Roma, 17 dic. (Adnkronos Salute)
Pregiudizi e discriminazioni sulle persone colpite da depressione sono ancora radicati tra gli italiani. I malati sono considerati addirittura pericolosi dal 32% dei connazionali, al 20% fanno paura e il 72% li ritiene imprevedibili. Sono alcuni dati dell’indagine nazionale sullo stigma e i costi di ansia e depressione realizzata dalla Commissione Salute del ministero delle Pari opportunità, su un campione di 2.000 italiani intervistati al telefono, di cui 500 con esperienza della malattia, 60 medici di famiglia e 60 farmacisti. I dati sono stati presentati oggi a Roma, durante un convegno sul tema. Alle domande dirette su eventuali pregiudizi contro chi soffre di ansia patologica e depressione la stragrande maggioranza, fino al 93% risponde di non averne. “Le cose cambiano quando si comincia ad indagare il fenomeno attraverso domande indirette”, spiega Antonio Tundo, psichiatra della Commissione Salute Pari opportunità. Ben il 70% del campione, infatti, ritiene che chi soffre di depressione o ansia subisce discriminazione a vari livelli, dal posto di lavoro fino alla famiglia. E le due malattie sono sempre associate ad atteggiamenti negativi: dall’isolamento (87%) fino al sospetto (53%) e alla vergogna (46,2%). “Rimane un forte pregiudizio anche sulle cause: oltre un terzo del campione – sottolinea Tundo – attribuisce la malattia ad un carattere fragile. E fa anche riflettere che circa il 15% del campione consideri questi problemi fisiologici per gli anziani. E questo accade anche tra i medici. E’ un pregiudizio forte che spesso esclude i più anziani da cure per loro utili e risolutive”. Ansia e depressione sono ampiamente diffusi nella popolazione e comportano costi elevatissimi per la società. Sulle casse del Paese hanno lo stesso peso del cancro o delle patologie cardiovascolari, pur non ricevendo la stessa ‘attenzione’ a livello di investimento in ricerca e di informazione. Anche le aziende pagano un prezzo: il 23% delle assenze dal lavoro è causato dalla depressione e il 19% dell’ansia patologica. “Questi dati dovrebbero far riflettere anche sindacati e imprenditori sulla necessità di occuparsi di questo problema e delle possibilità di prevenzione”, conclude Tundo.










