La cura Sheherazade, il potere terapeutico della narrazione.
Edoardo Altomare con prefazione di Francesco Bellino
Casa Editrice Milella – Bari
ISBN 978 88 89694 17 6
13 euro, 114 pag, Anno 2009
Di Luigi Starace
Sheherazade è la donna che ebbe salva la vita perchè capace di raccontare. Storie vitali le sue, capaci di guarire il desiderio di morte del sultano delle mille e una notte. In media, nella prassi clinica di reparto dopo 18 secondi il medico-sultano decreta la fine di un racconto che nella migliore delle ipotesi era arrivato al “c’era una volta un paziente…”
I medici non ascoltano, quindi, ma sanno fare tante domande,soprattutto sulla malattia. Altomare non è tuttavia Patch Adams in chiave italiana: è clinico, oncologo, di lungo corso e non ha intenzione di denunciare bensì d’interessare, stimolare la mente e il cuore del professionista attento al malato, oltre che alla malattia.
L’interrogativo che si dipana in tutto il libro è quello se la letteratura, letta o prodotta, abbia un peso nella cura. Altomare non ha dubbi a proposito. Tuttavia non impone il suo pensiero, al contrario, quasi maieuticamente, con uno stile saggistico leggero, inanella sequenze di citazioni ed esempi colti che seducono il lettore e permettono all’Autore di trattare argomenti difficili, come il suicidio, il rapporto fra identità e memoria, la solitudine dell’essere malato. In quest’operazione culturale di suggerimento ci sembra cogliere il segno della sensibilità clinica e umana, unite, del clinico Altomare. La consumata esperienza giornalistica, non ultima la collaborazione con riviste del calibro di Mente e Cervello e Le Scienze, rende il libro accessibile sia allo studioso della materia sia al “profano” medico o letterato.
Il libro “La cura di Sherazade, il potere terapeutico della narrazione” stimola, infine, all’azione. Se dopo averne terminata la lettura, non prenderete d’istinto la prima penna a portata di mano, vorrà dire che non l’avrete davvero letto, ma solamente sfogliato, perdendo l’occasione d’incontrare tanti compagni di un viaggio umano, non solo, terribilmente veritiero.










