SEGNALAZIONE
Attacchi di panico spiegati come sempre in maniera ancora più drammatica del necessario …
Sintomi portati all’esasperazione ma soprattutto una scelta inconsapevole e spesso erronea delle possibili cause!
Lettera firmata
TESTO ARTICOLO Tratto da Lifestyle
Si presentano come assalti improvvisi di angoscia e terrore. Sono gli attacchi di panico, un disturbo che colpisce tutti almeno una volta nella vita. Cosa sono, come riconoscerli e cosa fare se si è colti da una crisi
Il cuore batte a mille, hai le mani fredde e umide, la gola si stringe, ti manca il respiro e un’angoscia tremenda ti invade senza che tu ne conosca la ragione. Ti sembra di perdere il controllo, di svenire o di diventare pazza. Ti senti in pericolo e il tuo pensiero in quel momento è uno solo: sto per morire. Se riconosci queste reazioni vuol dire che hai già sperimentato il terrore di un attacco di panico, un disturbo relativamente diffuso nella popolazione, in modo maggiore tra le donne.
Nessun sintomo particolare preannuncia l’attacco di panico che arriva all’improvviso, senza alcuna causa apparente. Le crisi durano da dieci minuti a mezz’ora e terminano con una sensazione di sollievo e stanchezza. Ma come si potrebbe definire un attacco di panico? È un’eccessiva reazione fisica e psichica dovuta a quello che noi percepiamo come un pericolo, anche se in realtà non è tale. Mentre la paura è una risposta emotiva a una minaccia di pericolo oggettivo, l’ansia non è supportata da nessun elemento oggettivo. Gli attacchi possono presentarsi occasionalmente ma quando le crisi si ripetono vuol dire che si soffre della sindrome da attacco di panico (DAP). Spesso queste reazioni acute possono essere associate alle fobie. Infatti la persona che ha sperimentato un attacco di panico cerca di evitare la situazione relazionata a quell’ esperienza, a volte con conseguenze drammatiche per la sua vita sociale. Se l’attacco è avvenuto in un supermercato, chi ha sperimentato l’ansia estrema non vorrà mettere piede in un centro commerciale per paura di vivere di nuovo quella paurosa esperienza.soffrire. Gli eventi stressanti della vita possono inoltre favorire questo tipo di disturbo. La perdita di una persona cara o difficoltà sul lavoro o conflitti non risolti possono favorirne l’insorgenza.
Le cause
Negli attacchi di panico c’è sicuramente una componente genetica che predispone la persona a soffrirne. Se nella tua famiglia ci sono persone affette da questo diturbo è più probabile che anche tu ne possa
I sintomi
Quelli fisici dominano il quadro generale: palpitazioni, nausea, sudori freddi, sensazione di soffocamento, oppressione, dolore toracico, vertigini, stordimento, confusione. Tutti sintomi che possono far pensare a patologie reali come l’infarto o la crisi ipoglicemica. E non è un caso se alla persona che giunge al pronto soccorso con questi sintomi viene fatto un elettrocardiogramma, per essere sicuri che non si tratti di patologie fisiche. Ma non tutti i sintomi dell’attacco di panico sono fisici. Alcuni sono molto angoscianti perché toccano la sfera cognitiva. La persona che vive un attacco di panico riferisce il terrore che prova per un pericolo imminente, quello di morire o di diventare pazza. Inoltre, la crisi tocca anche la sfera comportamentale. Durante l’attacco di panico si sente la necessità di fuggire, scappare dal luogo dove ci si trova per uscire a prendere aria.
Cosa fare durante la crisi
- Sei terribilmente spaventata. Sappi che ciò che provi è solo una reazione abnorme del tuo organismo allo stress.
- Lascia fluire le tue sensazioni e non combattere il sentimentio di panico, accettalo. Vedrai che non ti succederà niente.
- Evita di alimentare il panico che già stai provando con ulteriori pensieri paurosi, drammatici o catastrofici
- Cerca di non concentrare il tuo pensiero su ciò che sente il tuo corpo ora. Non pensare “qualcosa di brutto di sta per accadere”.
- Aspetta e lascia alla paura il tempo di passare. Se non aggiungi pensieri terrificanti che ti stai inventando vedrai che la sensazione di terrore se ne va da sola.
- Non fingere. Se sei in preda a un attacco di panico non disperdere i tuoi sforzi nel tentativo di far vedere agli altri che stai bene. Molto meglio dichiarare il malessere e viverlo apertamente.
- Durante un attacco di panico si ha l’impressione di soffocare e si è portati a respiri frequenti e profondi fino all’iperventilazione che a sua volta peggiora i sintomi fisici dell’attacco di panico. Cerca dunque di respirare normalmente
- Dopo una crisi di panico è opportuno scartare ogni possibile patologia fisica consultando il proprio medico. Sarà lui a consigliare, se ce ne fosse bisogno, un trattamento farmacologico o psicoteraopeutico.
COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA SARA GINANNESCHI

Il problema di articoli di questo tipo non è tanto che portano intrinsecamente una sorta di discredito ad una professione che è quella dello psicoterapeuta (più che dello psicologo in realtà), ma che inducono le persone a ritenere di avere disturbi che non hanno, classificando le sindromi in maniera erronea e del tutto fuorviante.
Più volte l’OPM si è occupato di descrivere chiaramente gli attacchi di panico ed il disturbo da attacchi di panico e come sempre rimandiamo per una visione rapida al nostro GLOSSARIO, ma addentriamoci dentro questa notizia per reperire le false informazioni e fornire quelle corrette.
Cominciamo con è “un disturbo che colpisce tutti almeno una volta nella vita”. Fortunatamente non è così! E, anche se ha una casistica abbastanza importante lo stesso disturbo di panico ha una prevalenza tra l’1 ed il 2% della popolazione. Spesso si tende a sovrastimare la prevalenza di attacchi di panico proprio a causa della cattiva informazione su cosa essi siano e come si manifestino, nonostante una chiara e divulgabile definizione del DSM-IV-TR, il manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali; repetita iuvant - l’Attacco di Panico è un periodo preciso di paura o disagio intensi, durante il quale quattro (o più) dei seguenti sintomi si sono sviluppati improvvisamente ed hanno raggiunto il picco nel giro di 10 minuti:
- palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia
- sudorazione
- tremori fini o a grandi scosse
- dispnea o sensazione di soffocamento
- sensazione di asfissia
- dolore o fastidio al petto
- nausea o disturbi addominali
- sensazione di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento
- derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distanti da sé stessi)
- paura di perdere il controllo o di impazzire
- paura di morire
- parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio)
- brividi o vampate di calore.
Questi attacchi possono essere inaspettati, causati dalla situazione o sensibili alla situazione, ma perché si possa codificare un disturbo di panico è necessario che vi siano attacchi inaspettati ricorrenti.
Uno tra la paura di perdere il controllo o di impazzire, o la paura di morire, è sempre presente. Ogni attacco è sempre accompagnato da un senso di pericolo o di catastrofe imminente e da urgenza di allontanarsi; si tratta di una paura precisa, parossistica (ha un picco immediatamente elevatissimo) e molto grave che quindi non tutti (ancora una volta, fortunatamente!) hanno sperimentato. La convinzione che il disturbo sia totalmente organico e che i sintomi siano riferibili appunto ad un attacco cardiaco o ad un ictus, oppure ad un raptus di follia improvviso che possa portare la persona a compiere gesti folli come gettarsi da un cavalcavia o ferire qualcuno ad esempio, portano ad una richiesta di aiuto, spesso al pronto soccorso od alla guardia medica. Coloro che hanno sperimentato una dispnea, palpitazioni, tremori, accompagnati da “pensieri strani” che poi sono riusciti a tranquillizzarsi da soli, o non hanno comunque chiesto il soccorso, è abbastanza probabile che non abbiano mai sperimentato un attacco di panico, forse uno d’ansia si, ma sono due cose distinte e di gravità percepita diversa!
Veniamo al punto: “Ti senti in pericolo e il tuo pensiero in quel momento è uno solo: sto per morire”. Come appena spiegato sto per morire, o sto per impazzire o sto per perdere il controllo. Che ci piace ribadire, non è una sensazione come a volte capita di dire tipo, “muoio dal caldo”, ma un’emozione fortissima che fa credere che ormai sia arrivato quel momento, con tutta l’angoscia che esso comporta (ed è per questo che le persone chiedono aiuto!).
Un’altra precisazione in merito a “Mentre la paura è una risposta emotiva a una minaccia di pericolo oggettivo, l’ansia non è supportata da nessun elemento oggettivo” che è invece un’affermazione proprio sbagliata. Tra le emozioni di base, paura ed ansia sono dei sinonimi e la scelta di un termine rispetto all’altro dipende dal modello teorico di riferimento (Ekman, 6 emozioni con la paura e Beck, 5 emozioni con l’ansia); non è quindi corretto distinguere i due contetti tra di loro come l’uno buono e l’altro cattivo, mentre è lecito riconoscere un’ansia normale ed una patologica.
Vengono spiegate ed in maniera abbastanza ragionevole le cause del disturbo, anche se forse vale la pena di soffermarci un attimo a spiegare perché sopraggiungono i sintomi del Panico, per illustrare in che modo si configurano tutte le sensazioni spiacevoli che comportano; si tratta infatti di una reazione di attacco o fuga, che sopraggiunge nel momento sbagliato, quando non c’è nessuno stimolo oggettivo che induca l’organismo ad attaccare un nemico o fuggire. Chi soffre di attacchi di panico, ha in qualche modo condizionato una reazione abnorme a situazioni ordinarie.
Ecco che cosa succede: Immaginiamo che una persona stia camminando su di un bellissimo e vasto prato, che ad una prima occhiata appare totalmente vuoto; all’improvviso, da un boschetto limitrofo, a meno di 100 metri di distanza, sbuca un toro inferocito che comincia a caricarla.
Ecco che l’ansia favorisce dei cambiamenti all’interno del corpo che permettono a questa persona:
- 1) Di iniziare a correre;
- 2) Di correre velocemente;
- 3) Di trovare un posto sicuro prima che il toro la raggiunga.
Questi cambiamenti sono la conseguenza della secrezione nel sangue dell’adrenalina, un ormone che viene rilasciato dalle ghiandole surrenali in caso di intensa paura e che a sua volta attiva parte del sistema nervoso autonomo, la cui funzione è del tutto involontaria.
Più in dettaglio:
- Il respiro si fa più frequente e le narici ed i polmoni si espandono, aumentando la quantità di ossigeno disponibile per i muscoli;
- Il ritmo cardiaco e la pressione del sangue aumentano, in modo da trasportare velocemente l’ossigeno ed il nutrimento richiesti dai muscoli;
- Il sangue è dirottato ai muscoli, particolarmente ai grandi muscoli degli arti inferiori. Meno sangue affluisce agli organi interni ed anche alla faccia che quindi tende ad impallidire;
- I muscoli si tendono preparandosi ad una risposta veloce;
- Il sangue aumenta la sua capacità di coagulare, cosicché nel caso in cui si rimanga feriti si riduce la perdita di sangue;
- Aumenta il sudore per contrastare il surriscaldamento dovuto ad una grande attività fisica. I vasi sanguigni si dilatano in vicinanza della pelle per raffreddare il sangue;
- La mente si concentra sul pensiero: “Qual’è il pericolo? Come posso evitarlo?” ed ignora tutto il resto;
- La digestione si ferma; la bocca si fa secca e produce meno saliva; il cibo si ferma nello stomaco e può dar luogo ad una sensazione di nausea, mentre viene liberato nel sangue lo zucchero che serve a fornire energia;
- Il sistema immunitario rallenta; il corpo per il momento concentra tutti i suoi sforzi nella fuga.
Queste reazioni non ricordano i sintomi dell’attacco di panico? Infatti quando non vi è il toro inferocito, non solo il corpo, dopo l’attivazione dell’iperventilazione, delle palpitazioni, della sudorazione, della tensione muscolare, ecc. non si muove per scappare, ma anche il pensiero tipico della fuga non si profila ed anzi, si va ad interpretare in maniera catastrofica queste risposte fisiologiche e si amplificano ancora di più i sintomi stessi. Alcune avvisaglie come 1) Vertigini; Senso di stordimento o testa leggera; Confusione; Mancanza di respiro; Annebbiamento della vista; Impressione di irrealtà; e 2) Aumento dei battiti cardiaci per pompare più sangue ai tessuti; Intorpidimento e formicolii alle estremità; Mani fredde e sudate; Rigidità muscolare, sono poi una diretta conseguenza dello squilibrio tra ossigeno ed anidride carbonica che si viene a creare con l’iperventilazione. Talvolta si arriva a provare:
- Gravi vertigini e nausea;
- Incapacità di regolare volontariamente il respiro;
- Sensazioni di costrizione, peso e dolori al petto;
- Svenimento;
- Crampi muscolari in diversi distretti corporei;
- Terrore crescente generalizzato.
Se per l’autore dell’articolo, <l’attacco di panico viene a tutti almeno una volta nella vita>, certamente non è mai venuto a lui perché altrimenti non si spiegherebbe quanto illustrato nel “Cosa fare durante le crisi”. Quando si pensa di avere un ictus, un infarto, o di essere preda di un imminente raptus di follia, con il fiato corto, un nodo alla gola, un mattone opprimente sul petto, le gambe deboli ed intorpidite, una crescente sensazione di confusione ed annebbiamento mentale … beh è un po’ difficile pensare “calmi tutti, ma questa è solo <reazione abnorme del mio organismo>”. NO!, <Non pensare “qualcosa di brutto di sta per accadere> perché morire d’infarto sul ciglio di una strada non è mica poi così male, anzi devi <lasciar fluire le sensazioni senza contrastare il panico>!
I consigli dati non sono sbagliati in sé, ma andrebbero inseriti in training specifici, come quello della respirazione, sedute di ristrutturazione cognitiva, momenti di esposizione alle situazioni temute, più o meno graduate dalla meno alla più ansiogena … chi ha avuto un attacco di panico ed adesso ha paura di ricreare le stesse condizioni presenti quella volta, non è più sciocco o debole degli altri e non sa “far fluire le sensazioni”! Deve fare un percorso che talvolta è necessario fare con un professionista psicoterapeuta, soprattutto quando gli attacchi sono ricorrenti o condizionano la propria vita portando limitazioni nella quotidianità.
L’OPM invita tutti gli interessati nominati e/o individuati direttamente o indirettamente negli articoli pubblicati dai nostri redattori, a trasmettere le proprie repliche o richieste di rettifica riguardo il tema trattato. Queste verranno inserite nel sito, se firmate ed espresse con linguaggio appropriato. L’OPM declina ogni responsabilità riguardo gli eventuali commenti e pareri espressi.











Dott.ssa Gianneschi, La ringrazio molto per il Suo commento.
Il mio primo attacco di panico, 13 anni fa, mi ha portata dritta dritta al pronto soccorso e mi sono ripresa dopo una flebo di valium. Quando mi hanno parlato di “ansia” io sono caduta dalle nuvole, io non mi sono mai sentita nè reputata ansiosa… buffo eh?! Un giorno tranquillissimo della mia vita invece è scoppiata la bomba, oggi sono ancora “xanax-dipendente”, anche solo averlo in borsa mi fa stare tranquilla, ma piano piano credo, spero, voglio stare sempre meglio ed evitare di dipendere da una pillolina. So tutto quello che c’è da sapere sugli attacchi di panico, il mio psicoterapeuta in questi anni mi ha aiutata tantissimo, vorrei però non averli mai conosciuti e soprattutto vissuti… Non auguro al mio peggior nemico di vivere in questo stato.
Grazie
[Rispondi]
Volevo fare delle precisazioni: io non credo che gli attacchi di panico siano genetici. E’ infatti chiaro che se una persona ha dei familiari con attacchi di panico e ha condiviso con loro questa sgradevole esperienza soprattutto in età infantile… resterà fortemente influenzata psicologicamente da queste esperienze, che verranno interiorizzate e che porteranno la persona tendenzialmente ad essere più predisposta ad avere attacchi di panico.
Inoltre credo che gli attacchi di panico siano il “terrore di essere terrorizzati”, e che non sono totalmente indipendenti dalla situazione oggettiva: la situazione oggettiva è normale per le persone che non ne soffrono, mentre per la persona che soffre di attacchi di panico, tale situazione sarà invece estremamente vissuta come “pericolosa”: è chiaramente una distorsione della realtà, ma per la persona la situazione è minacciosa, come ad esempio il supermercato.
Infine credo che la percezione di avere disturbi organic: sensazione di morire, di infarto, ecc. è dovuta al fatto che siccome le sensazioni prodotte da un attacco di panico sono avvertite fisicamente, oltre che emotivamente, (come ad esempio la tachicardia, la sensazione di soffocamento, ec.) la persona, durante questi attacchi, sarà portata a pensare a problemi fisici, e gravi, perchè effettivamente quello che percepisce coscientemente sono sensazioni fisiche forti
[Rispondi]
MG Risposta:
Gennaio 19th, 2010 alle 07:00
@Simone,
La paura di aver paura resta sicuramente, è talmente sconvolgente il primo attacco che resti terrorizzata per tantissimo tempo. A volte mi è bastato avere il fiatone dopo aver corso o salito tante scale, il cuore comincia a battere più forte, il fiato corto, e da lì un’escalation di sensazioni che ti ricordano quel maledettissimo evento che ti ha portata al pronto soccorso qualche anno prima. Forse col tempo si impara soltanto a gestirli un pò meglio, capire innanzitutto che non c’è nulla di cui vergognarsi e lasciare che passino… Io sinceramente preferisco “prevenirli”, se so già che devo vivere una situazione un pò stressante, prendo mezzo xanax ed evito che possa accadermi qualcosa di spiacevole..
MG
[Rispondi]
D.ssa Ginanneschi,
complimenti per l’articolo. Mi ha ricordato che spesso mi sono capitati clienti che riferiscono di aver avuto attacchi di panico, salvo poi verificare in sede clinica la diversa entità dell’evento; mi chiedevo quindi quanto l’”attacco di panico” permei oggi il linguaggio comune (così come altre etichette diagnostiche o sintomatologiche) favorendo una percezione delle reazioni agli eventi del mondo “patologizzata”, sicuramente tarata su un registro “oggettivo” e non “soggettivo” (e quindi quanto i media abbiano ruolo in ciò).
Certamente va apprezzato e sostenuto il lavoro dell’OPM per dare serietà e credibilità alal comunicazione in ambito psi.
Cordiali saluti.
Ronnie Bonomelli
[Rispondi]
Cara dottoressa credo che la sua precisazione rigorosamente e scientificamente corretta, sia in realtà un’occasione soggettiva per mettersi in mostra!trovo che entrambi i contenuti siano molto simili, con la differenza che lei si attiene alla lettura rigorosa del dsm e l’altra collega invece usa una modalità più discorsiva!l’ esperienza dell’attacco di panico vero( e non uno stato di forte angoscia) è realmente drammatico, quindi non ritengo che l’altra collega abbia esagerato! ma perchè noi psicologi siamo così masochisti da screditare sempre altri colleghi?
Saluti
[Rispondi]
Buona sera dottore
Mi chiamo haissam e sono un ragazzo di 38 anni italo siriano e vivo attualmete in siria
Sono circa 10 mesi che soffro di attachi di panico nonche respiro per parechie ore al giorno in modo volontario..cioe’ mi concentro in un modo involontario sul mio respiro e respiro da solo..non so come mai mi succede cio ma purtroppo….
Il problema che non sto vivendo bene cosi perche e una sensazione bruttissima (controllare il respiro)..non riesco a dormire bene e specialmente il pomeriggio..
Inoltro soffor di stordimento e testa vuota e sembra che sto perdendo il senso della vita..
Ho avuto anche parecchie accelerazione cardiache e I medici qui in siria mi hanno prescritto un medicinale per la pressione (visto che andava su e giu) e per il battito del cuore ..
Poi mi hanno prescritto anche cepralex 10 mg…ho preso per 11 giorno ½ pillola e oggi ho iniziato con 1 intera…
Soffro anche di coltellate in tutto il corpo e fischio nel orecchio sinistro che dura ormai da 6 mesi senza sosta (nei ultimi giorno comincia a sparire per qualche ora e poi ritorna specilamente dopo sdraiato)..
Sento un mal essere generale..non riesco a lavorare da 2 mesi ormai..
Come faccio a non controllare il respiro?
Cosa mi consglia?
La prego di rispondermi…
Haissam
[Rispondi]
Gentile Haissam,
in questo sito non diamo consigli od indicazioni terapeutiche.
Ne parli quindi con il suo medico di fiducia.
[Rispondi]
haissam Risposta:
Marzo 3rd, 2010 alle 23:10
@Dr.ssa Sara Ginanneschi,
carissima dottoressa
grazie per la sua risposta…purtroppo chiedo il suo consiglio a riguardo perche qui sono totalmente scoperto da medici di fiducia..purtroppo in siria non ci sono medici neurolgici validi..puo ripensarci?
la ringrazie comunque..
d.saluti/haissam
[Rispondi]