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Segnalazioni Tags | Cognitivo-comportamentale, Densibilizzazione Sistematica, Esposizione, Fobia, Sara Ginanneschi

Perché cancellare i ricordi quando si può superare una paura?

Posted on 16 Dicembre 2009 by Sara Ginanneschi

SEGNALAZIONE

Vorrei segnalare all”attenzione di OPM questo articolo per un chiarimento.

Grazie

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TESTO ARTICOLO

Sanità News

09/12/2009 SCOPERTO UN SISTEMA NATURALE PER CANCELLARE I RICORDI PAUROSI

È stato scoperto un sistema naturale per annullare l”effetto dei ricordi paurosi. Il nuovo metodo blocca in modo semi-permanente le memorie terrificanti e, secondo i ricercatori americani che descrivono il loro studio su “Nature”, potrebbe avere importanti implicazioni per il trattamento dei disordini legati a paura e panico. Precedenti ricerche hanno permesso di bloccare i brutti ricordi prima che vengano fissati completamente nella memoria del cervello ma molti dei sistemi sperimentati fino ad ora si servivano di composti tossici per l”uomo o hanno dimostrato effetti limitati a pochi giorni. Il team di Elizabeth Phelps della New York University è riuscito invece ad aggirare l”impiego di queste sostanze, sfruttando una fase della memorizzazione nota come “riconsolidamento”, durante la quale i vecchi ricordi possono essere modificati. Dopo aver “allenato” un gruppo di volontari a temere uno stimolo visivo, il team di scienziati statunitensi ha introdotto nuove informazioni “sicure” mentre riattivava i ricordi paurosi. In questo modo i ricercatori sono riusciti a “riscrivere” i pensieri negativi associati allo stimolo. In pratica, hanno modificato il brutto ricordo. Gli effetti di questo tipo di intervento innovativo, inoltre, durano per almeno un anno e non sembrano influenzare gli altri ricordi, quelli che non sono stati riattivati al momento in cui erano state fornite le nuove informazioni “salvifiche”. I medici concludono che i vecchi ricordi possono essere aggiornati con informazioni neutre, proprio nel momento del loro riconsolidamento. La ricerca ha importanti implicazioni per il trattamento clinico dei disordini legati alla paura, ed evidenzia l’importanza di interventi mirati fatti al momento giusto.

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COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA SARA GINANNESCHI

Può darsi, si si può darsi che si possa associare una serie di pensieri neutri ad uno stimolo pauroso per annullarne il ricordo, quello che ci chiediamo è: quali importanti implicazioni avrebbe per il trattamento clinico? Voglio dire, esistono ormai da molti anni tecniche cognitivo-comportamentali abbastanza meccaniche e di rapida riuscita come l’esposizione in vivo, l’esposizione in immagine e la desensibilizzazione sistematica che hanno lo scopo non di cancellare il ricordo di quanto uno stimolo faccia paura (poi per un anno) ma di eliminare l’emozione “paura” associata allo stimolo stesso e questo in maniera permanente!

Le paure hanno una natura evoluzionistica fondamentale ed è per questo che spesso le persone temono animali o situazioni potenzialmente pericolose per la sopravvivenza. Si ha paura di un cane feroce, di un ragno velenoso, di serpenti e così via e poi si generalizzano queste paure a tutti gli insetti, ai cani anche di piccola taglia, alle bisce ecc. per questo non si realizza quale funzione abbia la cancellazione di un ricordo, anziché il trattamento che permetta alla persona di fare una passeggiata nel bosco vicino a casa temendo a ragione il morso di una vipera, ma non “l’aggressione di un ragno  innocuo con lunghe zampe e piccola bocca”.

Spieghiamo un po’ meglio questi meccanismi con un esempio: diciamo che una persona ha paura dei ragni, una paura così forte che quando si trova in una stanza, in cui è presente un ragno, accusa sintomi ansiosi come l’aumento del battito cardiaco, l’aumento della respirazione e la conseguente sensazione di pesantezza al petto, sudorazione e così via. La sua testa è costellata da una serie di pensieri automatici che recitano: “c’è un ragno, mi salterà addosso! Mi si infilerà sotto la giacca e le sue zampette schifose saranno a contatto con la mia pelle! Cielo,  senz’altro sverrò ed il ragno potrà farmi le uova nelle orecchie che si schiuderanno ed usciranno tanti piccoli ragnetti!” e molte altre ancora perché i pensieri automatici dei fobici possono essere anche molto irrazionali ed irragionevoli. Sintomi fisiologici, Cognizione ed ecco il comportamento: uscire immediatamente dalla stanza, allontanarsi dall’oggetto fobico, convincere qualcuno ad eliminarlo più o meno permanentemente. Ecco che il circolo dell’ansia viene a rinforzarsi! Eliminare l’oggetto fobico permette di far cessare istantaneamente, anche se in maniera graduale, i sintomi fisiologici, cessa la sensazione di paura ed i pensieri invocano nella testa della persona frasi automatiche di scampato pericolo.

La terapia cognitivo-comportamentale come alcuni sapranno non ha l’ambizione di capire perché una persona ha paura dei ragni piuttosto che degli uccelli o quali siano i meccanismi familiari o sociali reconditi di questo disturbo, ma può risolverlo in maniera abbastanza rapida nell’hic et nunc, concentrandosi sui sintomi e su quello che la fobia rappresenta per la persona oggi, come si mantiene e come prevenire le ricadute.

Se quando si cade da cavallo si accetta il buon consiglio di rimontare subito in sella, per le paure la migliore cura è affrontarle e quindi graduare una serie di situazioni, dalla meno fobica a quella più insopportabile e poi affrontarla step by step sia in immagine che in vivo.

Il rationale delle tecniche espositive è l’abituazione della paura, che sale di fronte allo stimolo ma poi tende naturalmente a decrescere, anche grazie alla mediazione dei pensieri che davanti ad una situazione paurosa ma gestibile (si ricorda che spesso l’esposizione è graduata) non possono far altro che rielaborare il concetto di paura e fare una serie di valutazione sulla situazione che non sono di “conforto”, ma proprio di analisi, ad esempio, di fronte alla sola immagine di un ragno la persona può pensare: “certo che è brutto, però non può farmi niente perché è solo un’immagine”. Questi pensieri prendono il nome di pensieri neutri o positivi e la persona può attivamente instillarli nella propria mente, dapprima come pensieri guidati ed infine automatizzarli. Superato uno stadio di paura si prosegue con il successivo, fino, ad esempio a pensare ad un ragno che cammina sulla propria pelle, piuttosto che farlo davvero.

Nella Desensibilizzazione Sistematica, si insegna alla persona fobica a rispondere ad uno stimolo di paura, anziché con la relativa ansia, con una risposta contraria, ossia il rilassamento. Il razionale di questa tecnica è dunque il “controcondizionamento”: se la fobia è il condizionamento di una risposta di paura esagerata verso uno stimolo di per sé non così pericoloso, il controcondizionamento serve a riequilibrare tale reazione. Questa tecnica si è però dimostrata meno efficace di quelle espositive e meno duratura nel tempo.

Quindi, pur accettando la possibilità di cancellare “la paura” da un ricordo, non si capisce perché non si potrebbe semplicemente affrontarla con una terapia notoriamente breve (3-6 mesi) i cui risultati si mantengono nel tempo anche ad anni di distanza.  Certo, come ogni ricerca in ambito neuropsicologico, la rilevanza è data dalla stessa ricerca, che ci permette di sapere qualcosa in più sul cervello e sul suo funzionamento e di comprendere sempre di più alcuni meccanismi cognitivi come quello della memoria.

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