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Dalla Stampa Tags | Current Biology, Rosalba Miceli, Stern

Mamme macaco affettuose come quelle umane

Posted on 21 novembre 2009 by

14/10/2009

GALASSIAMENTE

Mamme macaco affettuose come quelle umane

ROSALBA MICELI

Nella specie umana madre e piccolo comunicano attraverso un gioco di sguardi, gesti, baci, vocalizzi, sorrisi, risatine: questi comportamenti hanno una natura “duale”, bidirezionale, come se fossero una musica suonata con due strumenti. Se ad esempio, un bambino emette un gridolino di piacere, la madre può rispondere intonando la propria voce con quella del piccolo o dondolandolo delicatamente.

I momenti finalizzati ad entrare in sintonia con il proprio figlio – un processo che lo psichiatra Daniel Stern, esponente di spicco della “Infant Research”, definisce “attunement” (sintonizzazione) – danno al bambino la sensazione profonda e rassicurante di essere in rapporto con la madre, che le sue emozioni sono riconosciute, accettate e ricambiate. Stern, autore del noto saggio “Il mondo interpersonale del bambino” (Bollati Boringhieri), crede fermamente che le basi della futura vita emotiva vengano poste attraverso queste esperienze di condivisione tra madre e piccolo.

“Ebbene, quello che abbiamo trovato nelle madri del macaco è molto simile: esagerano i gesti facciali, incrociano gli sguardi del piccolo ed esplorano intensamente il loro viso – sostiene Pier Francesco Ferrari, ricercatore al Dipartimento di Biologia Evolutiva e Funzionale dell’Università di Parma, tra gli autori di uno studio pubblicato su “Current Biology” – e spesso mostrano dei comportamenti che tecnicamente si chiamano contatto bocca-viso ma, di fatto, assomigliano a dei veri e propri baci che sembrano aver lo scopo di ripulire il viso del proprio piccolo”.

Stern ha dimostrato sperimentalmente, con accurate osservazioni e registrazioni, che esiste una precocissima capacità del bambino a relazionarsi con la madre. “Per anni si è pensato che queste capacità fossero prerogative umane – continua il biologo Ferrari o condivise in parte solo con gli scimpanzé. Le nuove indagini estendono queste capacità anche ai macachi suggerendo che i macachi neonati potrebbero avere un mondo interno molto ricco che solo ora iniziamo a scoprire”.

La ricerca sui macachi, frutto di una collaborazione tra l’Università di Parma e il National Institutes of Health di Bethesda (USA), ha preso in esame14 coppie madre-figlio, seguite per i primi due mesi dopo la nascita del piccolo. Nelle prime tre settimane di vita le madri presentano espressioni facciali di natura affiliativa alle quali i piccoli spesso rispondono. Tuttavia questi scambi intensi si attenuano e scompaiono quando il piccolo raggiunge il mese di età. “Dobbiamo considerare che lo sviluppo motorio del macaco è molto più rapido che quello dell’uomo. Le competenze motorie di una scimmiettina di due settimane sono comparabili a quelle di un bambino di 12 mesi. Quindi, l’indipendenza dalla madre viene raggiunta molto prima. Quello che accade in seguito è che il piccolo diviene più interessato ai compagni di giochi e la madre diventa più un riferimento per il proprio nutrimento e protezione”.

In uno studio precedente Ferrari ha osservato che i macachi neonati sono in grado di imitare, seppur per un breve periodo, dei movimenti di tipo affiliativo (come la protrusione della lingua o il lip smacking, che consiste nell’aprire e chiudere ritmicamente le labbra) – un processo imitativo analogo a quello attivo nei neonati umani già nei primi giorni di vita. E’ noto che nel sistema cerebrale dei macachi adulti sono presenti i neuroni ‘specchio” (individuati la prima volta proprio nei macachi da un gruppo di neurofisiologi dell’Università di Parma coordinato dal professore Giacomo Rizzolatti), che, similmente a ciò che avviene negli esseri umani, permettono la comprensione e la riproduzione dei gesti osservati, rappresentando, a detta di Rizzolatti, “un meccanismo generale in cui ciò che fanno gli altri si trasforma in qualcosa che facciamo noi, in un formato motorio”. L’imitazione neonatale nel macaco rafforza l’ipotesi della funzionalità, sin dalla nascita, di un meccanismo come quello dei neuroni “specchio”.

“I nostri risultati – conclude Ferrari – dimostrano che la specie umana non è l’unica ad avere evoluto un sistema di comunicazione emozionale così complesso tra madre e piccolo. I macachi sembrano offrire un modello molto importante per capire la funzione di queste prime esperienze comunicative, prima ancora che si stabilisca una vera e propria relazione di attaccamento con la madre. Si pensa che la mancanza o carenza di queste prime esperienze possa avere una ricaduta sullo sviluppo psicologico ed emozionale del bambino o del piccolo macaco. Forse le prossime ricerche sul macaco ci aiuteranno a capire più in dettaglio questo aspetto fondamentale.

 

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