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Segnalazioni Tags | La Repubblica, Leonardo Angelini

La Repubblica – Salute – Disagi psichici giovanili, servono fatti

Posted on 04 maggio 2009 by Patrizio Romano Dell'Anna

SEGNALAZIONE

ciao a tutti, vorrei segnalarvi un articolo che ho letto oggi sul supplemento Salute de La Repubblica. Questo breve articolo, il cui titolo è “Disagi psichici giovanili, servono fatti” fornisce, a mio avviso, delle informazioni parziali ed in un caso credo errate sulle figure professionali coinvolte nella prevenzione del disagio psichico in infanzia e adolescenza e su alcuni disturbi mentali.

Parla della Dichiarazione di Firenze, un testo sottoscritto da “i maggiori esperti di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza” per indicare le linee guida per il benessere psichico dei bambini in Europa. L’articolo denuncia il fatto che le diverse e nobili proposte fatte in questa dichiarazione non sono state, in realtà, mai messe in atto. Le cita anche: “Tra gli interventi indicati per prevenire le patologie psichiatriche c’erano lo sviluppo di programmi nelle scuole, interventi per la prevenzione del bullismo, l’identificazione precoce delle madri a rischio di depressione post-partum, l’insegnamento delle competenze genitoriali nelle famiglie a rischio.”

Tutti questi interventi dovrebbero essere di competenza dello psicologo, o per lo meno anche dello psicologo, ma tale figura non viene mai nominata. Le figure professionali citate sono psichiatri e operatori del settore (non altrimenti specificati). Credo che sarebbe importante specificare che le competenze dello psicologo coincidono con quelle necessarie ad attuare gli interventi proposti nella dichiarazione di Firenze per prevenire le patologie psichiatriche. Non viene mai citato nemmeno il neuropsichiatra infantile.

Inoltre, più avanti nell’articolo, tra i disturbi mentali che possono affliggere bambini e adolescenti viene citata la dislessia. Non so quanto sia corretto mettere nello stesso calderone dell’autismo, della depressione e dei disordini alimentari la dislessia che non credo possa essere definita prorpiamente un disturbo mentale, quanto una disabilità specifica dell’apprendimento che riguarda il leggere e lo scrivere.

Manuela Materdomini

TESTO GIORNALISTICO:

Tratto dal supplemento “Salute” del quotidiano La Repubblica del giorno 23 aprile 2009

Disagi psichici giovanili, servono fatti

Nell’agosto 2007 i maggiori esperti di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza si erano ritrovati nel capoluogo toscano, dove avevano sottoscritto la “Dichiarazione di Firenze”, che indicava le linee guida per il benessere psichico dei bambini in Europa. Quasi due anni dopo la Fondazione Child e Telefono Azzurro hanno dato appuntamento sempre a Firenze, a psichiatri e operatori del settore per fare il punto sull’effettiva applicazione del documento. E si è scoperta che nella realtà la “Carta di Firenze” è rimasta in gran parte disattesa, in Europa e soprattutto in Italia.

Nel nostro Paese – hanno detto gli esperti presenti al convegno fiorentino – la percentuale del finanziamento pubblico a favore della salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza è solo il 5.6% degli investimenti per la salute mentale, a loro volta già inadeguati.

Tra gli interventi indicati per prevenire le patologie psichiatriche c’erano lo sviluppo di programmi nelle scuole, interventi per la prevenzione del bullismo, l’identificazione precoce delle madri a rischio di depressione post-partum, l’insegnamento delle competenze genitoriali nelle famiglie a rischio.

Intanto tra bambini e adolescenti le patologie psichiatriche sono in aumento. Ben il 20% soffre di problemi di sviluppo emotivo o comportamentale; uno su otto ha un disturbo mentale (autismo, depressione, disordini alimentari, dislessia); il suicidio è una delle prime cause di morte.

Fondamentale la formazione di psichiatri infantili e ricercatori. Per questo Ernesto Caffo, presidente della Fondazione Child, ha proposto che Firenze ospiti un polo di formazione residenziale permanente internazionale.

(Lucia Zambelli)

COMMENTO REDAZIONALE:

L’articolo ci offre il resoconto di due importanti convegni in ambito psichiatrico relativi al disagio psichico nell’adolescenza: restiamo allibiti nel constatare che nei comunicati dei promotori non si fa menzione del ruolo degli psicologi, pur essendo notoriamente l’assistenza psicologica uno dei pilastri della prevenzione e della terapia delle psicopatologie minorili. E’ su questo che abbiamo chiesto il parere di Leonardo Angelini [autore insieme a Deliana Bertani del recentissimo saggio Free student box sul counselling psicologico nelle scuole]

PARERE DEL DR. LEONARDO ANGELINI

L’articolo di Lucia Zambelli “Disagi psichici giovanili, servono fatti” (apparso sul “Supplemento Salute” del quotidiano La Repubblica, il 23 Aprile ’09) rimanda alla “Dichiarazione di Firenze” dell’ESCAP – European Society for Child and Adolescent Psychiatry: in essa una serie di principi, mutuati dalla “Dichiarazione dei diritti del bambino”, delle NU (1959) e dalla precedente dichiarazione del 1924 della Lega delle Nazioni, aggiornata nel 1989, e fatta propria dall’Europa nel Gennaio 2005.

In tutti questi documenti i principi sui quali si fonda la salute mentale del bambino e dell’adolescente sono: la disponibilità e l’accessibilità dei servizi; il loro inserimento in reti interistituzionali e interprofessionali che comprendano anche psicologi, pediatri, riabilitatori; e, per ultimo, la loro connessione con le famiglie e con le scuole al fine di mettere in piedi programmi credibili di prevenzione, formazione e cura.

In particolare, sul piano della prevenzione primaria grande spazio è dato in tutte queste dichiarazioni all’azione dei governi; così come centrale appare, sul piano della prevenzione secondaria e terziaria la funzione dei servizi pubblici rivolti alla salute mentale della popolazione.

Il documento di Firenze, che a queste dichiarazioni afferma di ispirarsi, si presenta in effetti con una prima parte in cui si sottolinea l’importanza della interdisciplinarità e della interprofessionalità. A seguire però vi è una seconda parte in cui, soprattutto dalle voci “Interventi” e “Formazione”, mi sembra emergere una preoccupazione monoprofessionale che un po’ fa a pugni con i propositi precedenti.

All’interno di questo quadro così ristretto e incoerente con le dichiarazioni della prima parte, le proposte di prevenzione emergono come un breve elenco, alquanto rapsodico1, in cui proposte general-generiche (sviluppo di programmi all’interno del contesto scolastico) coesistono a fianco ad obiettivi alla moda, che più che ad esigenze di prevenzione, paiono legati ad aspetti epifenomenici (bullismo) del problema della salute mentale dei bambini e degli adolescenti d’oggi; mentre in altri punti si predispone una soluzione (acquisizione delle life skills) come una specie di panacea che cura tutti i mali, prima ancora di averli individuati. Per non parlare di obiettivi, quali “l’insegnamento delle competenze genitoriali alle famiglie più a rischio”, o “L’identificazione precoce delle madri a rischio di depressione post-partum attraverso visite infermieristiche” che mi paiono perseguire più obiettivi di controllo sociale che di prevenzione; eccetera.

Il tutto incorniciato – come il lettore può vedere nella nota qui sotto – all’interno di un riferimento alla prevenzione primaria, che per la verità, più che all’azione dei tecnici dovrebbe afferire all’azione dei governi e delle amministrazioni. Tant’è vero che subito dopo, nella elencazione degli obiettivi, il documento rimanda – con i limiti cui ho accennato più sopra – ad un insieme di proposte che potremmo definire di prevenzione secondaria, se non terziaria.

Coerentemente con l’impostazione monoprofessionale di tutta la seconda parte del documento, le proposte in esso contenute sul piano formativo, più che a promuovere obiettivi formativi legati alla prevenzione, paiono tesi a sollecitare finanziamenti volti alla omogeneizzare i profili europei degli psichiatri che operano sull’età evolutiva.

Peraltro, entrando nel sito della Fondazione Child (http://fondazionechild.it ) si può notare come il proposito dell’ESCAP e del Prof. Caffo – cui accenna l’inserto “Salute” di Repubblica – di fare in modo che “Firenze ospiti un polo di formazione residenziale permanente internazionale”, per ora si riduca alla fissazione di un seminario residenziale di 5 gg. rivolto agli psichiatri infantili e centrato, più che sulla prevenzione: sulla diagnosi e l’elencazione dei “disturbi”; su come si fa, si scrive e si presenta una ricerca; nonchè su come ci si prepara a fare i manager.

Nel frattempo la prevenzione può attendere.

Reggio Emilia, 1 Maggio ’09

1“L’intervento dovrebbe consistere sia nel rafforzamento dei fattori protettivi (e.g. resilience) sia nella riduzione dei fattori di rischio (prevenzione primaria). Questo si può ottenere tramite: · Lo sviluppo di programmi all’interno del contesto scolastico, dove i bambini trascorrono una parte significativa del proprio tempo. Ad esempio, interventi nelle scuole finalizzati all’acquisizione delle life skills e alla prevenzione del bullismo. · L’identificazione precoce delle madri a rischio di depressione post-partum attraverso visite infermieristiche. · L’insegnamento delle competenze genitoriali alle famiglie più a rischio, al fine di migliorare lo sviluppo del bambino. · Il sostegno offerto a programmi che contrastano la stigmatizzazione, favorendo la consapevolezza e il supporto sociale ai pazienti e alle loro famiglie. · L’assegnazione di adeguati finanziamenti,nei diversi paesi, a seconda delle necessità e delle risorse presenti.” (dalla “Dichiarazione di Firenze”, in: http://fondazionechild.it ).

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Commenti

  1. Franco Nanni maggio 2nd, 2009 at 22:27

    Concordo con le osservazioni di Manuela Materdomini, nella sostanza, tuttavia, dovendo dare delle priorità, rispetto alla monnezza che gira sui media, questo articolo ha almeno il pregio di far presente manchevolezze che, se emendate, darebbero (o almeno potrebbero dare) lavoro e occasioni di lode a tanti psicologi. Quando una famiglia ha un figlio con un qualsiasi genere di disagio psichico, vive una grande solitudine, e a poco servono i “grandi” neuropsichiatri ASL che nella migliore delle ipotesi devono seguire infiniti altri casi, destinando loro necesariamente esigue energie e infima attenzione. Il difetto non lo vedo tanto nell’articolo quanto nella lobby medica, che nonostante non abbia le energie strutturali a livello di NPI per fare il proprio dovere, sembra non voler proprio lasciare che altre figure, altrettanto se non più titolate a farlo, entrino nella questione. Insomma, l’articolo racconta la realtà… con tutti i suoi difetti.

    [Rispondi]

  2. silvia maggio 6th, 2009 at 15:25

    Non si parla di esordio psicotico (prevenzione alla psichiatria)…..
    Vedi http://www.programma2000.org

    [Rispondi]

  3. marco maggio 25th, 2009 at 11:51

    il linguaggio della politica astrae dai fatti nel momento stesso in cui li presenta in maniera monodisciplinare. Il pragmatismo delle procedure non viene certo agevolato dalla burocrazia e dai giochi di potere per spartirsi ciò che, in realtà, non si può spartire: il benessere delle nuove generazioni.
    Così facendo si divide per imperare, laddove sarebbe auspicabile proteggere i giovani dalle lunghe mani dei podestà.

    [Rispondi]

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