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Segnalazioni Tags | Antidepressivi, Costume & Società, Depressione, Luigi D'Elia, TG2, Valeria La Via

Costume & Società: è così che si parla di depressione?

Posted on 25 aprile 2009 by Patrizio Romano Dell'Anna

SEGNALAZIONE: informazione scorretta sulla terapia antidepressiva

Vorrei segnalare che in data, 24/03/2009, nella rubrica successiva al TG2 (Costume & Società) si è parlato di depressione. Il servizio, per ciò che riguarda la terapia della depressione, ha fatto riferimento esclusivamente alla terapia farmacologia. Nulla è stato detto sulla psicoterapia.

medina bevilacqua
Per visionare la trasmissione:

http://www.tg2.rai.it/rubriche.aspid_p=2271&page=1&id_r_cerca=2&t_cerca=&d_cerca=

(gli ultimi 4 minuti dello stream)

PARERE DELLA DR.SSA VALERIA LA VIA

Questo pezzo sulla “depressione” si colloca in un contesto informativo, ovvero una rubrica del TG2 dedicata agli approfondimenti. Questa componente, cosiddetta metatestuale, crea l’attesa che ciò che verrà detto conterrà delle notizie “obiettive”. Il codice dell’”obiettività”, riferibile a un contesto “scientifico” è del resto apparentemente rintracciabile nelle percentuali e nelle tabelle (una donna su sei, l’80% guarisce, la tabella con un elenco di presunti “sintomi” della depressione).

Tuttavia la comunicazione disattende materialmente questa promessa facendo scarsissimo uso di un codice denotativo (descrivere, dire cos’è, precisare il referente del discorso) a vantaggio di un prevalente, se non esclusivo, codice connotativo, che fa uso di evocazioni e suggestioni. La depressione non viene mai definita, ma viene continuamente evocata , sul registro visivo, attraverso immagini convenzionali, per esempio con il codice cromatico del bianco/nero (tristezza), con la scena dell’acqua cupa e mossa (pensieri suicidari), mentre la scena conclusiva dell’uomo che cammina lungo la riva del fiume commenta la guarigione promessa attraverso i farmaci.

Quali sono dunque i contenuti scientifico-informativi del messaggio? Ad analizzarlo, risulta che esso viola appunto i codici della comunicazione informativa preferendo quelli della comunicazione persuasiva. Detto in parole semplici, è costruito come uno spot, con tanto di cosiddetti “testimonial” (uso il termine nell’accezione invalsa comunemente nell’uso e prescindendo dal significato corretto del termine), e di supporting evidence (Gervaso che gioca con il cane). Se alla parola “farmaci” venisse sostituito “Prozac” l’impianto ci risulterebbe anche più coerente, e il riferimento iniziale alle donne, che in questa versione risulta incongruo rispetto alla trattazione, assumerebbe il senso di definire il target cui si rivolge il produttore. Ma anche nell’indeterminatezza e genericità del prodotto raccomandato si rintraccia il profilo del consumatore di farmaci nelle caratteristiche di passività del destinatario del messaggio, quale trapela dall’impianto retorico.

Il messaggio si svolge così. In apertura si informa che una serie di personaggi celebri, di cui scorrono le immagini sullo schermo, hanno sofferto di depressione. La comunicazione tra emittente e ricevente si stabilisce sulla base della condivisione di un presupposto, incastonato nella frase ” personaggi brillanti, pieni di fascino, che nessuno immaginerebbe depressi”. Tu e io, si dice, non penseremmo mai che questo genere di persona soffra di depressione perché tu e io condividiamo l’idea che la depressione sia un altro nome della frustrazione di chi non è stato favorito dalla sorte. Invece vengo a sapere e te lo comunico che la depressione è proprio come l’influenza, o come la “livella” di Totò, un’affezione democratica che colpisce ricchi e poveri, belli e brutti, intelligenti e scemi: tocca a chi tocca.

Questo messaggio ha due funzioni: legittimare la depressione (se ne soffrono loro allora anch’io) , con il rischio di renderla aspirazionale, e situarla in un ambito di fatalità organica, dove il pensiero e le circostanze individuali non avranno alcuna rilevanza né nell’eziologia né nella prognosi e cura.

La certificazione di questo messaggio è affidata ai “testimonial”, uno dei quali (Roberto Gervaso) assume il ruolo principale di testimone-esperto, con la funzione precisa di pubblicizzare il prodotto (è guarito grazie ai farmaci) e rappresentarne i benefici, mentre gli altri sono prevalentemente testimoni-garanti, che fanno leva sul loro credito di autorità per svolgere una funzione di endorsement , di sostegno al messaggio. Prendono il posto di quelli che, nella comunicazione scientifica, sono gli esperti, persone cioè la cui autorevolezza si fonda non sul rapporto con lo spettatore ma con la comunità scientifica.

L’esclusione della psicologia non esprime dunque una scelta a favore della medicina, poiché ciò che viene precluso è proprio il registro informativo/descrittivo, quindi la condicio sine qua non di un approccio scientifico, che qui viene reso in maniera parodistica (tale è la ridicola tabella che accosta termini come”malinconia, ansia, angoscia, disperazione” , così come non si stenterà a ritrovare nel codice delle percentuali un’argomentazione spesso utilizzata dai produttori di creme di bellezza).

Il punto è che quando lo spettatore vede una pubblicità è consapevole del fatto che si tratta di una pubblicità e che quindi non va presa per oro colato, mentre tende a credere ai contenuti di una rubrica che si pretende “informativa”. Il paradosso è che se questo fosse uno spot – come materialmente è, salvo non dichiarare il nome del farmaco pubblicizzato – sarebbe proibito, mentre gli stessi contenuti, ingannevoli perché parziali, suggestivi e non accreditati dalla comunità scientifica, passano impunemente, grazie al solo artificio di non nominare mai il termine “malattia” per non restare impigliati nei vincoli dell’informazione sanitaria.

LETTERA ALLA REDAZIONE DI Costume & Società:

Gentile Redazione,

l’Osservatorio Psicologa nei Media ha ricevuto segnalazione da un suo visitatore circa un servizio da Voi mandato in onda il 23/03/09 sulla depressione.

Dopo la nostra verifica, abbiamo ritenuto di chiedere un parere scientifico ad una nostra esperta del nostro comitato scientifico, parere che vorremmo sottoporre alla Vostra cortese attenzione.

http://www.osservatoriopsicologia.it/2009/04/11/costume-societa-e-cosi-che-si-parla-di-depressione/

Con l’augurio di poter migliorare insieme la qualità dell’informazione in ambito psicologico ed in attesa di un Vostro riscontro, Vi salutiamo cordialmente

Per la Redazione OPM

Luigi D’Elia

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Commenti

  1. marcella aprile 22nd, 2009 at 10:12

    sono indignata da questo servizio.
    parlo da ormai ex paziente in psicoterapia, parlo da persona che ha sofferto tanto, parlo da chi ha trovato nella psicoterapia l’unico valido supporto che gli ha permesso di rivedere un po di luce.
    parlare si soli farmaci(per quanto possano essere un valido strumento,ma senza dubbio non il solo) e’ piu’ che cattiva informazione, questo e’come veleno per chi soffre…perche’ non si tratta di una disputa tra una categoria di professionisti e un’altra, ma del modo migliore per aiutare chi sta male e questo spesso viene perso di vista.

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