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Cinema Tags | Giuseppe Preziosi, La mia vita a Garden State, Zach Braff

La mia vita a Garden State

Posted on 22 maggio 2010 by Chiara Santi

Regia: Zach Braff
Sceneggiatura: Zach Braff
Attori: Zach Braff, Natalie Portman, Peter Sarsqaard
Paese: USA
Uscita Cinema: 2004
Genere: commedia romantica
Durata: 102 minuti
Formato: colore

di Giuseppe Preziosi

Andrew guarda la vita come se fosse uno spettatore; un mondo fatto di bibite con red bull, di file di macchine, di extasy e feste, di gente sgarbata e noia colossale, di amorevoli signore e mal di testa fulminei.
Andrew osserva la vita attraverso le lenti del litio, del prozac, dello zoloft, del laroxyl, dell’ efexor da almeno dieci anni.
Ma se neanche la morte di una madre ti porta alle lacrime allora non puoi dire di essere vivo, di star davvero respirando, di avere un cuore che batte. Il primo passo che compie Andrew tornato a casa per il funerale materno è di liberarsi dalla nebbia degli psicofarmaci, prendersi un po’ di vacanza,  trasgredendo così le indicazioni del padre/psichiatra.
Lo schiarirsi delle percezioni, l’uscita dall’intontimento gli permette di osservare più da vicino le vite degli altri, un passo fuori dalla sua camere bianca e asettica. I suoi vecchi amici sono “cresciuti”,  non hanno più bisogno di stare chinati su di una tavoletta del water a tirare coca o almeno non tutti; si accontentano di lavori umili e coltivano in segreto progetti per “svoltare”; chi di loro è riuscito a farcela però naviga in un mare di noia di cose: case gigantesche con piscine faraoniche, abitazioni senza mobili perché non c’è nessuna famiglia ad abitarle. Le serate iniziano al grido ” FACCIAMOCI DEL MALE!!”. Cimiteri per animaletti morti, armature, figurine dell’ operazione Desert Storm, frecce infuocate: la vita di nessuno sembra scorrere nella normalità.
Andrew non sa nuotare,” ci sono molte cose da bambino normale che non ho fatto”, ma inizia a capire che anche sull’orlo dell’abisso c’è chi, grazie agli affetti, riesce a trasformare la propria casa in una nave che galleggia sulle difficoltà. Smettere di tentare di essere ricordato da tutto il mondo per qualcosa di straordinario e iniziare a cercare qualcuno con cui condividere un immaginario: quel qualcuno per lui è Sam, una dolcissima ragazza bugiarda e epilettica. Anche grazie a lei Andrew affronta la rabbia e il dolore che per così tanti anni ha evitato e  accompagna in questo percorso il padre/psichiatra che aveva saputo offrire al figlio solo una manciata di medicinali.
Liberato dalla folle ossessione di dover essere felice, Andrew trova il suo luogo, la sua famiglia, la sua casa, “dovremmo cercare di star bene lo stesso anche se non possiamo essere felici”.

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