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I nostri articoli Tags | Anna Freud, Gabriella Alleruzzo, identificazione con l'aggressore, Milton Friedman, Naomi Klein, Psichiatria, Shock Doctrine

La “Shock Doctrine” soffre. Di nessi deboli.

Posted on 27 giugno 2009 by Gabriella Alleruzzo

Dott.ssa Gabriella Alleruzzo

Le immagini dell’11 settembre, ormai riviste centinaia di volte ma sempre scioccanti.
Immagini di proteste di massa. Immagini di filmati d’epoca, relative alla psichiatria anni 40 che usava l’elettroshock, altre tratte da presunti archivi CIA degli anni 50, e da un loro manuale di interrogatorio (segreto!) che raccoglie le tecniche di shock adatte a far crollare i prigionieri. Immagini di Milton Friedman, premio Nobel per l’economia nel 1976.
E ancora un montaggio serrato di immagini con rapide scritte in sovraimpressione, di molti degli eventi traumatici degli ultimi decenni, ormai divenuti icone per l’uso reiterato delle immagini da parte di media.

La tesi che Naomi Klein porta avanti in questo video, realizzato dal regista Alfonso Cuaròn che traspone in immagini il contenuto del suo ultimo libro “Shock Doctrine”, è che le tecniche scioccanti, che provocano nell’individuo una “regressione della personalità”, siano strumentalmente utilizzate dai governi per indurre intere società alla sottomissione. Essi approfitterebbero dei disastri politici e naturali per introdurre leggi che favoriscono il “libero mercato” e permettono una serie di speculazioni che impoveriscono le popolazioni.
In sintesi, il “libero mercato” teorizzato da Friedman nasce dagli shock. E i governi, in particolare quello americano, non esitano dal provocare simili eventi drammatici.

La critica che segue non discute il libro e la tesi che propone, ma il video e le sue modalità comunicative. Si possono fare alcune osservazioni psicologiche su questo che consideriamo un “cattivo filmato”.
La modalità comunicativa utilizzata si poggia su due pilastri. Da un lato si serve di filmati d’epoca, foto d’archivio, fantasiosi stralci di documenti “segreti”, e statistiche di cui non viene dichiarata la fonte, e con questo tipo di materiali – che godono di una certa attendibilità nell’immaginario collettivo -, mira a conquistare autorevolezza.
Su un altro piano, grazie al montaggio convulso e alla scelta di immagini brutali mira a ottenere un forte impatto emotivo e causa nello spettatore un, seppur lieve, stato di shock.

Il video quindi usa la tecnica dello shock per criticare la “shock economy”.

Sembrerebbe una scelta paradossale, eppure in psicoanalisi questa inversione dei ruoli è nota. L’”identificazione con l’aggressore” è uno dei meccanismi di difesa descritti da Anna Freud: accade che chi è stato aggredito si identifichi con il suo aggressore e tenti di “impadronirsi” della sua forza imitando le sue stesse modalità di comportamento.

Entrambi questi fattori concorrono a far passare il messaggio come indiscutibile. In conseguenza dell’induzione dello shock, lo spettatore diviene preda delle proprie emozioni, e trovandosi temporaneamente in preda all’ansia e quindi indebolito nelle funzioni di discernimento, è più incline ad accettare acriticamente come Verità il messaggio che viene passato come proveniente da fonti autorevoli. Per dirlo con le stesse parole del video, sotto shock “diventiamo infantili, più inclini a seguire leader che intendono proteggerci”. E il leader in questo caso è la Klein.

Se lo sottoponiamo ad un’analisi critica, si può osservare tuttavia che i nessi che collegano le affermazioni sono deboli. E’ vero che l’insieme degli eventi che vengono messi in relazione appartiene alla stessa area simbolica: sono tutti gravi eventi traumatici e collettivi che inducono una traumatizzazione vicaria nell’osservatore (si tratta della cosiddetta violenza assistita) e che attivano pertanto una serie di reazioni emotive simili. Ma la stessa associazione non può essere fatta su un piano di realtà: il video mescola tsunami con attentati terroristici, guerre con colpi di stato.
Vi sono oggettivamente alcune correlazioni fra shock ed emanazioni di leggi e politiche economiche, ma trovare una correlazione non significa dimostrare un nesso causale. Gli eventi presentati hanno origini e cause differenti, e tra loro vi sono soltanto nessi deboli. Entrare nel merito della tesi della Klein non è negli scopi di questo articolo ed anzi, ci si augura che a fronte delle gravi ipotesi presentate, lo spettatore si chieda “ma… e se ci fosse qualcosa di vero?” e in questo modo decida di approfondire, magari leggendo il libro o informandosi.

Resta da rilevare un’ultima cosa, sull’uso scorretto della psichiatria e della psicologia. La psichiatria ha un suo capitolo buio, riguardante l’elettroshock e l’uso di varie tecniche come la deprivazione sensoriale e le stress positions al servizio del potere, tuttavia questo video la presenta in modo unilaterale, come se fosse meramente uno strumento di controllo sociale al servizio di poteri palesi e occulti. Fortunatamente non è così.
L’uso semplicistico della psicologia si rivela invece nella “soluzione” che viene presentata a fine video: basta sapere per non essere vittime. Come se la razionalità e la semplice conoscenza del meccanismo potessero eliminare i potenti effetti emotivi di un trauma subito. Se così fosse, la psicologia dell’emergenza non esisterebbe come disciplina.
Freud, A. (1936) L’Io e i meccanismi di difesa, Armando Editore, 1997

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  1. La “Shock Doctrine” soffre. Di nessi deboli.* « Uno spazio per la psicologia says:
    settembre 21st, 2009 at 16:48

    [...] * Articolo pubblicato sull’Osservatorio Psicologia nei Media [...]

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