• Home
  • Progetto OPM-OPL
  • Chi Siamo
  • Perchè l’Osservatorio
  • Comitato di Esperti
  • Invia una Segnalazione
  • Collabora
  • Gruppo Facebook
  • Dicono di Noi
  • Iscriviti alla newsletter
  • Donazioni
  • Scrivi alla redazione
  • Privacy
  • Netiquette
  • Pubblicità
  • Regolamento per la pubblicità
I nostri articoli Tags | Baker, Federico Zanon, McFall, Shoham

Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon

Posted on 22 febbraio 2010 by Sara Ginanneschi

LA PSICOLOGIA “SCIENTIFICA” E IL TACCHINO DI RUSSELL

di Federico Zanon

La psicologia “scientifica”… questa sconosciuta? ripetutamente leggo contributi che versano fiumi di considerazioni nel tentativo di dimostrare che l’uno o l’altro approccio teorico o metodologico in psicologia sono “scientifici”, o “più scientifici” di altri.

Mi pare di assistere alla scena così ben descritta in un racconto di viaggio di Paul Theroux. Arrivato in Sudafrica, ripesca dalla memoria il ricordo di  quando, in piena era apartheid, molti sudafricani cercavano di dimostrare di essere “bianchi”, o “più bianchi” di altri, e “meno neri”, perché l’accesso ad alcuni privilegi era di pertinenza dei soli “bianchi”.

“Bianco”: sembra facile, definire cos’è un “bianco”. Eppure, se il lettore si cimentasse, si renderebbe presto conto che una definizione certa è impossibile.

Ecco, la definizione di “scientifico” funziona più o meno allo stesso modo. Non per niente il concetto è stato oggetto di un ampio dibattito nella filosofia della scienza, specialmente del Novecento.

Vorrei partire da una considerazione: nell’articolo di Baker, McFall e Shoham si dibatte il tema della scientificità di qualcosa (talune pratiche psicologiche al confronto con altre). L’articolo mira chiaramente a sostenere che alcune di queste pratiche sono “scientifiche” ed altre non lo sono, facendo seguire una serie di ricadute concrete (ad esempio finanziamenti).

Il criterio di “scientificità” adottato nell’articolo non è un assoluto: è soltanto una versione ammorbidita della classica epistemologia empirista (o neopositivista); nell’accezione più ristretta, questa corrente di pensiero ritiene scientifico ciò che è coerente con le regole della logica e verificato tramite l’esperienza. Tale visione sottintende (1) l’esistenza di una “realtà” esterna all’osservatore, indagabile con gli strumenti dell’osservazione neutrale e (2) una fede nella regolarità della natura, il principio per cui Se un gruppo di eventi presenta alcune caratteristiche comuni (un gruppo di 50 donne presenta i capelli lunghi), Allora anche gli eventi che incontrerò nel futuro condivideranno le stesse caratteristiche (le donne che incontrerò avranno i capelli lunghi).

Mi vorrei spiegare meglio con un aneddoto, che spesso è attribuito a Russel:

Un tacchin empirista vive in un meraviglioso pollaio ed ogni giorno alle sette del mattino osserva il ripetersi di un evento: una massaia si avvicina cantando al recinto e getta all’interno del cibo prelibato.

Il tacchino empirista osserva il ripetersi di questo evento svariate volte, ogni giorno alle sette, e ne trae una legge generale: “Se la massaia si avvicina cantando alle sette del mattino, Allora avrò a disposizione del cibo prelibato”.

Verifica questa legge nei mesi seguenti, osservando che al variare di tutte le altre condizioni, essa è comunque verificata.

Il giorno di Natale, la massaia si avvicina cantando alle sette come ogni giorno, e mentre il tacchino empirista già pregusta il suo cibo prelibato, la massaia allunga una mano sul suo collo e glielo trancia di netto con una mannaia.

La storiella ha un finale cruento, ma ci fa capire qual’è l’ingenuità della fede empirista: una collezione di casi, osservati da un osservatorio locale, non conducono necessariamente ad una teoria di validità universale. Il corollario è che le proposizioni scientifiche sono verità locali, valide in un certo contesto spazio-temporale, culturale, sociale, storico.

Nonostante questa debolezza, l’empirismo è una corrente filosofica che ha avuto spesso la pretesa essere l’unica in grado di attribuire con certezza il bollino di “scientificità” alle conoscenze umane. La sua formulazione più recente è ormai vecchia di quasi 100 anni: negli anni ’20 del Novecento il Circolo di Vienna, guidato da Schlick, sembrava aver chiuso una diatriba aperta dalla seconda metà dell’Ottocento sui criteri di inclusione delle conoscenze nella categoria delle conoscenze scientifiche.

Cosa è Scienza? ci si chiedeva nei primi del Novecento, sulla spinta della piena rivoluzione industriale.

A questo dibattito credo faccia riferimento l’articolo di Baker, McFall e Shoham quando parla di un periodo ottocentesco pre-scientifico.

Oggi, a distanza di 90 anni, abbiamo una visione meno ottimista ma forse più completa del processo scientifico.

Sappiamo ad esempio che non esiste osservazione neutrale: dovremmo dubitare dei nostri occhi, perché una miopia basta a cambiare il mondo che osserviamo e la nostra presenza muta basta a modificare l’oggetto di studio, interrompendo l’accoppiamento fra due antilopi.

Popper ci ha avvertiti che il principio della conferma è un criterio debole di verità perché nulla ci dice sul futuro, se non che riteniamo che le cose andranno sempre in un certo modo per una atto di fede nella regolarità della natura.

Einstein ha rivoluzionato la fisica con una teoria che non ha avuto conferma empirica per anni, un tema importante per la psicologia clinica: quel che oggi non ha trovato dati osservabili a sostegno non è a-scientifico, è soltanto non ancora verificato.

Kuhn e Lakatos operarono la rivoluzione sociale nelle scienze, sostenendo che la scienza è un fenomeno di natura sociale, al pari della politica o della religione. Specialmente, aggiungo io, la scienza è il prodotto specifico di un insieme di popoli che condividono alcune caratteristiche culturali ed un percorso storico, nemmeno troppo vantaggioso in termini di fitness (le popolazioni umane che dispongono della scienza e dei suoi prodotti non hanno aumentato la loro capacità riproduttiva rispetto a quelli che producono in prevalenza magia o credenze religiose).

Lakatos dice che la scienza funziona per programmi di ricerca: percorsi relativamente indipendenti che sviluppano settori di conoscenza, producendo nuove ipotesi con un andamento non necessariamente lineare.

Kuhn sostiene che che la scienza non è solo poco lineare, ma anche soggetta a profondi e periodici stravolgimenti che cambiano radicalmente la struttura delle discipline, invalidando in blocco teorie precedenti.

Feyerabend arriva a dirci che la scienza è il mito e la religione della nostra epoca, perché non ha nulla di diverso dalla magia in termini storici ed epistemologici. Arriva a questa conclusione nel suo celebre “Contro il Metodo” operò una revisione della vita di Galileo, simbolo della nascita della scienza sperimentale, mostrando che la forza retorica delle sue argomentazioni, piuttosto che la solidità logica dei suoi ragionamenti, rese celebri le sue teorie.

La scienza secondo Feyerabend è un prodotto umano per nulla dissimile dalla religione o dalla magia, che dipende anche da fattori estranei al puro processo di indagine scientifica, come ad esempio la vita sessuale degli scienziati impegnati in un programma di ricerca!

Cosa resta del concetto Neopositivista di scienza, dopo il passaggio di questo esercito di cavallette filosofiche?

Apparentemente nulla. Ma l’utilità pratica di un certo modo di procedere è indubitabile: un ingegnere calcola la dimensione di travi e pilastri sulla base di valori di resistenza noti dei materiali, e questi valori sono noti perché abbiamo osservato il comportamento un certo numero di travi e pilastri.

La traduzione psicologica è l’Evidence based Psychology di cui l’articolo cerca di onorare i meriti.

La sola novità rispetto agli anni ’20 del Novecento è di aver adottato un concetto di conferma debole, cioè non assoluto. Schlick e gli amici del Circolo di Vienna pretendevano dalla natura quel che non può dare: il 100% delle osservazioni in accordo con la teoria; oggi, i loro pronipoti si accontentano di molto meno. Hanno piuttosto affinato i metodi statistici per misurare l’errore nelle previsioni, dopo aver abbandonato ogni velleità di trovar certezze.

Ecco, questo credo di poter dire dell’articolo: che parla di scientificità come se fosse un concetto unico ed assoluto, ma in realtà si colloca in una precisa corrente epistemologica che non ha fatto molti passi avanti dagli anni ’20.

Ma vengono ignorati gli altri concetti di scientificità, che sono meno ingenui e più adeguati a cogliere i fattori storici e sociali di cui la scienza è espressione.

Di Feyerabend ho già detto molto, non credo di dover aggiungere altro. Forse dal cielo starà osservando questo nostro dibattito fra psicologi, in cui due opposti schieramenti stanno dicendosi a vicenda che gli uni hanno un maggiore grado di scientificità e gli altri un maggior grado di efficacia, e starà ridacchiando fra sé mentre cerca di capire quali sono le ragioni sociali che spingono due gruppi di scienziati (o religiosi, o maghi…) a cercare di prevalere sull’altro.

In realtà la risposta la conosciamo: le ragioni di questo dibattito non sono di natura epistemologica, o teorica. Esse sono di natura soprattutto sociale.

Segnala presso:
Aggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a Del.icio.usAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a TechnoratiAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a Google BookmarksAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a OKnotizieAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a FaceBookAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a Fai informazioneAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a TwitterAggiungi 'Commento all’Articolo di Baker, McFall, Shoham – Federico Zanon' a FriendFeed

Commenti

  1. Massimiliano Barattucci maggio 27th, 2010 at 15:59

    Apprezzo il suo contributo, ma come ben saprà nella scienza si verifica l’ipotesi nulla e, quindi, molti dei suoi esempi sono “pre-scientifici” :)

    [Rispondi]

Scrivi un commento

*** Dichiaro di aver letto e accettato il documento sul rispetto della Netiquette dell'Osservatorio Psicologia nei media


Clicca per cancellare la risposta

    Cerca

    IN VETRINA
    psicologimip

    Redazione

    • Scrivi alla Redazione
    • Informativa e trattamento dati [D.Lgs. 196/2003]
    • Regole e Principi della netiquette di OPM

    Editoriale

    • Date agli psicologi ciò che è degli psicologi
    • Archivio Editoriali

    Rubriche

    • CINEMA
      • Noise
      • Blade Runner
      • Into the wild. Nelle terre selvagge
      • I nostri eroi alla riscossa
      • Habemus Papam

    Glossario

    • Glossario

    Anna Barracco Anna Maria Ancona Anoressia Baker Chiara Santi Corrado Pontalti corriere.it Corriere della Sera Depressione Dimitra Kakaraki Dino Angelini Facebook Forum Gabriella Alleruzzo Giorgio Blandino Giovanni Bollea Girolamo Lo Verso Giuseppe Preziosi Giuseppe Ruvolo Ilaria Fabbri Immacolata Patrone La Repubblica La Stampa Lorita Tinelli Luigi D'Elia Luigi Solano Manuela Materdomini Mauro Grimoldi McFall Omosessualità Paolo Migone Piera Serra Piero Porcelli Psicofarmaci Psicologia Psicoterapia repubblica.it Roberto Cafiso Rosalba Miceli Santo Di Nuovo Sara Ginanneschi Shoham Simonetta Putti Stress Video

    WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.

    Licenza Creative Commons
    This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Copyright 2009 Osservatorio Psicologia nei MediaEversonNews Theme by Everson