Negli ultimi giorni la nostra casella postale è stata ed è tuttora oggetto di un mailbombing, assieme a quella dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, dell’Ordine dei Medici e di AltraPsicologia, da parte di centinaia di cittadini che ci hanno fatto pervenire l’appello che riportiamo in calce.
Non è la prima volta che ci capita, in contesti più o meno formali, di essere “scambiati” per un organo istituzionale mentre siamo un’Associazione di Psicologi e Psicoterapeuti che volontariamente si sono rimboccati le maniche per cercare di diffondere i principi dell’informazione corretta in campo psicologico. Consideriamo il fatto di essere individuati come interlocutori autorevoli dopo meno di un anno dall’inizio della nostra attività come un importante riconoscimento della qualità dell’informazione e del sapere che produciamo, e di questo ringraziamo chi ci ha scritto con fiducia, tuttavia ci teniamo a sottolineare che il nostro è un lavoro indipendente che ha il suo rilievo sul piano culturale.
Entrando nel merito dei contenuti delle mail ricevute, non possiamo che essere solidali con chi chiede un’aperta presa di posizione rispetto al non considerare le persone omosessuali come esseri umani “difettosi” che richiedono una “riparazione”. L’Osservatorio lo ha già fatto in passato, con uno dei nostri primi articoli “Chiediamo scusa ai gay” e, recentemente, con un commento ad un articolo pubblicato su Pontifex in cui Francesco Bruno sostiene che l’omosessualità sia patologica. Ci sembra paradossale che persone già svantaggiate sul piano socioculturale debbano “lottare” contro professionisti della psicoterapia che antepongono alla formazione scientifica le loro personali posizioni ideologiche dimenticando, forse, che lo psicoterapeuta non è un evangelizzatore ma qualcuno che, con le sue competenze, si mette al servizio di un altro perché questi possa diventare se stesso.
TESTO DELLA MAIL RICEVUTA
Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi
Altrapsicologia
Federazione Nazionale Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri
Gentil* Signor*,
il 21 e il 22 Maggio 2010 a Brescia, in occasione della presentazione del nuovo libro di Joseph Nicolosi, che si professa psichiatra e psicoterapeuta, si terrà un seminario che tratterà anche il tema delle terapie riparative.
Come certo saprete Nicolosi è a capo del NARTH (National Association for Research & Therapy of Homosexuality) con sedi in tutto il mondo ed è il principale ideatore della cosiddetta “terapia riparativa” che si propone di “guarire” gli/le omosessuali per dar loro un “corretto” indirizzo sessuale.
L’omosessualità non è più considerata una malattia da molti anni, come si evince dal DSM IV, eppure continuiamo a trovare medici ( o presunti tali) che cercano di curarla proprio come una malattia.
La terapia riparativa è pericolosa a causa degli effetti disastrosi che può avere su menti fragili e facilmente condizionabili. Spinge le persone a non vivere serenamente la propria identità sessuale e affettiva e non riconosce l’omosessualità come una variabile naturale della sessualità.
A queste terapie possono essere sottoposti/e anche minorenni obbligat* a prenderne parte dalle famiglie.
Se è vero che i rispettivi ordini di medici, psicologi e psichiatri non considerano più l’omosessualità come una malattia è giusto e doveroso che si rinneghino pubblicamente e attraverso ogni mezzo a disposizione le pratiche del dottor Nicolosi per impedire che, anche in Italia, prenda piede questa pericolosa prassi che spinge le persone omosessuali all’infelicità e che potrebbe suscitare nelle menti più fragili danni irrevocabili.
Da anni le persone GLBT (gay, lesbiche, bisessuali, transgender e transessuali) lottano contro ogni genere di discriminazioni e faticano, a causa di un clima diffuso di paura nei confronti dei diversi e di una forte omofobia, a vedere riconosciuti i propri diritti.
Il dottor Nicolosi, che è appoggiato da molte fondazioni religiose, induce non solo gli/le omosessuali a non accettarsi ma, in qualche modo, fa passare il messaggio che le persone GLBT non devono essere accettate per ciò che sono.
Chiedo, come cittadino, che le vostre associazioni e i vostri ordini prendano una posizione chiara sull’argomento.
Abbiamo bisogno di sapere come la pensano i/le medic*, gli/le psicolog* e gli/le pschiatr* italian*
Chiedo inoltre che si disconoscano pubblicamente i metodi e le terapie di Nicolosi e che si istituisca un comitato che si impegni a capire in che modo vengono messe in pratica le suddette terapie così da tutelare i/le eventuali pazienti.
Sarebbe utile anche avviare un serio e costruttivo dibattito sull’argomento promuovendo l’intervento di esperte ed esperti del settore.
Grazie per l’attenzione che vorrete riservare ai temi proposti
Cordialmente











Avendo ricevuto già segnalazioni di una pretestuosa e quanto curiosa azione di intimidazione preventiva da parte dell’attivismo GLBT, ci teniamo a sottolineare che nessuna delle associzioni che promuovono l’incontro con Nicolosi, Psicoteraputaconsulente APA, AMA, etc) si occupa di gay (cioè di persono liete e sintoniche nella loro pulsione omosessuale). Al contrario, nel pieno rispetto di quanto previsto da OMS (vedi ICD10, disturbo 66: persistente disagio rispetto al proprio orientamento sessuale), risponde alle richieste di aiuto di quanto sperimentano pulsioni omosessuali egodistone, nel pieno rispetto dei codici deontologici.
La letteratura scientifica prevede che tale situazione possa essere trattata con una TERAPIA che può essere GAT (Gay Affermative Therapy) oppure di altro tipo ancorchè minoritaria come la riparatva. La terapia riparativa, meglio ricordarlo, rimanda il termine “riparativo” al CLASSICO termine “riparativo” dalla Klein in poi, con buona pace dei pasticcioni che pretendono di vedervi invece un (inesistente) meccanicistico intervento (del teraputa) su una meccanismo guastato (il paziente. Se di ignoranza terminologica si tratta, meglio informarsi, se invece si gioca sporco, attenzione a non cadere nella trappola dei dilettanti allo sbaraglio. Speriamo non debba essere necessario ribadirlo ai sedicenti spcecialisti che pretendono di censurare terminologia e libertà dei pazienti.
Cordialmente
Equipe Chaire
[Rispondi]
Luigi D'Elia Risposta:
Marzo 6th, 2010 alle 08:15
@Equipe Chaire,
Fa piacere condividere con il gruppo cattolico Equipe Chaire la radicale posizione della “libertà dei pazienti”.
Coerentemente con tale ottica però occorrerebbe preservare anche la libertà di coloro che protestano per ricordare a tutti noi, compreso il Dr. Nicolosi, che quando si parla di omosessualità non si parla di alcuna forma di patologia psichica. Né l’egodistonia dell’omosessualità può mai giustificare l’uso del termine “riparativo”, che la Klein utilizzava per riferirsi ad “oggetti interni” e a dinamiche inconsce, non certo per battezzare forme di terapie. Un branding quanto meno spregiudicato.
In ogni caso consiglio di leggere il chiaro lemma di Wikipedia a tal proposito http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Nicolosi
[Rispondi]
equipe Chaire Risposta:
Marzo 15th, 2010 alle 14:45
Gentile d’Elia,
pur non avendo la pretesa di dovere fare la “difesa d’ufficio” dello psicoterapeuta americano, regolare membro APA (American Psychological Association), consulente AMA (America Medical Association), organizzatore di conferemze annuali che ricevono accreditamente ECM, etc, ci piacerebbe sottolineare alcuni aspetti.
Sinceramente, avendo visto il tenore delle informazioni contenute nella compilazione delle notizie su Nicolosi in Wikipedia non possiamo non notare un certo “strabismo” interpretativo in chi le ha scritte. Rimandiamo la valutazione della persona e dell’approccio direttamente a quanti vorranno ascoltare direttamente dalla sua viva voce e presentazione i commenti sul suo operato, che viene riconosciuto come autorevole da ben più di un collega pur nella eventuale divergenza di scuola di pensiero (vedi ad esempio gli psicoteraputi Perloff, Spitzer, Cummings).
Forse per una informativa su Nicolosi è meglio fare riferimento al sito in cui sono ampiamente (circa 700 pagine) riportate le posizioni ufficiali del NARTH in modo da comprendere meglio sia i dati scientifici che le prospettive “teraputiche” di cui si parla(www.narth.com).
Nicolosi parla di ferita dell’identità, non di omosessualità come malattia. Della possibilità che la pulsione omosessuale soggettivamente percepita come INDESIDERATA possa rappresentare un SINTOMO di altro problema (nella fattispecie, defici dell’attaccamento, vergogna, senso di inferiorità di genere etc) credo che in ambito di psicorofessionisti seri vi possa essere molto da condividere e analizzare serenamente piuttosto che da censurare come “tratto omofobico”.
Il vero punto su cui interrogarsi è quello della libertà delle persone. Se un certo orientamento (compreso quello omosessuale) viene percepito come soggettivamente indesiderato (ribadiamo posizione ampiamente condivisa e codificata anche da OMS, vedi disturbo F66), su quale base una qualsivoglia organizzazione, lobbistica, professionale o di altro tipo si può arrogare il diritto di definire che solo la GAT (Gay Affermative Therapy) sia accettabile escludendo la possibilità di affrontare, il tema in altro modo?. In una epoca di totale relativismo, dove tutto è equivalente, nel “supermarket” (anche psicoteraputico!) non sussistono se non ambito di dittature del “più uguale” posizioni che si possano legittimare come veritative e quindi estrusive nei confronti di posizioni altre. Poichè si parla di approcci terapeutici liberamente ricercati, perseguiti e condotti, pensiamo sia importante tutelare la libertà di tutti.
Le “minoranze” di persone soggettivamente fuoriuscite da pulsioni omosessuali indesiderate, o meglio da quella che viene oggi più propriamente definita come SSA (Same Sex Attraction), esistono, eccome e sono in crescita.
Probabilmente disturbano il mainstream dominato ideologicamente dalle oligarchie del GBLT, ma questo non dovrebbe turbare un corretto dialogo tra psicoprofessionisti, anzi interrogarlo a fondo. Per chi si riconosce omosessuale sintonico e felice, o che ha comunque sposato la identità sociopolitica dell’essere “gay”, non dovrebbero esserci problemi ad accettare la diversità nella divesità, nè sensazioni di minaccia da parte di chi percorre strade alternative alle proprie.
Liberi tutti, davvero! Il problema forse è di tipo lobbistico: i “fuoriusciti” dalla categorizzazione “omosessuale=gay e per sempre” rappresentano la evidenza reale che l’orientamento è plastico, variabile, plasmabile, contravvenedo il dogmatismo Kynseniano superato.
La tematica Queer, in effetti ha aperto nel “libero pansessualismo a prescindere” anche le porte per un diritto a scegliere che da OMO si vuole tornare etero….o no? Non vogliamo nè banalizzare nè ironizzare.
Ci auguriamo quindi una modalità di toni meno da fazioni contrapposte e più aperta all’accoglienza delle richieste di aiuto variegate che possano pervenire da pazienti-clienti diversi. Di persone che chiedono un sostegno e un aiuto infine stiamo parlando, non di “generi”, persone uniche ed irripetibili che ogni psicoprofessionista serio si onora di accogliere e di sostenere, non lasciandosi obnubilare dai propri convincimenti valoriali ma onestamente esplicitando in scienza e coscienza quali sono le scuole di pensiero a cui attinge.
Cordialità
Equipe Chaire
[Rispondi]
Alessandro Abis Risposta:
Maggio 5th, 2010 alle 16:59
@equipe Chaire,
mi si perdoni un intervento da non professionista, ma mi pare che nei commenti di Equipe Chaire si sia abilmente tralasciato di evidenziare che, normalmente, quelle che chiamano con elegante termine tecnico “pulsioni omosessuali egodistone” sono, né più né meno, il risultato di un ambiente impregnato di pregiudizio, intolleranza, emarginazione e perfino violenze fisiche nei confronti delle persone omosessuali. Non c’è bisogno di una laurea, per comprendere che sentire da persone, identificate fin dall’infanzia come punti di riferimento (genitori, sacerdoti, insegnanti ecc.), affermazioni che identificano l’omosessualità come un qualcosa di “sbagliato” e “innaturale” (spesso come malattia o vizio o perversione, nonché peccato), può avere pesanti ripercussioni psicologiche e quindi, in assenza di una propria sufficiente forza e di adeguati sostegni esterni, portare la persona omosessuale a “percepire soggettivamente come indesiderata la propria omosessualità”.
Detto più semplicemente, siete in malafede.
Personalmente, ritengo che il terapeuta non dovrebbe neppure porsi il problema se il paziente che gli si rivolge sia un omosessuale in crisi o un eterosessuale che crede di essere omosessuale per chissà quali motivi, o se semplicemente la sessualità sia qualcosa di cangiante che non si fissa mai in modo definitivo. Il DOVERE del terapeuta dovrebbe essere quello di dare al paziente gli strumenti per capire sé stesso e prendere le proprie decisioni con piena coscienza e serenità, fornendogli i giusti strumenti per affrontare le spinte che giungono dall’esterno e dialogare con esse, senza esserne succube. Alla luce di queste mie convinzioni, la risposta di Luigi D’Elia in merito alla totale inadeguatezza del termine “riparatorio” mi trova assolutamente concorde. E sono certo che molti altri, “gay” o meno, siano parimenti concordi e non si facciano incantare dai vostri sofismi.
Cordiali saluti,
Alessandro Abis
[Rispondi]
Vorrei precisare alcune cose che l’equipe Chaire ha scritto.
1) Nessuna organizzazione, nè LGBTQ nè di psicologi, medici o di altro genere ha mai affermato che l’unica terapia valida sia quella affirmativa.
2) Ad oggi non ci sono prove dell’efficacia di terapie che tendano a modificare l’orientamento sessuale (SOCE).
3) Ad oggi non ci sono prove dei danni provocati da terapie SOCE, sebbene alcuni studi ne riportino un’ampia lista.
4) Ad oggi non è possibile modificare l’orientamento sessuale in soggetti che hanno una prevalente o esclusiva attrazione affettivo-sessuale verso persone del proprio sesso. E’ possibile potenziare un’attrazione eterosessuale SE già presente, quindi in soggetti a priori bisessuali.
5) Ad oggi è provato che persone fondamentalmente bisessuali prima della terapia possano modificare il proprio COMPORTAMENTO SESSUALE e la propria AUTODEFINIZIONE in senso eterosessuale. In casi di persone esclusivamente omosessuali che si sono sottoposte a terapie per convertire il proprio orientamento sessuale non si sono avuti risultati in tal senso. SOLO ulteriori problemi psichici come ampiamente dimostrato nella letteratura esistente.
5) La teoria di Nicolosi confonde un problema di attaccamento che porta a bassa autostima, mancanza di assertività, sintomi depressivi, ansia, ecc con la possibilità di vivere un orientamento omosessuale non desiderato. Gli elementi che Nicolosi portati a “prova” della presenza di un orientamento omosessuale non veritiero sono effettivamente causa di problemi psichici, anche seri come quelli sopra riportati. NON ci sono prove che QUESTI STESSI ELEMENTI (Famiglia narcisistica, padre debole ed evitante, madre iperinvadente o indifferente) influiscano sull’orientamento sessuale, ma sicuramente sull’autostima di figli, creando spesso un falso sè. Presente in migliaia di persone ETEROSESSUALI che provengono da famiglie con caratteristiche simili a quelle descritte da Nicolosi.
Per avere una visione ampia sull’argomento SOCE si consiglia di leggere attentamente il Report della Task Force APA pubblicato ad agosto 2010 (http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/therapeutic-response.pdf)
[Rispondi]
Come suggerito da Equipe Chaire andiamo dunque a vedere il sito internet narth.com per avere una visione di prima mano di quanto affermano Nicolosi e il Narth.
1)”Tolerance must also be extended to those people who take the principled, scientifically supportable view that homosexuality works against our human nature.”
2)”Early sexual experiences with an older, same-sex person are commonly reported by our homosexual clients. And some studies do suggest that such experiences may be more common among homosexuals than heterosexuals; in proportion to their numbers, that is, homosexuals may be more likely to sexually abuse a same-sex minor.
However, the data remains inconclusive for several reasons.
Studies have not always been able to determine the sexual orientation of the same-sex molester (was he a heterosexual man crossing over into same-sex behavior? a bisexual? or a homosexual?) Also, clinical reports suggest that a very substantial proportion of homosexual molestation is not reported to adults or legal authorities because the child was ashamed, fearful or considered the same-sex contact with an older person to have been “consensual.”
For these and other reasons, it is difficult to come to a conclusive answer on the basis of the evidence now available.”
1) Parlare di tolleranza in questi termini e’ come parlare ad un ebreo di tolleranza verso gli antisemiti.
Io sono gay e sono offeso da coloro che invocano la tolleranza per dire che essere gay e’ innaturale.
Se i neri degli Stati Uniti fossero stati ugualmente tolleranti non potrebbero ancora sedersi nei posti riservati “naturalmente” ai bianchi sugli autobus.
2) Prima si associa l’omosossualita’ alla pedofilia (l’ha appena fatto pubblicamente anche un’alta carica del clero cattolico, o sbaglio?) poi si afferma che tale associazione non e’ scientificamente provata.
Quindi?
Si getta il sasso e si nasconde la mano?
Invito gli psicologi a prendere le distanze da simili teorie e pratiche che si autoproclamano scientifiche, per evitare di perdere credibilita’.
Saluti,
Paolo Grandi
[Rispondi]
Sono pienamente d’accordo con il dottor Paolo Grandi e invito anch’io gli psicologi a prendere le distanze da teorie e pratiche ascientifiche.
Giulio Garuti
[Rispondi]
Francamente mi stupisco…
Sembrerò qualunquistico e voglio proprio esserlo, nel senso di interesse verso l’Uomo qualunque.
Mi chiedo se chiunque avesse un comportamento “non a norma”, e con questo intendo non dalla maggioranza delle persone che compongono il contesto sociale in cui vive, condiviso . venga sempre e comunque denigrato, colpevolizzato, additato e quanto altro sia o meno soggetto a “fastidi”, “disturbi” più o meno del suo stato di umore. Ritengo che la psicologia, da ignorante quale sono, dovrebbe aiutare a comprendersi, non usare una situazione di condanna e di “colpa” che per lo più nasce dal sociale. L’omosessualità da sempre esiste ed esiste anche nelle forme animali meno evolute dell’uomo - chiaro segno di naturalità - intesa come NON devianza.
Approfittare della propria posizione per scopi ideologici poco a che fare con quello che dovrebbe essere - a mio modesto avviso - la pratica psicologica. E non mi esprimo su quello che dovrebbe sottostare al messaggio del Cristo, da cui nasce la fede della Sacra Romana Chiesa Apostolica, non certo l’usare quelle scritture che ritengono sacre a loro uso e consumo, per lo più per meri intaressi ideologici quando non mercantilistici.
D’altronde, se alcuni “dotti” psicologi risultano iscritti ad Albi Professionali che dovrebbero attestare il loro merito, alla fine attestano per lo più il loro potere o il possesso di un titolo. Nulla di più.
Il grave è che molte persone continuano a suicidarsi, altre a vivere reprimendosi e con grossi sensi di colpa, altri ancora ad arricchirsi sulle loro spalle. Questo sarebbe il vero male da curare.
[Rispondi]
Credo che la risposta migliore si trovi qui:
http://www.noriparative.it/
Grazie
Marino Buzzi
[Rispondi]