La Mente al Cinema è una sezione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia dedicata al mondo della psiche. In tutta Italia non c’è nessun altro festival del cinema che preveda una sezione permanente dedicata alla mente. Esistono rassegne ed eventi singoli, ma nessuno organico ad una realtà concorsuale più ampia. Da anni infatti si è cercato di offrire una prospettiva diversa, non politicizzata, meno concettuale e cognitiva ma più empatica e coinvolgente sul mondo della psiche.
La giuria della sezione “La Mente al Cinema” presieduta da Elisabetta Marchiori (SPI, Società Psicanalitica Italiana) e composta da Gabriella Alleruzzo (OPM, Osservatorio Psicologia nei Media), Pia Soncini (UICC, Unione Circoli del Cinema), Antonello Bellomo (Cattedra di Psichiatria Università di Foggia) e Luigi Starace (Stigmamente.it) assegna il Premio in ex aequo alle opere: “L’eredità di Marinella” di Roberto Quarta e “Come si dice?” di Cristian Benaglio.
“L’eredità di Marinella”
Questa opera di genere documentaristico ha il pregio di utilizzare il mezzo cinema per raccontare la Còrea di Hunghtinton, una malattia genetica rara, riuscendo al contempo ad esprimere la tragicità della solitudine che coinvolge le persone che ne soffrono e le loro famiglie, trasportando lo spettatore in un processo di autentica immedesimazione.
Un uso consapevole della macchina da presa permette di vivere profondamente le emozioni della protagonista, Marinella. Queste caratteristiche sono associate all’accuratezza dell’informazione scientifica che risulta essenziale e comprensibile al grande pubblico. Al termine della visione lo spettatore porta con se un’eredità di conoscenza e di emozioni nuove e profonde. Auspichiamo che il premio possa favorire la diffusione di quest’accurato lavoro sensibilizzando il pubblico a questa problematica particolarmente difficile da comprendere ed affrontare.
Sinossi:
Roberto Quarta, psicologo e filmaker intervista la signora Lina che è al centro di un dramma umano che cominciò con la suocera considerata pazza, il marito alcolizzato e violento e che termina con la figlia Marinella che all’età di 36 anni cominciò a manifestare lo stesso comportamento della nonna e del padre. La Corea di Huntington è la risposta che la signora Lina troverà per dare senso alla sofferenza che ha attraversato la sua vita e le persone a lei più care. Anno 2008
“Come si dice?”
Si tratta di un cortometraggio che in otto minuti riesce a rendere una compiuta narrazione in modo asciutto ed essenziale, senza elementi superflui
E’ la storia di un incontro tra un giovane sofferente ed un prete, che con ritmo incalzante fa emergere un disagio psichico profondo connesso ad esperienze traumatiche e ad una vulnerabilità personale.
Il giovane con il suo ripetitivo “Come si dice?” spinge il prete a restituirgli la parola che gli manca, assumendo una funzione maieutica. Questo permette al giovane di raccontare la sua storia e di svelare il proprio mondo interiore, spezzando la ripetitività e aprendo la possibilità a formulare una nuova domanda “Perché?”. L’autore grazie anche alle ottime capacità degli interpreti, riesce a mettere in scena in pochi minuti ciò che un trattato di psichiatria spiega in centinaia di pagine.
Lo spettatore viene messo nella condizione di sperimentare empaticamente dinamiche psichiche cui difficilmente può avere accesso attraverso la parola senza un’efficace mediazione delle immagini.
Sinossi:
Un prete, mentre apre il bar della chiesa parrocchiale, vede un uomo che lo stava aspettando. Cristian Benaglio, giovane filmaker indipendente racconta il loro inusuale incontro e la conversazione che intrattengono. Anno 2008.
Considerazioni finali della Giuria:
Le opere che abbiamo visto e di cui abbiamo discusso durante la riunione di giuria sono state giudicate complessivamente valide ed interessanti, e ne sono state individuate diverse (oltre a quelle premiate) che meritano senz’altro promozione e visibilità. La sezione “La mente al cinema” è a nostro avviso di un’occasione unica in Italia per poter discutere con un pubblico ampio e non necessariamente di professionisti che lavorano sul disagio psichico, di tematiche che spesso toccano le persone da vicino ma sulle quali non sono offerti spazi di riflessione, comprensione e pensabilità. In questo modo purtroppo continuano a rafforzarsi fenomeni di intolleranza, emarginazione e stigmatizzazioni verso le persone sofferenti e i loro familiari.










