47

    un po di ricerche critiche e SIGNIFICATIVE

    studi falsati sull’ efficacia degli antidepressivi.. The New England Journal of Medicine…..
    NEJM — Selective Publication of Antidepressant Trials and Its Influence on Apparent Efficacy
    traduzione:
    Errore nei risultati positivi degli antidepressivi, Benedict Carey

    anche nella depressione grave efficacia della paroxetina molto modesta e non compensata dai rischi..Canadian Medical Association Journal,
    Effectiveness of paroxetine in the treatment of acute major depression in adults: a systematic re-examination of published and unpublished data from randomized trials

    dubbi sull’ipotesi della serotonina….PLoS Medicine

    PLoS Medicine: Serotonin and Depression: A Disconnect between the Advertisements and the Scientific Literature
    traduzione:
    Serotonina e Depressione: Una discrepanza tra quanto pubblicato nella pubblicità e quanto pubblicato nella letteratura scientifica | Nopsych.it

    serotoninergici non sono superiori al placebo …. PLoS Medicine
    PLoS Medicine: Initial Severity and Antidepressant Benefits: A Meta-Analysis of Data Submitted to the Food and Drug Administration
    commenti in italiano su
    Rainews24.it

    gli antidepressivi non curano ma producono uno stato alterato del cervello…PLoS Medicine
    PLoS Medicine: Do Antidepressants Cure or Create Abnormal Brain States?

    psichiatria eccesso di medicalizzazione BMJ
    The limits of psychiatry

    (paradosso) farmaco aumenta il riassorbimento della serotonina con gli stessi risultati
    PLoS Medicine: Evident Exception in Clinical Practice Not Sufficient to Break Traditional Hypothesis

    negli anziani l’antidepressivo cilatopram non è più efficace del placebo
    Trattamento della depressione nei pazienti molto anziani: il farmaco è efficace quanto il placebo

    antidepressivi e aumento ideazione suicidaria
    Farmaci antidepressivi e rischio di comportamenti suicidari

    effetti dannosi degli antidepressivi in gravidanza e nello sviluppo
    e-Psichiatria.it – Psichiatria – Malattie Psichiatriche

    antidepressivi e rischio di sanguinamento anomalo
    Rischio di anomalo sanguinamento dopo assunzione di farmaci antidepressivi che inibiscono il riassorbimento della serotonina

    rapporto su rischi autolesionistici
    Health Canada : warning sui farmaci SSRI e su altri antidepressivi

    invito alla cautela della FDA per i rischi suicidari
    L?FDA invita alla cautela nell?impiego dei più nuovi antidepressivi sia nei bambini che negli adulti

    complicazioni gravi nell’anziano con paroxetina
    L?iposodiemia indotta dalla Paroxetina è una complicanza potenzialmente grave e sottovalutata nei pazienti depressi anziani

    ssri e aumento rischio di ictus
    L?uso dei farmaci antidepressivi SSRI è associato ad un aumento del rischio di ictus nelle donne in menopausa

    [Rispondi]

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