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I nostri articoli Tags | 21 dias, Anoressia, Dj Francesco, Emanuel Mian, Francesco Facchinetti, Samantha Villar

Quando l’anoressia fa spettacolo

Posted on 24 aprile 2010 by Chiara Santi

Quando l’anoressia fa spettacolo e la tv del dolore fa bene all’audience

del Dr. Emanuel Mian

Francesco Facchinetti – meglio conosciuto come DJ Francesco – ha dichiarato: “Vorrei fare un programma che abbia un valore sociale. In Spagna c’è. S’intitola 21 dias. Ho visto la puntata sull’anoressia. La protagonista si comportava da anoressica per 21 giorni per mostrare gli effetti atroci della malattia sul suo corpo. Ecco, vorrei mettermi in gioco con qualcosa del genere.”
Non entro nel merito delle competenze di Facchinetti, quanto sulla buona fede delle sue esternazioni che toccano un tema di cui già ho trattato  per l’Osservatorio di Psicologia nei Media, della  strumentalizzazione del disagio umano (http://www.osservatoriopsicologia.it/2009/12/16/lanoressia-sono-affari-tuoi/).
Si tratta di una forma di spettacolarizzazione, mediante i “casi umani”, il dolore fisico, le malformazioni congenite e le varie disabilità.
Ora, a quanto sembra, è tempo di dare spazio al disagio mentale, a ciò che non abbiamo ancora esplorato e che pare essere “territorio vergine”. Come? Attenendosi alla “legge dello spettacolo”. Nel dettaglio, sempre secondo le parole di Facchinetti, usando un format dell’emittente spagnola Cuatro (http://www.cuatro.com/21-dias/): un programma che tratta di disagio sociale, condotto da Samantha Villar, una giornalista che effettua reportages immergendosi per tre settimane nella tematica di volta in volta trattata (ad esempio dormendo per strada tra i senzatetto o bendandosi gli occhi per capire come possa sentirsi una persona cieca).
In “21 dias sin comer” (trad. 21 giorni senza mangiare), la Villar ha cercato di mettersi nei panni di un’anoressica. L’ha fatto introitando lo stesso numero di calorie che, mediamente, una ragazza affetta da anoressia nervosa si autoimpone. Oltre alla descrizione dei giorni trascorsi con la dieta ferrea come “compagno di viaggio”, nel reportage hanno trovato spazio le testimonianze di persone in cura presso vari ospedali spagnoli e quelle dei loro familiari. La Villar è stata monitorata costantemente dall’équipe medica e psichiatrica dell’UTCA (Unidad de Trastornos de la Conducta Alimentaria – “unità dei disturbi dei comportamento alimentare”) dell’ospedale di Madrid per verificare i cambiamenti psichiatrici e fisici dovuti alle restrizioni cui si è sottoposta in ingresso, durante e al termine delle riprese.
A prescindere se dopo i 21 giorni sono state riscontrate oltre alla perdita di 6 kg anche sintomatologie presenti tipicamente nelle pazienti anoressiche (umore depresso, ansia, mal di testa, leucopenia, ipopotassemia, problemi a riconoscere fame e sazietà, scarsa consapevolezza enterocettiva), ciò a mio avviso non può far comprendere appieno cosa sia l’anoressia nervosa. La Villar stessa ha dichiarato di essere ancora poco “addentro al problema”, tanto da non comprendere il precario stato di salute acquisito in così pochi giorni di restrizione alimentare, al punto che la psichiatra del centro, a mio avviso erroneamente, ha asserito che ciò poteva farla già essere in stato precontemplativo. Nello stato precontemplativo, (Di Clemente & Prochaska, 1982, 1983, 1992; Prochaska et al, 1992) si trova chi sta affrontando un problema o un disagio utilizzando come strategia la restrizione alimentare senza però riconoscerlo ancora, cioè non pensando di voler cambiare. Non chi vi si sottoponga per condurre un programma.
Finalità sociali a parte, l’anoressia nervosa inizia a palesarsi nella totalità dei casi con la restrizione alimentare e il sottopeso marcato, ma non è unicamente questo. La stessa Villar era consapevole del fatto che il digiuno non l’avrebbe automaticamente convertita in un’anoressica, in quanto non addentro ai reali problemi che conducono al disturbo alimentare.
Lo scopo del programma che Facchinetti vorrebbe condurre qui in Italia, andrebbe unicamente a mostrare quali pericoli possono nascondersi dietro una dieta autogestita, che rappresenta null’altro che una parte della patologia. Se così non fosse, basterebbe la rialimentazione, anche forzata, per “guarire” chi soffre di questa psicopatologia. L’esperienza insegna che non è affatto così.
Non ritorno sulla spiegazione del modello che spiega i fattori scatenanti e di mantenimento della patologia che ho già trattato su OPM, ma prima della dieta vi sono meccanismi che innescano la patologia che, sebbene diversi da caso a caso, non possono essere equiparati al “solo digiuno” e su cui non ritengo sia utile prescindere, specie in un (futuro) programma televisivo.
Il disturbo dell’immagine corporea, tanto per menzionare una componente importantissima quanto centrale dell’anoressia nervosa, dovrebbe essere trattato nei programmi ma, sino ad oggi, non è stato quasi mai citato.
Non è mia intenzione censurare programmi di questo tipo, ma reputo necessario farli condurre a chi ha l’autorevolezza e la palese “bona fides” per informare correttamente e, comunque, sempre con il supporto di psicologi che nel quotidiano si confrontano con queste patologie.
È importante evitare la spettacolarizzazione del disagio psichico, senza tuttavia nasconderlo agli occhi del telespettatore. Dovrebbero essere presentati casi che non suscitino pietismo, ma che considerino la malattia nella dignità di chi soffre, possibilmente informando correttamente sui meccanismi, le possibili cure e i primi campanelli d’allarme.
L’anoressia nervosa, è bene sottolinearlo ancora, non è semplicemente  ”essere magri e mangiare poco”. Non è solo il sottopeso a definirla, bensì il disagio psicologico che ha portato ad esso. Quando il peso è basso, il lavoro da fare su di esso è unicamente quello atto a salvare la vita della persona sofferente. Definire l’anoressia nervosa solo in termini di chilogrammi è quanto mai riduttivo verso le persone che ne soffrono e verso i familiari che combattono contro una malattia tanto sotterranea quanto invalidante.

Dr. Emanuel Mian
Psicologo
Responsabile Unità per i Disturbi del Comportamento Alimentare Clinica Salus Alpe Adria
Consigliere Onorario della Corte d’Appello di Trieste, Sezione Minorile

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Commenti

  1. Pamela maggio 24th, 2010 at 21:58

    Salve, sono di Torino, ho 36 anni e soffro di disturbi alimentari.
    Sono in cura da 4 anni con una psicoterapeuta, da circa un anno con psichiatra e seguo una cura antidepressiva. Il mio stato di oggi è che mi sento uniliata…dopo anni che non lo facevo sono andata a comprare qualcosa da mettermi e mi sono sentita umiliata dal mio modo di essere… fisicamente si intende. Spero voglia rispondermi. Diciamo che non so più bene dove sbattere la testa. Grazie si da ora.

    [Rispondi]

    Emanuel Mian Risposta:
    maggio 25th, 2010 alle 21:02

    @Pamela, Gentile Pamela, è necessario che lei ne parli con chi la sta seguendo in quanto loro, al momento, conoscono le dinamiche del suo caso.
    E’ necessario che sappiano il suo attuale stato d’animo (nel caso non l’abbia esternato come ha fatto qui o non l’abbiano per qualche motivo pienamente compreso nella sua gravita’) e il disagio che il corpo le sta dando.
    Molto spesso questo puo’ portare ad un cambiamento positivo nell’affrontare da parte sua e dei colleghi che la seguono, la problematica, oppure a decidere di tentare un diverso approccio.
    Ad esempio avete affrontato il problema relativo alla sua immagine corporea?

    Spero di esserle stato utile, mi tenga informato su come procede.

    Cordialmente,
    Emanuel Mian

    [Rispondi]

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