• Home
  • Progetto OPM-OPL
  • Chi Siamo
  • Perchè l’Osservatorio
  • Comitato di Esperti
  • Invia una Segnalazione
  • Collabora
  • Gruppo Facebook
  • Dicono di Noi
  • Iscriviti alla newsletter
  • Donazioni
  • Scrivi alla redazione
  • Privacy
  • Netiquette
  • Pubblicità
  • Regolamento per la pubblicità
Segnalazioni Tags | Dante Ghezzi, Fabrizia Bagnati, La vita in diretta, Lamberto Sposini, Manuela Materdomini, Marco Casonato, Piera Serra

I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta

Posted on 22 novembre 2009 by Patrizio Romano Dell'Anna

SEGNALAZIONE

Spett. le Redazione,

un paio di giorni fa [27 Ottobre 2009] nella trasmissione televisiva “La Vita in Diretta” andata in onda su Rai Uno, Lamberto Sposini ha ospitato i genitori di una bambina allontanata dalla famiglia per un disegno a sfondo sessuale che poi in realtà avrebbe fatto un’amichetta.

Nel corso della trasmissione, Sposini descrive le case famiglia che ospitano i minori come delle carceri e non riconosce in alcun modo il lavoro positivo che tanti psicologi e assistenti sociali fanno da anni in questo settore. In particolare, verso la fine del primo video Sposini dice “ogni giorno vengono presi 80 bambini che fanno 30.000 l’anno e il 92% dei casi si risolve con un “nulla di fatto”.

In studio, oltre ai genitori della bambina, intervengono, a sostegno della parte lesa un avvocato (Martinez) e uno psicologo (Marco Casonato).

Lettera firmata

LINK AI VIDEO DELLA PUNTATA DE “LA VITA IN DIRETTA”

http://www.youtube.com/watch?v=ikll34v-p9A

http://www.youtube.com/watch?v=OSQxuUzEOmM

PARERE DEL DR. DANTE GHEZZI

p style=”text-align: justify;”>Da anni lavoro nel campo della tutela minorile e incontro casi di comprovata grave trascuratezza o violenza assistita, certo maltrattamento e presunto abuso sessuale intrafamiliari ai quali corrisponde un certo numero di allontanamenti; se c’è errore a mio avviso è per difetto. Quando si utilizzano i casi di errori dei giudici o dei servizi sociali spesso i media fanno di ogni erba un fascio e  portano un attacco frontale a chi tutela i minori che proprio alcuni genitori danneggiano. E’ un’operazione di basso giornalismo disinformativo che punta al facile successo, citando dati inesatti e toccando corde emozionali delicate. Mai, dico mai, mi è capitato in questi ultimi 20 anni di vedere un servizio  o un articolo che parta dall’interesse del minore. Sempre si mette a fuoco il dolore e lo sconcerto di adulti definiti o reali vittime di errori. I bambini non esistono: quelli che sono usati, umiliati, picchiati, trascurati, spaventati, abbandonati a sé, contesi, non visti nei loro bisogni. Di loro nessuno parla. Perché se i bambini e la loro sofferenza fossero visti e considerati ci si chiederebbe che fare per farli stare bene, e invece mai questa domanda si affaccia. Quando poi curiamo questi bambini sofferenti ci troviamo di fronte a soggetti colpiti e devastati dall’incuria e dalla violenza, spaventati, che tacciono, che fuggono i ricordi. Spesso troviamo bambini che manifestano sollievo e rilassamento se, se allontanati da famiglie che li danneggiano,  vengono collocati in comunità e che solo dopo mesi di condizioni protette riscoprono qualche aspetto di desiderio e nostalgia dei genitori.

Dante Ghezzi

Già Direttore e Responsabile della Formazione del CbM di Milano, membro dello staff del Centro TIAMA (Tutela Infanzia Adolescenza Maltrattata)

COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR. SSA PIERA SERRA E DELLA DR. SSA MANUELA MATERDOMINI

Abbiamo deciso di dedicare ulteriore spazio al tema dell’allontanamento dei minori, già affrontato nel mese scorso, dal momento che ci è giunta una nuova segnalazione riguardante le informazioni tendenziose veicolate dai media su un tema così delicato. Questa volta si tratta della trasmissione televisiva “La Vita in Diretta”, condotta da Lamberto Sposini.

Anche il numero del 19 Novembre 2009 del settimanale Panorama dedica la sua copertina ed un articolo lungo ben sette pagine agli allontanamenti dei bambini, fornendo dati e informazioni errate o totalmente di parte, Pertanto, oltre al parere del Dr. Ghezzi, abbiamo deciso di segnalare il link al comunicato congiunto dall’Associazione nazionale magistrati e dell’Associazione magistrati per i minorenni e la famiglia:

http://www.minoriefamiglia.it/pagina-www/mode_full/id_923/

DALL’UNIONE NAZIONALE DELLE CAMERE MINORILI

Sequestri di stato o cattiva informazione?

L’Unione Nazionale delle Camere Minorili esprime grande preoccupazione per i messaggio superficiale e distorto veicolato nel numero 47/2009 di Panorama in ordine alla giustizia minorile in Italia.

Con toni scandalistici, parole estreme e ad effetto (come la copertina che recita “Sequestri di Stato”) si vorrebbe trattare una materia così delicata come i diritti dei bambini, ingenerando nell’opinione pubblica una sorta di terrore nei confronti degli Assistenti Sociali e dei Giudici Minorili.

Tali operatori non si occuperebbero d’altro se non di sottrarre indebitamente e arbitrariamente i bambini alle loro famiglie, suggerendo -ed è accusa di gravità inaudita – che si tratti di prassi sistematica consolidata, probabilmente a fini di lucro visti i costi degli allontanamenti.

Riteniamo, da avvocati quotidianamente impegnati nei procedimenti minorili, che tale strumentale ricostruzione debba essere respinta con vigore poiché non solo non corrisponde alla realtà giudiziaria, ma soprattutto ingenera, ingiustamente, sfiducia e timore nei confronti delle Istituzioni preposte alla tutela dei minori che “rapirebbero” i figli per meri screzi tra genitori o, addirittura, “per un pugno sul tavolo” come recita un altro articolo contenuto nello stesso numero della rivista.

L’esistenza di errori da parte dell’autorità giudiziaria e dei servizi sociali, così come il talvolta eccessivo prolungarsi della permanenza dei minori nelle comunità o nelle case famiglia, vanno certamente stigmatizzate, ma hanno complesse ragioni ed appare significativo che gli articoli neppure accennino alle conseguenze derivanti dai continui tagli alle spese sociali per i progetti di recupero ed intervento sulle famiglie e sui minori, così come ai noti e sempre irrisolti problemi della macchina giudiziaria civile.

In più occasioni la nostra, come le altre associazioni che si occupano di questa materia, hanno sollecitato negli anni Governo e Parlamento, a riorganizzare legislazione e competenze giudiziarie pervenendo finalmente all’istituzione di un Tribunale per la famiglia e per la persona e forse sarebbe stato più  utile dal punto di vista della corretta informazione, indagare sul funzionamento del sistema evitando di strumentalizzare i “fratellini di Basiglio” intervistati, ripresi e messi on-line con il volto appena sfumato,.

Detta informazione viola apertamente le regole della Carta di Treviso che, espressamente, agli artt. 4 e 5, vincola gli operatori dell’informazione a tutelare l’anonimato e non coinvolgere il minore in comunicazioni lesive dell’armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dal consenso dei genitori, e ad evitare sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione.

Questo “vento scomposto”, sollevato dal settimanale Panorama delegittima e scredita con la disinformazioni tutti coloro che quotidianamente operano nel settore del diritto minorile e, legittimamente, ci si chiede se è questo il modo per tutelare i bambini e le loro famiglie.

27 novembre 2009

Unione Nazionale Camere Minorili

La Presidente

Avv. Fabrizia Bagnati

Segnala presso:
Aggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a Del.icio.usAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a TechnoratiAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a Google BookmarksAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a OKnotizieAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a FaceBookAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a Fai informazioneAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a TwitterAggiungi 'I bambini rapiti (in prigione) tornano su Rai Uno: La Vita in Diretta' a FriendFeed
L'OPM invita tutti gli interessati nominati e/o individuati direttamente o indirettamente negli articoli pubblicati dai nostri redattori, a trasmettere le proprie repliche o richieste di rettifica riguardo il tema trattato. Queste verranno inserite nel sito, se firmate ed espresse con linguaggio appropriato. L'OPM declina ogni responsabilità riguardo gli eventuali commenti e pareri espressi.

Commenti

  1. velio degola novembre 23rd, 2009 at 13:56

    Faccio lo psicologo “cattivo” dei servizi sociali territoriali da 13 anni, da 6 sono anche Giudice Onorario presso il tribunale per i minorenni di Genova. In tutti questi anni ho eseguito 2 allontamenti a fronte di circa 1700/1800 casi trattati nel servizio territoriale. Due casi di cui uno, un bimbo, al quale la mammma spegneva le sigarette sulle braccia per “educarlo al dolore della vita”; un altro dove il bimbo affetto da diverse patologie gridava “aiuto polizia” dal balcone di casa.
    In tribunale, nelle camere di consiglio, posso assicurare che nessun allontanamento è fatto a cuor leggero, e davvero quando si è costretti a farli per grantire il supremo interesse del minore, lo si fa con forti e chiare ragioni motivate da prove. Dice bene il dott. Ghezzi. Nessuno da la voce ai bambini che spesso sono usati dai genitori come loro terapia o loro proprietà. Per inciso, nessuno psicologo si limita a fare diagnosi solo su un disegno!! Per favore! Basterebbe leggere i verbali di udienze in caso di abuso sessuale per capire cosa realmente c’è dietro una sentenza di tale portata! E nessun giudice, nessun Pubblico Ministero “se ne sta” del mero parere di uno psicologo/psichiatra che interpreta un disegno. Direi che davvero è ora di finirla!! Perchè a queste trasmissioni non invitano chi davvero lavora con “le mani in pasta”?

    [Rispondi]

    ariana Risposta:
    novembre 30th, 2010 alle 03:27

    @velio degola, allora basiglio era un toccasana? io ho 20anni e ho abortito 9 volte non farò MAI un figlio sotto fascismo

    [Rispondi]

  2. Paola Bastianoni novembre 23rd, 2009 at 16:11

    Mi occupo di formazione e supervisione nelle comunità per minori da venticinque anni e conosco e ho conosciuto centinaia di educatori ed educatrici, volontari e personale impegnato nella conduzione della vita quotidiana, ma soprattutto ho conosciuto, ho seguito e ho visto negli anni decine e decine di bambini/e e di ragazzi/ragazze offesi, violentati, derisi e maltrattati dai loro genitori riprendere progressivamente confidenza con il mondo riattribuendo fiducia a quegli adulti che li avevano traditi. E questo non è avvenuto “miracolosamente” e “improvvisamente” ma è sempre stato il risultato di un processo lungo e faticoso che ha visto come protagonisti educatori empatici, accoglienti e pronti a ricevere insulti e aggressioni per contenere la rabbia di quei ragazi feriti e traditi che non potevano che urlare il loro doloro contro chi li accoglieva e li prendeva in cura in quel momento non potendo indirizzare la rabbia e il dolore contro chi, in realtà, li aveva determinato e prodotti: i loro familiari.
    In questi anni, assieme ai miei colleghi, ho documentato scientificamente e con estrema accuratezza in molteplici testi la funzione protettiva della comunità per minori in Italia e ho insegnato/formato in molteplici aule universitarie a molti educatori, a psicologi e ad assistenti sociali a sostenere la funzione protettiva delle comunità per minori con un attento lavoro di rete e con una professionalità che sappia fare della relazione riparativa il suo strumento d’eccellenza.
    Le buone teorie e le buone prassi non interessano a chi fa cattiva informazione ma interessano, al contrario, tutti coloro che hanno a cuore il diritto di ogni minore di trovare una risposta terapeutica e riparativa ai danni relazionali subiti. Le comunità per minori quando vengono pensate e organizzate come “ambiente terapeutico globale” sono questa risposta.

    Paola Bastianoni
    docente di psicologia dinamica
    Direttore del Master universitario
    “Tutela, diritti e protezione dei minori”
    Università degli studi di Ferrara

    [Rispondi]

  3. Giustizia Intelligente novembre 23rd, 2009 at 21:11

    La risposta fornita dall’esperto (dott. Dante Ghezzi) non mi sembra raggiungere gli standard minimi per poter essere accolta in questo interessante osservatorio. Si presume che l’esperto debba proporre su queste pagine argomentazioni più solide e documentate, rispetto a ciò che arriva di media, ma in questo caso la risposta del dott. Ghezzi risulta del tutto vuota di contenuti nel merito della discussione: “E’ un’operazione di basso giornalismo disinformativo che punta al facile successo, citando dati inesatti e toccando corde emozionali delicate”.
    Quali dati fossero inesatti e perchè, non ci viene però spiegato, lasciando spazio solo a generiche argomentazioni celebrative sulla missione delle associazioni rappresentate dal dott. Ghezzi (senza peraltro trattenersi dall’utilizzo retorico di altrettante corde emozionali).

    Inoltre, l’appello del dott. Ghezzi a considerare la gravità del fenomeno dei maltrattamenti su minori è sacrosanto, ma del tutto illogico come argomento per difendere il sistema della giustizia minorile da chi volesse criticarne le procedure e l’imprecisione. Il nodo della questione non è certo se tanti bambini subiscono maltrattamenti (una triste ovvietà, per sapere la quale nessuno avrebbe mai scomodato il dott. Ghezzi), bensì sapere se il sistema della giustizia minorile nel perseguirli compia troppi errori o eccessi di zelo.
    Quello del gran numero di bambini maltrattati che rimangono indifesi e sommersi, è un problema che semmai si somma a quelli segnalati dalla trasmissione TV (gli errori e le imprudenze nei provvedimenti di allontanamento). Sebbene siano problemi di segno opposto, è assurdo tentare di contrapporli, come se potessero sottrarsi tra di loro: il dott. Ghezzi non vorrà mica sostenere che l’importante è raggiungere un numero elevato di allontanamenti dalla famiglia, indifferentemente che siano quelli giusti?

    Resta dunque la nostra curiosità se i dati diffusi dalla trasmissione TV sul totale degli allontanamenti e sulla proporzione di errori fossero validi e sensati.
    Non trovo a tale proposito alcuna informazione utilizzabile nella risposta del dott. Ghezzi. Sarei lieto se egli volesse colmare qui la lacuna, e fornirci dati utili a valutare se quelle cifre fossero davvero inesatte e disinformative.
    Delle benemerenze proprie e delle associazioni che rappresenta, il dott. Ghezzi voglia gentilmente informarci in altre sedi.

    [Rispondi]

  4. laura barnaba novembre 24th, 2009 at 17:59

    Cari colleghi,
    l’intervento precedente mi trova assolutamente d’accordo. Non si tratta di negare il problema dei bambini maltrattati la cui difesa deve essere sacrosanta e per la quale ringraziamo i colleghi che si adoperano, bensì portare l’attenzione sul funzionamento delle giustizia minorile, verificando se il meccanismo nel suo complesso non produca troppi errori e non sia caratterizzato da un interventismo esasperato.
    E’ già emerso in dibattito analogo che la segnalazione di un assistente sociale (senza che sia data ai genitori la possibilità di esporre le proprie ragioni e la propria difesa) può portare a provvedimenti del giudice (di allontanamento o anche solo di affidamento ai Servizi Sociali con sospensione della patria potestà) teoricamente “provvisorio” ma di fatto senza scadenza prestabilita, e di fatto di durata almeno annuale? E, per situazioni con cui sono entrata in contatto in ambito extra-professionale, tali provvedimenti di allontanamento o affido ai servizi o domiciliazione presso l’altro genitore possono scattare per segnalazione di “difficoltà” assolutamente marginali rispetto a condizioni di vita buone in famiglie fondamentalmente oneste (no droga, no crimini, no abusi, no alcol)… non avete mai letto relazioni di assistenti sociali che si lanciano in giudizi sui genitori quali “ha sbalzi di umore… è nervoso/a” senza la dovuta contestualizzazione, senza (per quanto mi risulti) averne le competenze professionali (e questo potrebbe essere un ambito di indagine per altrapsicologia), senza specificare se tali presunti sbalzi di umore/nervosismo etc. abbiano un riflesso consistente sui minori e produrre comunque effetti giuridici senza che venga ascoltata l’altra parte (genitori)? Mi sono stati riferite frasi (attribuite ad assistenti sociali) quali “tanto il giudice fa come diciamo noi…”
    Non voglio che si faccia di tutta l’erba un fascio, ma che si sanzionino errori ed omissioni sì!
    Ecco, spero che come categoria dimostreremo di saper operare un esame franco della situazione attuale e agire davvero per il meglio.
    dott.ssa Laura Barnaba

    [Rispondi]

  5. Bettina Pretegiani dicembre 1st, 2009 at 21:19

    Penso che l’intervento della giustizia non debba essere sentito come un’ingerenza in una sfera personale, quale quella dei rapporti familiari, ma come uno strumento per la tutela dei più deboli, tra i quali sono compresi i bambini, che devono trovare riconoscimento e protezione in ambito giudiziario.
    La famiglia non va intesa in modo giusnaturalistico come una formazione pregiuridica in cui sono riservati unicamente ai genitori i rapporti con i figli ed i poteri su di loro.
    L’allontanamento attiene all’intervento del giudice in ambito familiare, ma solo in casi patologici ove i genitori abbiano posto una condotta pregiudizievole, quando vi sia uno stato di abbandono, una situazione di difficoltà temporanea della famiglia con conseguente privazione del minore di una assistenza morale e materiale e di un ambiente idoneo (legge n. 184/1983). Secondo la mia esperienza l’allontanamento dalla casa familiare viene disposto sempre per gravi motivi e preferibilmente in via graduata dopo avere sperimentato l’inefficacia di provvedimenti limitativi della potestà più tenui: affidamento al servizio sociale comunale o consultoriale, imposizione di obblighi di fare o di non fare in relazione al dovere di mantenere, educare ed istruire il figlio.
    La gravità dei motivi dell’allontanamento del figlio dalla residenza non può essere oggetto di una tipizzazione in relazione alla molteplicità delle situazioni, ma non può essere mai connessa esclusivamente a ragioni di ordine economico, quanto la violazione,la trascuratezza o l’abuso nell’esercizio del dovere di educare ed istruire la prole. La ratio dell’allontanamento della residenza familiare non è quella repressiva di sanzionare il cattivo esercizio della potestà.ma di porre un rimedio per evitare che si ripetano atti pregiudizievoli al figlio o che si protraggano gli effetti dannosi o pericolosi di fatti già avvenuti. Ciò spiega la minore incidenza numerica dei decreti di allontanamento rispetto alla massa dei provvedimenti limitativi della potestà. L’allontanamento non ha fine sanzionatorio, ma di graduale reintegra nell’esercizio dei doveri-diritti dei genitori. L’allontanamento è, infatti, un rimedio perciò viene deciso sempre con prudenza.
    Nelle situazioni di emergenza familiare non è possibile affidare il minore a parenti perciò occorre collocarlo in comunità. Queste ultime sono dotate di personale con competenze specifiche psico-pedagogiche per curare le patologie comportamentali dei bambini e per sperimentare ed interiorizzare un’esperienza sostituiva a quella familiare positiva.

    [Rispondi]

  6. Gabriele Bartolucci dicembre 15th, 2009 at 02:12

    Gentili Signori,

    molte delle affermazioni che ho trovato scritte qui, posso a pieno titolo trovare spazio nei testi e nelle teorie da cui muove lo sdegno di chi le enuncia verso la disinformazione perpetrata dal giornalista di Panorama oppure nel villaggio dei Puffi dove evidentemente vivono gli stessi che ne argomentano in quanto nella realtà, dove vivo io e dove mi confronto con assistenti sociali impreparate e faziose e psicologhe o psicologi che pretendono di giudicare le “capacità genitoriali” di una persona in sei ore e con un test MMPI tutto questo, non ha senso: i provvedimenti del tribunale dei minori, che “solo in casi patologici” intervengono con l’allontanamento dei bambini (che smetteremo di chiamare minori come se fossero dei minorati mentali ma, dei bambini cioè dei piccoli esseri umani) non si capisce come mai di casi i tribunali dei minori ne abbiano così tanti che i provvedimenti di sospensione della patria potestà durino degli anni: anni che non torneranno, per nessuno di quei bambini e di quei genitori. E se per caso, qualche operatore sociale formato a forza di lauree brevi e con il miraggio del posto fisso nella pubblica amministrazione, dove nessuno risponde del proprio operato, sbaglia, chi metterà indietro le lancette dell’orologio per quelle persone che nelle forche caudine del servizio sociale hanno versato la loro vita? NESSUNO. Quale è quel operatore serio e coscienzioso che, dopo anni di sospensione della patria potestà sui genitori, dopo anni di valutazioni e colloqui ed incontri, si accorge che la situazione su cui si basa l’azione è infondata e dice: scusate, ci siamo sbagliati. NESSUNO mentre è vero che quella che viene perseguita è la strada più semplice: c’è una situazione di pregiudizio per cui ci deve essere un colpevole ed il business! Nessuno per filantropia si arrovella su di un argomento se non ne ha una convenienza e si vede bene da come profumano di cattedra e onorario certe affermazioni. Quale è il ragionamento demenziale che in caso di indigenza, allontana un figlio dalla propria famiglia portandolo in una comunità, lontano dai suoi affetti, determinando un costo sociale enorme, invece di destinare un valore inferiore a sanare quella indigenza e preservare la famiglia di quel bambino? Quale è la ragione per cui ad un genitore privato a forza dei figli e manco condannato, viene chiesto di contribuire al pagamento della retta del centro dove il figlio è affidato: che differenza c’è tra questa condizione e quella della Nazione che addebita alla famiglia del condannato a morte il costo della sua esecuzione, e che noi definiamo incivile? Da che mondo e mondo un sistema che soltanto lontanamente voglia apparire metodico ed attendibile, si basa su procedure e verifiche oggettive e ripetibili: qui di oggettivo c’è solo l’alea del sistema simpatia antipatia con il quale assistenti sociali, psicologi/e si permettono di fare a brandelli la vita di un genitore e dei suoi figli davanti ad un tribunale che ascolta solo loro: ma come fa “l’associazione nazionale degli assistenti sociali” a dire che “il minore non capisce nulla fino al compimento del diciottesimo anno di età e che in quanto tale va tutelato da chi ne ha la potestà in quanto genitore o tutore e dai servizi sociali”? Si afferma quindi che i servizi sociali vengono prima dello stato….figuriamoci dei giudici… Quali sono i numeri veri, se quelli di Panorama non lo sono, della situazione dei bambini allontanati dalle loro famiglie in Italia e quanto conviene a chi gestisce questa condizione di “momentaneo allontanamento” (manco si trattasse di una gita), nessuno però lo dice. Come fate a scrivere queste corbellerie quando le stesse ASL dichiarano che aumentano i casi di intervento dei servizi in contesti legati all’uso strumentale della denuncia (di solito falsa 8 volte su 10) di abuso, mossa da un genitore (di solito quello affidatario) contro l’altro (di solito quello non affidatario) per estrometterlo dalla vita dei propri figli? La famiglia giusnaturalista o no è l’elemento nucleare sul quale si fonda la società come noi oggi la conosciamo ed esiste, per fortuna, da prima che ne cominciassero a parlare psicologi, antropologi ed assistenti sociali che di norma contribuiscono a distruggerla. Probabilmente ci saranno anche degli operatori capaci e motivati, la legge dei grandi numeri mi consente di esprimere questo pensiero, ma devono essere ben nascosti tra la quantità di persone che lavorano perché fanno gli assistenti sociali e questo è il pensiero, di una persona che sul campo, non sui libri, si confronta con questi signori. Vorrei che qualcuno rispondesse ad un quesito che mi arrovella: esiste un codice deontologico che dovrebbe definire i criteri della attività di un assistente sociale: in che sede ed in che modi posso richiamare quell’assistente sociale al rispetto del codice deontologico se questo signore/a dimostra di non attenervisi e così facendo viene meno ai suoi doveri ed arreca un danno ingiusto ai miei figli ed a me? Chi mi preserverà dal rischio di ritorsioni personali? Quando l’assistente sociale agisce su mandato del tribunale, quali sono i limite del suo mandato? Chi ha il dovere di richiamarlo se non si attiene al mandato, se esprime pareri estranei alla sua funzione o se con la sua attività si sostituisce al giudice operando scelte in contrasto con i procedimenti in corso o riferendo opinioni personali e parziali e non fatti oggettivamente riscontrabili, con ciò venendo meno ai suoi doveri ed arrecando il solito danno ingiusto bla…bla…bla? Vorrei che qualcuno mi rispondesse per onore della verità, della giustizia e della serietà del sistema tutela minori qui sbandierato, ed io non mancherò di citarlo in tutte le azioni e rilievi muoverò a questi signori non appena qualcuno mi dimostrerà che questo è un sistema scientifico e chi si assume delle responsabilità né risponde e così risponde dei danni causati con dolo o colpa.

    Grazie.

    Gabriele Bartolucci

    [Rispondi]

  7. Recchia Adelina giugno 18th, 2010 at 12:55

    Esercito la professione di avvocato in provincia di Frosinone, Foro di Cassino.
    Sono anni che affronto quotidianamente, le problematiche relative al collocamento dei minori in Casa famiglia.
    Hanno costituito vere e proprie associazioni a delinquere, per speculare sui piccoli esseri umani e finanziare le Coop che gestiscono Case Famiglia.
    Purtroppo, i genitori nulla possono fare, devono subire INDIFESI ed indifendibili, l’allontanamento delle proprie creature. A loro non è permesso neppure di piangere o di urlare,perché uno psicologo di turno, potrebbe considerarli “psicologicamente labili”, incapaci di compiere il ruolo di genitori.
    Ieri 17.06.2010 dopo 5 anni si è conclusa una drammatica storia di due sorelline che sono stata allontanate dalla famiglia di origine quando la piccola aveva 3 anni e la grande 11 anni. Sono rimaste per 6 lunghi anni in Casa Famiglia e nei primi anni, ai genitori non era consentito visitarle, successivamente a seguito di reiterate istanze, la domenica pomeriggio per qualche ora, sotto la sorveglianza dell’educatrice la famigliola poteva riunirsi. Preciso che nessun addebito era stato mosso ai genitori delle minori. La relazione del CTU nominato dal Tribunale per i Minorenni di Roma li aveva descritti come “persone semplici”. Il padre muratore con contratto di lavoro regolare, la madre casalinga.
    Purtroppo, oggi devo curare un altro caso drammatico: un bimbo di appena due anni è stato strappato ed allontanato dalla famiglia, sulla base di denuce dei Servizi sociali, rilevatesi successivamente destituite di fondamento. Il Giudice del Tribunale dei minorenni ha valutato la situazione familiare del piccolo ed ha concordato con il servizio sociale di tenere in casa famiglia, madre e figlio, fino al prossimo 30 giugno. Purtroppo, i responsabili della casa famiglia che ospitano in totale 3 bambini (due fratelli) ed il mio assistito, rischiano di chiudere la struttura per mancanza di “materia prima”, ed allora hanno deciso di chiedere al Giudice la permanenza del piccolo fino a settembre (quando presumibilmente ritorneranno altri poveri bambini).
    Ebbene la necessità di finanziare la casa famiglia, inducono i responsabili della stessa a prolungare ingiustamente la permanenza di un bambino di 2 anni e ad impedire allo stesso di vivere in una casa colma di affetto e di risorse economiche. Non è l’interesse del bambino che si vuol tutelare, ma solo quello della Casa Famiglia.
    Grazie per avermi permesso di sfogarmi, perché come professionista spesso mi sento umiliata ed inerme.
    Avv. Adelina Recchia

    [Rispondi]

    velio degola Risposta:
    luglio 15th, 2010 alle 14:15

    @Recchia Adelina,

    Gent.mma Avvocato,
    Come ho scritto in precedenza il mio lavoro mi “costringe” a vedere le cose da due punti di vista differenti. Quello dei servizi territoriali e quello del Tribunale per i Minorenni ( non minori o peggio minorati come qualcuno erroneamente ha scritto). I problemi che Lei tocca circa la “permanenza in vita ” delle case famiglia francamente non sono del tutto reali, almeno non nel territorio dove io lavoro.
    Vede, ci sono persone decisamente disoneste e altre decisamente oneste, ed è sempre rischioso farne di tutta un’erba un fascio. Dal tenore del Suo scritto si vede che Lei è una persona che ci mette il cuore nel lavoro e per fortuna ci sono ancora persone così. Credo che sarebbe utile, se Lei ha avuto la certezza di queste collusioni, che sporgesse denuncia per fare davvero piazza pulita di fronte a questi interssi occulti. Le dico questo perchè so cosa vuol dire esporsi in prima persona, l’ho fatto e non sempre ho avuto “riconoscimenti” favorevoli. E’ difficile andare contro ad interssi grandi, soprattutto quando si è soli a farlo o si va contro a vere e proprie organizazioni. Credo però che lo si debba fare e nelle sedi istituzionali proprie, Procura della Repubblica, Tribunali. Non possiamo contiuare a incrociare critiche reciproche sugli operati e poi stare fermi! Se vuole possiamo scambiarci opinioni professionali in merito. Forza se ci crediamo possiamo anche favorire un cambiamento. Un caro saluto

    [Rispondi]

  8. Margherita febbraio 2nd, 2012 at 15:52

    Nessun genitore non e nemico del suoi figlio.

    E puoi, perché non chiedono i bambini come sono piú felici,se preferiscono stare con i genitori o no?
    Anche loro hanno diritti,sono essere umani o sono ogetti?

    [Rispondi]

Scrivi un commento

*** Dichiaro di aver letto e accettato il documento sul rispetto della Netiquette dell'Osservatorio Psicologia nei media


Clicca per cancellare la risposta

    Cerca

    IN VETRINA
    psicologimip

    Redazione

    • Scrivi alla Redazione
    • Informativa e trattamento dati [D.Lgs. 196/2003]
    • Regole e Principi della netiquette di OPM

    Editoriale

    • Date agli psicologi ciò che è degli psicologi
    • Archivio Editoriali

    Rubriche

    • CINEMA
      • Noise
      • Blade Runner
      • Into the wild. Nelle terre selvagge
      • I nostri eroi alla riscossa
      • Habemus Papam

    Glossario

    • Glossario

    Anna Barracco Anna Maria Ancona Anoressia Baker Chiara Santi Corrado Pontalti corriere.it Corriere della Sera Depressione Dimitra Kakaraki Dino Angelini Facebook Forum Gabriella Alleruzzo Giorgio Blandino Giovanni Bollea Girolamo Lo Verso Giuseppe Preziosi Giuseppe Ruvolo Ilaria Fabbri Immacolata Patrone La Repubblica La Stampa Lorita Tinelli Luigi D'Elia Luigi Solano Manuela Materdomini Mauro Grimoldi McFall Omosessualità Paolo Migone Piera Serra Piero Porcelli Psicofarmaci Psicologia Psicoterapia repubblica.it Roberto Cafiso Rosalba Miceli Santo Di Nuovo Sara Ginanneschi Shoham Simonetta Putti Stress Video

    WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

    Licenza Creative Commons
    This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Copyright 2009 Osservatorio Psicologia nei MediaEversonNews Theme by Everson