ROBERTO CAFISO*
L’incremento in Italia di droghe chimiche e sintetiche che coinvolge gli adolescenti rappresenta da tempo un’emergenza di proporzione allarmanti, pur restando in un alveo da “addetti ai lavori”, lontano dai riflettori se non quando i mass media, per arricchire giornali e telegiornali, confezionano una notizia ad effetto che di solito enfatizza o la spettacolarità dell’operazione o, morbosamente, il trend adolescenziale di ragazzi prigionieri di un futuro minaccioso e perciò “guasti”.
Analogamente per gli alcolici, menzionati solo in occasioni di sciagure stradali e posti in relazioni ai fine settimana. L’alcol viene tuttavia usato tutti i giorni da un elevato numero di adolescenti, i quali non necessariamente si mettono al volante né sono coinvolti in incidenti stradali. Anche qui i mass media veicolano le cognizioni del Paese e lo persuadono che l’abuso etilico è limitato alla frequentazioni di discoteche, pub e locali.
Il Dipartimento nazionale antidroga da tempo ha puntato il dito sul fenomeno delle cyber – drug, sostanze acquistate via internet, a contenuto per lo più eccitante, che modificano l’umore disforico di molti adolescenti, secondo il modello consolidatosi da tempo in Italia di auto medicamento e poliassunzione. L’alcol è la droga più a buon mercato, ha caratteristiche “up” ed è un antidepressivo esperienziale. Ingurgitare le pastiglie ed ubriacarsi diventa un modo per tollerare l’esistenza, altrimenti dura, incomprensibile, talora insensata e senza modelli credibili.
La società, influenzata largamente dalle transazioni mediatiche, sembra aver assimilato il fenomeno, relegandolo in un cassetto di normalità forzata da aprire solo quando bisogna allarmare, scandalizzare, colpevolizzare. In realtà lo sconosce perché non fa più share in televisione. La gente cambia canale non perché non è interessata a capire ( genitori e docenti lo sono moltissimo ), ma perché gli approfondimenti sono effettuati all’insegna della spettacolarizzazione, ovvero secondo copioni datati di una disarmante ovvietà, effettuata dai tuttologi presenti in ogni studio televisivo. Costoro più che spiegare si esibiscono. Uno show personale con battibecchi in diretta che fanno audience senza arricchire la conoscenza sul fenomeno. Tantomeno vengono fornite coordinate esplicite sulle contromisure e sui comportamenti da adottare. Indicazioni spesso scomode e poco “televisive” o “giornalistiche” in senso lato. Per questo si continua con il desueto modello interpretativo. Il “perché” sociale dei fenomeni, che di certo non aiuta ad agire nel singolo caso.
Purtroppo dentro le singole famiglie si continua a brancolare nel buio. Ci si è affidati da tempo alla cultura televisiva, accantonando i libri. Ma questo non sostiene e non spinge a cambiare nessuna generazione che presenta disagi o problemi . Sono più i portali su internet, con i loro forum e consulenze ( se qualificate ) che oggi danno sostegno alle famiglie o ai singoli disorientati e soli. Se da un lato vi è un’incapacità degli educatori di approcciarsi correttamente al figlio o all’alunno che beve o usa droghe, costruendo o ripristinando un inedito modulo comunicativo efficace, dall’altro non esiste più alcuna possibilità di avere dei consigli in tempo utile su come agire. I giornali avevano sino a qualche anno fa delle rubriche di contatto anche telefonico con i lettori ( chi scrive ne curava una su un “femminile” molto noto ). Le richieste erano continue e propedeutiche ad approcciarsi ai servizi sanitari pubblici o privati. Oggi queste rubriche sono considerate “pesanti” e ad esse si preferisce il gossip o la consulenza del volto noto televisivo, un attore, un cantante, una velina. Non è difficile immaginare il livello dei consigli e dei pareri.
I nuovi poliassuntori ed alcol dipendenti non si avvertono né malati, né problematici, all’insegna di una non coscienza di malattia e forti dello slogan “così fan tutti” ( stressato anche in video ) che talvolta convince persino i genitori, un po’ disperati ed un po’ “struzzi” per difesa. La ricerca di soluzioni è complessa è deve coinvolgere vari componenti. Le famiglie poco normative e comunicative sono le più esposte e più in difficoltà a controllare queste emergenze quando si manifestano. Sovente è indispensabile una terapia familiare, perché allorché un sedicenne si è impantanato in abusi vari è dentro famiglia la principale spina irritativa, nella gestione dei rapporti, dei crediti formativi e del clima al suo interno.
Qui non si intende colpevolizzare i mezzi di comunicazione, né si pensa che essi possano vicariare le agenzie che si occupano di questi problemi ( Sert, unità di alcologia, … ). E’ innegabile tuttavia che tv e giornali oggi hanno la responsabilità di interfacciarsi con gran parte del Paese e dare comunque informazioni. Corrette o distorte fa parte della loro responsabilità anche etica, cui nessun editore, direttore, comitato di redazione, oggi può sottrarsi.
- Direttore Dipartimento Dipendenze Patologiche ASP SR
- Consulente Dipartimento nazionale antidroga










