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Segnalazioni Tags | Beatrice Corsale, Incubi, Suicidio

Incubi ricorrenti e rischio-suicidio, c’è un link

Posted on 27 giugno 2009 by Sara Ginanneschi

SEGNALAZIONE

Riporto fedelmente il testo di un articolo pubblicato su “Yahoo! Notizie”, relativo ad una ricerca secondo la quale i disturbi del sonno sono predittivi dei tentativi di suicidio. In chiusura allo stesso si legge che intervenire a monte sui disturbi del sonno, rispetto a quelli psichiatrici, per un medico è più facile, dunque si tenderà, in futuro, a seguire questa linea d’azione. I punti che ritengo critici sono innanzitutto quello relativo alla consueta presenza del medico in qualsiasi tipo di patologia, anche di tipo psicologico, in secondo luogo la proposta di “agire a monte” sui disturbi del sonno. Non è chiaro cosa questo significhi, se inviare il paziente da uno psicologo-psicoterapeuta per analizzare la situazione della persona attraverso i sogni o, invece, semplicemente impiegare dei farmaci che eliminino i sogni in modo da evitare che il paziente prenda contatto con essi. Di seguito il testo: La ricorrenza di incubi gravi è un fattore di rischio di sintomi suicidali, cioè l’insieme di pensieri e comportamenti suicidi. Lo afferma uno studio presentato al 23esimo meeting annuale delle Associated Professional Sleep Societies. I ricercatori della Florida State University, coordinati da Rebecca Bernert, hanno preso in esame 82 persone tra i 18 e i 66 anni in attesa di una visita d’urgenza presso l’ambulatorio psichiatrico di un ospedale. Insonnia, incubi e sintomi depressivi sono stati analizzati con appositi questionari (Disturbing Dreams and Nightmare Severity Index, Insomnia Severity Index ISI, Beck Depression Inventory BDI, Beck Scale for Suicide Ideation BSS). “È emerso che i gravi disturbi del sonno, specilamnete la ricorrenza di incubi spaventosi, sono un campanello d?allarme chiarissimo di rischi di suicidio”, avverte la Bernert. “Ora, siccome i disturbi del sonno sono senza dubbio più facili da risolvere per un medico dei problemi psichiatrici, intervenire a monte su questo aspetto secondo noi avrebbe un impatto significativo sui tassi di suicidio”. Cordiali saluti.

ARTICOLO SEGANALATO

La ricorrenza di incubi gravi è un fattore di rischio di sintomi suicidali, cioè l’insieme di pensieri e comportamenti suicidi. Lo afferma uno studio presentato al 23esimo meeting annuale delle Associated Professional Sleep Societies.

I ricercatori della Florida State University, coordinati da Rebecca Bernert, hanno preso in esame 82 persone tra i 18 e i 66 anni in attesa di una visita d’urgenza presso l’ambulatorio psichiatrico di un ospedale. Insonnia, incubi e sintomi depressivi sono stati analizzati con appositi questionari (Disturbing Dreams and Nightmare Severity Index, Insomnia Severity Index ISI, Beck Depression Inventory BDI, Beck Scale for Suicide Ideation BSS).
“È emerso che i gravi disturbi del sonno, specialmente la ricorrenza di incubi spaventosi, sono un campanello d’allarme chiarissimo di rischi di suicidio”, avverte la Bernert. “Ora, siccome i disturbi del sonno sonno senza dubbio più facili da risolvere per un medico dei problemi psichiatrici, intervenire a monte su questo aspetto secondo noi avrebbe un impatto significativo sui tassi di suicidio”.

Fonte: Nightmares predict elevated suicidal symptoms. 23rd Annual Meeting of the Associated Professional Sleep Societies 2009.

ABSTRACT DELLA RICERCA 1120

INSOMNIA AND NIGHTMARES AS PREDICTORS OF ELEVATED SUICIDE RISK AMONG PATIENTS SEEKING ADMISSION TO EMERGENCY MENTAL HEALTH FACILIT  Y

Bernert R1, Reeve J1, Perlis ML2, Joiner TE1

1Department of Psychiatry, University of Pennsylvania, Philadelphia, PA, USA, 2Department of Psychology, Florida State University, Tallahassee, FL, USA

Introduction: Sleep complaints are now listed among the top 10 warning signs of suicide by SAMHSA, and appear to confer risk for both suicidal ideation and behaviors. Sleep and mood disturbances are tightly coupled, and depression is the single best predictor of suicide. Even so, few investigations have evaluated whether poor sleep predicts suicidality above and beyond depression. Furthermore, a study has yet to examine this link among at-risk populations, including patients in acute psychiatric crisis.

Methods: Data were collected among 82 men and women (aged 18-66) presenting at a community mental health hospital for emergency psychiatric evaluation. Evaluations determined eligibility for crisis stabilization unit inpatient admission. Patients awaiting admittance were invited to participate, and completed: the Disturbing Dreams and Nightmare Severity Index; Insomnia Severity Index (ISI); Beck Depression Inventory (BDI); Beck Scale for Suicide Ideation (BSS). We hypothesized that sleep disturbances, controlling for depression, would predict elevated suicidal symptoms.

Results: Results revealed mean symptom scores in the severe range across measures. Hierarchical linear regressions were employed to test hypotheses. Consistent with past research, DDNSI [t=1.56, β= .19, p=.12] and ISI total scores [t=2.64, β=.33, p=.01] were associated with greater BSS scores. After BDI scores were entered as a covariate, ISI and DDNSI scores jointly predicted BSS [F(3,76)=21.6, p<.01]; however, only DDNSI scores [t=1.84, β=.19, p=.06] independently predicted higher BSS scores, as a non-significant trend. After accounting for BDI symptoms, ISI scores [t=-1.21, β=1.16, p>.05] were no longer associated with BSS scores.

Conclusion: Self-reported nightmares uniquely predicted elevated suicidal symptoms, whereas insomnia did not. To our knowledge, this is the first examination of sleep and suicide risk among patients seeking emergency admission to a community hospital. Based on these initial findings, a more thorough assessment of sleep in acutely-ill patients is warranted and may provide an important opportunity for intervention.

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA BEATRICE CORSALE

“Il telefono senza fili” è un gioco che suscita momenti di grande ilarità tra i bambini. E’ una delle prime occasioni in cui si ha la possibilità di fare esperienza, in un contesto ludico, di quanto le informazioni, dopo una serie di passaggi, possano essere modificate.

Incubi per tutti

L’emittente dice una cosa ma il contenuto del messaggio che arriva a destinazione spesso è tutt’altro, anche quando vi è la piena buona fede e collaborazione degli intermediari.

La metafora di questo gioco di bambini si attaglia al caso della segnalazione della collega.

Abbiamo una ricerca, dal titolo: “Insomnia and nightmars as predictors of elevated suicide risk among patients seeking admission to emergency mental health faciliy”, presentata al 23rd Annual Meeting of the Associated Professional Sleep Societies 2009 http://www.sleepmeeting.org/ che riporta i dati di uno studio di due Università americane.

Lo studio conclude che: in pazienti depressi in fase di acuzie, gli incubi (e non l’insonnia) predicono i sintomi suicidali e che ulteriori  ricerche potranno essere utili per individuare i trattamenti più idonei.

Poi, una serie di articoli sono apparsi nel web citando la ricerca ed arricchendo i contenuti dell’informazione, tra questi, ci è stato segnalato l’articolo di Yahoo Salute: “Incubi e suicidio: c’è un link”.

Il Prof. Dr. Gianfranco Domenighetti dell’Università della Svizzera Italiana, che abbiamo interpellato in proposito, ha commentato: “l` analisi è stata condotta tra soggetti in situazione di ricovero per emergenza psichiatrica e non tra soggetti soggettivamente “in buona salute”. Questo fatto risulta chiaramente dal titolo dell`abstract presentato al convegno ove solo ricercatori e professionisti erano presenti, non risulta invece dal titolo su Yahoo Salute che indica ” Incubi ricorrenti e rischio suicidio: c`è un link” il che potrebbe lasciar facilmente presumere al laico lettore che la relazione sia significativa anche per i comuni “normali” che di tanto in tanto sperimentano, magari dopo qualche eccesso alimentare, incubi notturni.”

Il contenuto del messaggio si modifica ulteriormente quando, nell’articolo di Yahoo Salute, sono citate le parole di uno dei ricercatori, del tutto estranee al documento di partenza e, plausibilmente pronunciate nella sede congressuale, ma, a questo punto, completamente avulse dal contesto e come tali suscettibili di affrettate conclusioni e di precipitose generalizzazioni.

L’abstract della ricerca americana conclude, infatti, chiaramente, che i dati ottenuti sono iniziali e che saranno necessari ulteriori studi per valutare le modalità di intervento più adeguate.

Voilà il telefono senza fili: l’emittente dice che si faranno altri studi per individuare il trattamento adeguato e al lettore-ricevente giunge il messaggio che il trattamento sarà di tipo medico.

Non vogliamo pensare che la notizia giunta al lettore abbia a che fare con qualche interesse economico legato alla possibilità di trattare il problema messo a fuoco dalla ricerca unicamente con un trattamento medico o, magari, farmacologico, ancor prima di avere maggiori certezze scientifiche.

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Commenti

  1. Alberto imbonì luglio 14th, 2009 at 17:59

    Non dormo dal 1984 nemmeno un minuto aiutatemi sono tavordipendente ho incubi tremendi e pansieri folli abito a Bergamo ed ho 62 anni 24 dei quali con insonnia grazie albert

    [Rispondi]

    Alberto imbonì Risposta:
    luglio 14th, 2009 alle 18:00

    @Alberto imbonì,

    [Rispondi]

  2. Luigi D'Elia luglio 15th, 2009 at 07:12

    Gentile Alberto,
    il nostro sito non fornisce servizi di assistenza o consulenza online. Le consigliamo di rivolgersi al suo servizio pubblico di riferimento territoriale per la salute mentale e di fare una ricerca per i disturbi del sonno (a Milano ci sono ad esempio il San Raffaele ed il Niguarda che hanno centri per la medicina del sonno).

    [Rispondi]

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