Gentile Redazione,
leggendo l’articolo, di Maurilio Orbecchi, c’è il solito tormentone che periodicamente compare su Freud e sulla psicoanalisi: la psicoanalisi è morta, Freud era un impostore, o comunque un genio visionario, che non ha avuto seguito se non con un pugno di gente poco raccomandabile, truffatori, preti-imbroglioni, settari. La psicoanalisi è il grande inganno, la grande “sola” del XX secolo … è possibile richiamare un parere diverso?
Lettera originale
ARTICOLO ORGINALE
Maurilio ORBECCHI , “La filosofia del martello contro Freud”;
articolo apparso su “La stampa”, mercoledì 5 Maggio 2010
La pubblicazione dell’ultimo libro di Michel Onfray su Freud, «Le crépuscule d’une idole», ha innescato un dibattito che ha avuto una grande risonanza in Francia ed è rapidamente giunto fino a noi. Il libro ha ottenuto le prime pagine delle principali riviste francesi e articoli su tutti i quotidiani.
«Le Point» ha parlato di «filosofia del martello» e di «carica di violenza inaudita contro Freud e la psicoanalisi che (l’autore) considera come una nuova religione… un’impostura». Onfray, del resto, non usa mezzi termini:
la psicoanalisi è «la rapina ideologica più impressionante del XX secolo… un’allucinazione collettiva basata su una serie di leggende».
Onfray, come altri autori, è convinto che Freud mirasse a costruire una nuova scienza. Tuttavia non ci riuscì, finendo per edificare una sorta di religione pseudoscientifica. A suo avviso Freud era soprattutto un avventuriero della cultura, con una passione personale per l’incesto, che ha proiettato nel cuore del suo sistema. Freud rivendicava esplicitamente e ossessivamente per sé una gloria planetaria alla pari di Galileo e Darwin, nascondendo però il suo uso giovanile della cocaina e i suoi debiti nei confronti di Nietzsche e Schopenhauer. Una sorta di antifilosofo reazionario, misogino e omofobo, che dedicava persino uno dei suoi libri a
Mussolini, definito «eroe della cultura».
Un seduttore dell’umanità che si è presentato come un Messia, creando una
religione oscurantista, dando in questo modo forma al suo delirio personale.
Freud esce dalle pagine del libro come un non-scienziato, che ha esaltato il
determinismo psichico ambientale, che Onfray chiama «la causalità magica», negando l’importanza dell’innato nell’uomo. In questo contesto i freudiani sarebbero una specie di corte dei miracoli: «preti» che riciclano il vecchio dualismo della filosofia occidentale sotto forma di «psiche» e «soma», riproponendo null’altro che le vecchie cure sciamaniche di stregoni, maghi, guaritori e esorcisti.
Naturalmente i freudiani francesi hanno reagito al libro schierandosi a difesa della psicoanalisi: Elisabeth Roudinesco e Alain de Mijolla accusano Onfray di rimettere banalmente in circolazione notizie note da decenni, già pubblicate tra l’altro nel «Libro nero della psicoanalisi». «L’Express» in un editoriale si domanda, un po’ ingenuamente, come si potrebbe spiegare il successo più che secolare della psicoanalisi, se tutto questo fosse vero.
Come se il fatto di durare fosse una dimostrazione di validità.
Il «Corriere della Sera» ha portato la polemica in Italia con un’invettiva di Bernard-Henri Lévy, che accusa Onfray di banalità, puerilità, pedanteria al limite del ridicolo; per Lévy il libro sarebbe animato da ipotesi complottistiche che adottano «il punto di vista della cameriera».
Onfray avrebbe, in effetti, fatto meglio a non utilizzare anche le memorie della cameriera di Freud, ma le repliche dei freudiani non sembrano, nel complesso, convincenti. Alcune critiche di Lévy riguardo agli eccessi dell’autore, come l’accenno all’onanismo di Freud, sono senz’altro condivisibili. Ma resta la sensazione che i freudiani si trovino in difficoltà e ricorrano ad attacchi, anche personali, perché non riescono a difendere la psicoanalisi sul tema centrale che ha colpito la teoria in questi ultimi decenni di rivoluzione neuroscientifica ed evoluzionistica.
La psicoanalisi, infatti, è basata su congetture che non trovano riscontro nelle ricerche. Freud attribuiva all’inconscio proprietà, propositi e scopi del tutto immaginari. Il complesso di Edipo, la pulsione di morte, l’omosessualità come narcisismo, l’invidia del pene da parte delle donne, la
paura di castrazione maschile, per non dire della memoria filogenetica e del lamarckismo ingenuo – questi ultimi l’intelaiatura della sua opera – sono concetti che non hanno nulla a che fare con quanto è emerso in campo scientifico. Fa riflettere, d’altro canto, che quasi tutti i freudiani che prendono parte al dibattito siano di formazione umanistica: come se la psicoanalisi, che Freud tanto rivendicava come scientifica, sia davvero diventata tutt’altro.
COMMENTO REDAZIONALE A CURA DELLA DR.SSA ANNA BARRACCO
“Che cosa sarebbe un uomo, o più radicalmente se volete, l’uomo, se l’inconscio si estinguesse? Forse potremmo trovare le sue versioni più terribili e tristi nelle figure del tiranno o del burocrate? O in quella, più efficiente e disumana, della macchina? Il tiranno, il burocrate e la macchina, hanno in effetti in comune l’assenza di desiderio. Forse un uomo senza inconscio sarebbe davvero l’incarnazione di un uomo grigio, incapace di sogno, dunque di desiderio” (Massimo Recalcati “Elogio dell’inconscio”, 2007, Bruno Mondadori)
Periodicamente e a intervalli regolari, ci si imbatte ormai da alcuni anni in questo “tormentone” : la fine della psicoanalisi, la morte di Freud.
È certo singolare già il fatto che la morte della psicoanalisi venga sempre ricondotta al suo fondatore, quasi che dalla morte del genio viennese, davvero, non fosse più accaduto nulla e il mondo della psicoanalisi si fosse fermato.
“Freud è morto, egregi signori”, verrebbe da rispondere, “la sua tomba, la sua ultima abitazione londinese, il suo studio a Vienna, sono effettivamente luoghi di pellegrinaggio dove ogni anno milioni di turisti, di curiosi e di psicoanalisti, si recano a cercare qualche traccia del genio che, in quei luoghi, ebbe accesso al miracolo: la straordinaria scoperta dell’inconscio. Accomodatevi”.
Freu infatti è sicuramente morto, ma ha lasciato all’umanità la terza grande rivoluzione, come egli stesso soleva dire, dopo Copernico e Darwin: la scoperta dell’inconscio.
L’inconscio freudiano non è l’insieme dei sentimenti profondi e selvaggi, non è il luogo delle profondità infantili e non è l’insieme delle emozioni romantiche.
L’inconscio freudiano è la scoperta di un’intelligenza particolare, di un funzionamento psichico che appartiene a ciascun soggetto e che lo pensa, lo abita, a sua insaputa. Il sogno, il lapsus, il motto di spirito, l’atto mancato, il sintomo, sono tutte manifestazioni che testimoniano dell’esistenza dell’inconscio, lo indicano e lo presentificano, e costituiscono modalità di espressione della singolarità e della irriducibilità di ciascun soggetto.
La scoperta freudiana dell’inconscio, il suo profondo legame con il linguaggio, l’importanza che nella genesi del soggetto assume l’incontro del corpo vivente con il linguaggio, ha aperto la strada per una lettura nuova della biologia umana. Il corpo umano è abitato dal simbolico, è tagliato dal linguaggio e per questo motivo non è più inserito nella logica etologica e “naturale”, la logica che governa il mondo animale o vegetale.
Anche la sola osservazione del lattante, che, sazio, prova soddisfazione nel succhiare il pollice, sarebbe sufficiente a dimostrare stabilmente lo scarto, l’elemento differenziale, decisivo, delle congetture freudiane sul funzionamento della biologa umana, dominata dalla pulsione, concetto limite fra il biologico e lo psichico. La soddisfazione del ciucciotto è qualcosa che non riguarda i circuiti biologici della soddisfazione del bisogno. Tra il capezzolo che eroga latte e il succhiotto che concilia il sonno nel lattante sazio, c’è l’elemento differenziale fra soddisfazione fisiologica e soddisfazione fantasmatica.
L’inconscio freudiano è inoltre una modalità di funzionamento dello psichico che risponde ad una logica precisa, e anche ad un’etica precisa. Non si tratta di un luogo mistico o ineffabile. L’inconscio si produce e si alimenta dell’intreccio di pensiero diurno e di pensiero notturno, è l’annodamento fra pensiero cosciente e vigile e pensiero onirico.
Perché dunque tutto questo oggi viene regolarmente misconosciuto?
Perché l’inconscio freudiano viene ridotto all’insieme dei ricordi infantili, perché la sessualità infantile scoperta da Freud e il significato, il valore della rimozione vengono ridotti a favola, a impostura, a plagio da parte di psicoanalisti che sono liquidati come una sorta di preti ignoranti e integralisti?
In gran parte, occorre ammetterlo, la responsabilità è anche da attribuirsi ad alcune derive della psicoanalisi, ad un linguaggio settario e autoreferente, alla difficoltà talvolta incontrata nel rendere ostensibile e nel testimoniare lo statuto scientifico delle scoperte psicoanalitiche.
Ma la resistenza pervicace che oggi si registra, nei confronti della psicoanalisi, è forse più profonda e pericolosa.
La società della fretta, dell’ iper-razionalismo, le logiche che dominano l’era post capitalistica, rifuggono dal dualismo che l’inconscio introduce, nella concezione della vita psichica.
Lo psicoanalista Cristopher Bollas, nel libro “l’ombra dell’oggetto”, del 2001, descrive la personalità “normotica”, come paradigma della pseudo normalità contemporanea; una sorta di “psicosi fredda”, senza sintomi, in cui il soggetto si preclude qualsiasi forma di creatività “il soggetto tenta inconsapevolmente di diventare un oggetto nel mondo degli oggetti”. Il soggetto sembra sospinto incessantemente verso oggetti che sembrano colmare il vuoto che lo abita. Il normotico, dice Bollas, è un soggetto che vive medicandosi con degli oggetti concreti. Mentre nella psicosi schreberiana il soggetto precipita nella profondità, il soggetto normotico precipita nella superficialità. È il soggetto stesso in pericolo, in quanto in questa trasformazione è l’esistenza dell’inconscio stesso che sembra estinguersi. L’inconscio dev’essere evacuato, come una sorta di “arcaismo”, da abbandonare nell’interesse del progresso umano (cit. liberamente da: Massimo Recalcati, “L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica ” 2010 Raffaello Cortina editore).
Nell’era del trionfo del numero e della misurazione, della quantificazione, la pratica della psicoanalisi fa sorgere il sospetto di appartenere alla superstizione e alla religione.
Dunque la società della quantificazione, delle cure rapide ed efficaci, del tutto e subito, finisce per evacuare, come il soggetto normotico, il doppio binario coscienza-inconscio, che lungi dall’essere una questione di passione e ragione, è una linea di demarcaizone tutta interna alla ragione. L’inconscio e le sue manifestazioni dicono al soggetto qualcosa del suo desiderio e l’assunzione di questo desiderio, di questo pensiero “altro”, è ciò che può fare la differenza fra un’esistenza assoggettata al desiderio dell’Altro e un’esistenza in cui invece viene assunto il proprio. Contrariamente a quanto si ritiene comunemente, non è l’inconscio che fa ammalare, non si sta male a causa dell’inconscio, ma caso mai perché non se ne vuole sapere e non si vuole assumere il proprio desiderio inconscio.
In questo senso, la dialettica conscio-inconscio pone anche una questione etica, la questione dell’assunzione di responsabilità del proprio desiderio.
“Quando il soggetto, i gruppi umani, e le loro istituzioni difendono con eccessiva virulenza e caparbietà la loro identità e i loro confini, c’è il rischio di malattia psichica, di intossicaizone identitaria, la quale dunque scaturisce non tanto da un deficit di identificazione narcisistica quanto da una carenza di permeabilità … Se un soggetto resta rigidamente ancorato alla credenza e/o alla difesa della propria identità, perde fatalmente di slancio vitale e di creatività” . (Recalcati “Elogio dell’inconscio, cit. )
Su queste riflessioni convergono gli psicoanalisti Winnicott, Bollas e Lacan, spiegando indirettamente quali possano essere i motivi – legati al discorso sociale – che hanno portato la psicoanalisi da discorso egemonico della metà del ‘900, – a pensiero tendenzialmente espulso nell’era della globalizzazione post capitalistica.
Oggi viviamo in una società in cui la “psicosi fredda” , il cui prototipo è il soggetto normotico descritto da Bollas, è parte del discorso dominante. Il discorso della biotecnologia rimanda sempre più a un’idea di scienza monolitica e intollerante. Nuovi fondamentalismi si fanno strada, e dietro l’apparente ipermercato degli oggetti, la soggettività umana e la sua unicità restano tra parentesi e si svuotano sempre più.
Il discorso psicoanalitico, per il quale il sintomo, la formazione dell’inconscio, è un messaggio e una strada da seguire per giungere al desiderio inespresso, è una strada troppo complessa e costosa, una strada che destabilizza e mete in dubbio l’identità ipertrofica e le certezze raggiunte. Il sintomo dunque oggi non può essere trattato come un messaggio, ma dev’essere eradicato, fatto sparire, per restituire l’individuo alla sua presunta integrità originaria.
Per la psicoanalisi non c’è integrità possibile, ma il soggetto vive e si nutre della sua “mancanza ad essere”, è la sua mancanza che gli permette di desiderare.
Ogni aneddotica stereotipata, dell’analista taciturno dietro al divano in penombra, che rimanda immancabilmente a favole infantili, e ricaccia dunque il soggetto in un passato senza futuro, è lontana dall’attualità della pratica e dell’etica psicoanalitica.
La psicoanalisi fin dai tempi di Klein, Bion, Winnicott e Lacan, si è misurata con la clinica delle psicosi e dei disturbi di personalità ed è uscita dallo studio, per costruire modelli di presa in cura istituzionale e “à plusieurs“. Certo la psicoanalisi mantiene una posizone eccentrica rispetto alle altre cure “psi”, di ambito medico, perché si mantiene ancorata a questo presupposto etico: “l’unica vera colpa del soggetto è quella di cedere sul proprio desiderio”, scriveva Lacan in un noto aforisma. Questo dice qualcosa della peculiarità della clinica psicoanalitica, che è una clinica del senso di colpa. Il soggetto nevrotico vive oppresso dal senso di colpa quando cede alle richieste del Super io (oggi rappresentato spesso dalla paradossale spinta al godimento indiscriminato) e tradisce il proprio desiderio. In questo senso dunque la psicoanalisi spiega il senso di alcuni comportamenti sintomatici che sul piano razionale restano del tutto inspiegabili. Il rifiuto del cibo dell’anoressca, ben al di là della dimensione biologica del bisogno, l’eccesso patologico di volontà, che può condurre fino alla morte, è un esempio (sintomatico) di strategia messa in campo dal soggetto anoressico per sottrarsi alla domanda opprimente dell’Altro. Il sintomo è dunque, nella prospettiva psicoanalitica, un partner del soggetto, un alleato; occorre sintonizzarsi con esso per permettere all’inconscio di trovare nuovi accomodamenti, meno mortiferi e più vivibili.
L’inconscio freudiano dunque non esiste in quanto tale, non è conoscibile se non attraverso le sue manifestazioni e nel corso della cura va in qualche modo “prodotto”. Il soggetto va educato a riconoscere l’inconscio, a “riabbonarsi” ad esso. Nel transfert, che non è solo ripetizione dei sentimenti sperimentati nell’infanzia, si produce questo “innamoramento per l ‘inconscio” che permette di produrre la propria storia, reinventarla, rielaborarla, alla luce incessante del presente. Il racconto psicoanalitico, così come la diagnosi, non ha senso se non all’interno della relazione ed è la relazione analitica a produrre la costruzione del caso, a permettere di calcolare la posizione del soggetto rispetto alla domanda.
In una cura psicoanalitica non è in gioco il sapere dell’analista, ma quello del soggetto dell’inconscio. Questo fa della psicoanalisi, in effetti, una logoscienza, fuori dal recinto delle scienze della natura; la sua prospettiva radicalmente etica, nell’era dei diritti senza doveri, nell’era delle biotecnologie che trionfano sulla morte e sul tempo, nell’era dei gadget che riempiono ogni buco, la mette oggi forse un po’ all’opposizione, e questo potrebbe spiegare l’accanimento con cui se ne profetizza ogni giorno la fine, in una sorta di volontà espulsiva del pensiero, dell’ambivalenza, della perlocuzione, che la società della misura, la società igienista e scientista, la società normotica, tende a voler realizzare una volta per sempre.
Associato di Psicologia Clinica, Facoltà di Psicologia 1, Sapienza, Roma
È un po’ fastidioso doversi occupare di nuovo di un dibattito che poteva apparire concluso da decenni, ma purtroppo in un’epoca che rimette in discussione l’esistenza dei campi di sterminio e la validità degli ideali del Risorgimento non c’è certo da sorprendersi che qualcuno rimetta in discussione la validità della psicoanalisi, e utilizzando argomenti così impropri.
Attaccare un pensiero accumulando notizie negative sulla vita del pensatore può avere infatti senso se stiamo parlando di una religione, o di un movimento filosofico o ideologico: informazioni negative sulla vita di Maometto, o di Gesù Cristo, o di Gandhi possono avere un impatto sui rispettivi seguaci. Così non è nell’ambito scientifico o artistico: l’adesione di Guglielmo Marconi o di Luigi Pirandello al fascismo non ci impedisce di utilizzare la radio o di trovare sublimi i Sei Personaggi in cerca d’Autore.
Il problema è quindi quale statuto attribuire alla psicoanalisi. È vero che esistono ancora correnti psicoanalitiche, non a caso in Francia, che mostrano di considerarsi ancora parte di un movimento filosofico, e forse per questo hanno avuto voglia di entrare in polemica con Onfray sul suo terreno. La maggioranza degli psicoanalisti a livello mondiale – in particolare chi ha una formazione nell’ambito della psicologia, quindi della scienza – è per fortuna su posizioni ben diverse (forse per questo non è rimasta molto toccata dalle critiche di Onfray), riconoscendosi nella posizione espressa da Kernberg che considera la psicoanalisi come una scienza con delle componenti artistiche. D’altra parte l’inserimento della psicoanalisi, anche in questo paese, come disciplina accademica interna alla Psicologia, testimonia del riconoscimento sociale che la Psicoanalisi sia un “contributo alla scienza psicologica” (Kernberg, 1997)).
Rispetto all’accusa di Onfray che la psicoanalisi sia basata su “congetture che non trovano riscontro nelle ricerche” basti fare riferimento alla rassegna Drew Westen (1998) che raccoglie qualche centinaio di ricerche, quasi tutte recenti, nell’ambito cognitivo, sociale, evolutivo e della psicologia della personalità (pubblicate su riviste non psicoanalitiche) che hanno offerto sostegno a 5 fondamentali aree concettuali psicoanalitiche. Queste sono:
a) l’esistenza di processi inconsci, nell’ambito cognitivo, affettivo e motivazionale;
b) il concetto di ambivalenza e la possibilità che diverse dinamiche affettive e motivazionali possano operare in parallelo e produrre soluzioni di compromesso;
c) le origini nell’esperienza infantile delle caratteristiche di personalità e delle modalità di porsi in rapporto;
d) la presenza e l’importanza dell rappresentazioni mentali del sé, degli altri, delle relazioni;
e) le dinamiche dello sviluppo.
Personalmente (Solano, 2001) ho raccolto altre centinaia di lavori empirici che testimoniano la rilevanza per la salute fisica e mentale di altri due fondamentali costrutti psicoanalitici:
- gli eventi traumatici
- la capacità di elaborazione cognitivo/emozionale dell’esperienza (come espressa ad esempio da Bion nel percorso che va dagli elementi beta, agli elementi alfa, ai pensieri).
Rispetto all’efficacia della psicoanalisi come trattamento citerò soltanto il recentissimo lavoro di Jonathan Shedler (2010) che, in una metanalisi della letteratura mondiale, di nuovo pubblicata su una rivista non psicoanalitica, mostra una efficacia della terapia psicodinamica almeno paragonabile a quella cognitiva, e una efficacia enormemente maggiore di qualunque psicoterapia rispetto al solo trattamento farmacologico (antidepressivo).
Ignoranza? Malafede? Un aspetto che mi preme sottolineare è il frequente riferirsi dei critici della psicoanalisi esclusivamente a Freud, come se si trattasse appunto di una religione il cui libro sacro è stato scritto una volta per tutte, e la messa in discussione di un aspetto possa far crollare l’intero edificio. Se parliamo invece di scienza è evidente e assolutamente auspicabile che alcuni concetti di Freud siano stati superati, nella ricchissima fioritura di autori successivi, sistematicamente ignorati dai detrattori della psicoanalisi. Questo senza nulla togliere alla grandezza di Freud – sarebbe come accusare Galileo di non aver sviluppato la fisica quantistica.
Concludo, appunto, con una citazione di Freud (1927):
“La psicoanalisi è un pezzo di psicologia, ma non di psicologia medica secondo la vecchia accezione, o di psicologia dei processi morbosi, bensì di psicologia tout court: Essa non è certo l’intera psicologia, ma piuttosto la sua struttura essenziale, forse addirittura il suo fondamento”.
BIBLIOGRAFIA
Barbetta P. (2010) I Liguaggi dell’Isteria. Azimut, Mondadori
Ferliga P. (2010) Attraverso il senso di colpa Edizioni San Paolo
Fiumanò M. (2010) L’inconscio è il sociale. Bruno Mondadori
Freud S. (1927) Postcritto a Il problema dell’analisi condotta da non medici OSF, 7, pp. 416-423.
Kernberg O. (1997) incipit del discorso inaugurale al Congresso dell’International Psychoanalytic Association, Amsterdam.
Recalcati M. (2007) Elogio dell’inconscio. Dodici argomenti in difesa della psicoanalisi. Bruno Mondadori.
Recalcati M. (2010) L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica. Cortina
Shedler J. (2010) The Efficacy of Psychodynamic Psychotherapy. American Psychologist, pp.98-109
Solano L. (2001) Tra Mente e Corpo: come si costruisce la Salute. Raffaello Cortina Editore, Milano
Westen D. (1998) The Scientific Legacy of Sigmund Freud: Toward a psychodynamically informed Psychological Science. Psychological Bulletin, 124, 333-371













Leggo con ritardo ma con piena condivisione il commento di Anna Barracco alla ripetitiva querelle contro la psicoanalisi. Aggiungo come
nota una frase di Zizek , a proposito del nostro tempo:
“La psicoanalisi deve rendersi conto che la vecchia situazione, nella quale la società è portatrice di divieti e l’inconscio di pulsioni sregolate, è oggigiorno invertita: è la società a essere edonista e sregolata, mentre è l’inconscio che regola.”
(Rabouin, D., Entretien avec Slavoj Zizek, Le dèsir, ou la trahison du bombeur, in Le magasin littèraire,455, luglio-agosto 2006, pag.31)
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Le citazioni e il linguaggio degli psicoanalisti sono affascinanti ma sono adatti per la critica letteraria. Nelle psicoterapia più oneste avvengono cose come questa: si valuta l’efficacia di un intervento relativamente standardizzato (si può fare!) su una particolare popolazione clinica, specifica. Se l’efficacia è minore rispetto a quella per la popolazione generale, si ha l’indicazione che per persone di quel tipo la psicoterapia Yyzk è meno indicata. Si è fatta onesta scienza (avviene in tutti gli ambiti), si è progrediti: la psiconalisi invece ritiene di poter ricondurre ***qualunque*** fatto alla propria (sempre la stessa) logica, anche se i fatti dimostrano che è impossibile.
Un esempio di come si possa fare psicoterapia restando con i piedi per terra, onestamente, mettendo in discussione le proprie idee, è questo:
“Current Status and Future Prospects of Clinical Psychology: Toward a Scientifically Principled Approach to Mental and Behavioral Health Care”
http://www.psychologicalscience.org/index.php/publications/journals/pspi/pspi-archive
lì è scritto quello che state facendo: stesso atteggiamento dei medici pre-scientifici, convinti che la standardizzazione sia impossibile e che con l’intuito o la propria esperienza (magari su 3 clienti su una popolazione di 6 miliardi) si possa venire a capo di tutto, ostili a trattamenti di efficacia migliore. Li si fanno i conti con la realtà: “un intervento di 5 sedute settimanali è improponibile per il costo esagerato. Punto. Vediamo gli altri”.
Li si pongono 4 questioni concrete: Efficacia (per la psicoanalisi è quantomeno dubbia), Efficienza (negativa, costa troppo rende poco nel mondo reale), Economicità (distruttiva), Plausibilità scientifica (c’è di molto meglio: il mondo va avanti).
Ma non vi viene il dubbio di star delirando e che non ve ne potete accorgere ? Oggi nel mondo ci sono forse milioni di psicologi: se criticano la psicoanalisi è perchè non hanno capito nulla ?
In 100 anni è cambiato tutto, tranne la psicoanalisi; gli autori recenti giocano le ***stesse*** carte con lo stesso fumoso e disonesto linguaggio. La religione è molto più lenta, ma in questi 100 anni qualcosa ha cambiato: gli psicoanalisti no, convinti che solo loro hanno capito il mondo.
Uno studente di psicologia di oggi sarà certo meno genio di Freud, ma dispone di una massa di informazioni al cui confronto l’intera opera di Freud scompare: “quel costrutto freudiano non dice granchè”, “il linguaggio di Kernberg si scontra con questi dati …”, “le valutazioni di Lichtemberg mantengono troppa fumosità”: finisce il mondo ?
Ma per gli psicoanalisti le smentite non esistono.
Dopo la terza rivoluzione ci può essere la quarta: “Freud e i suoi seguaci essenzialmente si sono sbagliati”: ***cosa c’è di male*** ?
“Freud resta un genio perchè a quel tempo non poteva avere le informazioni che si hanno oggi.” e basta. Le idee possono morire, anzi esse muoiono **ogni** giorno senza che nessuno si arrocchi, veda complotti o ignoranza sostanziale. Sono decine le visioni psicologiche sepolte senza che nessuno si sia suicidato.
Invece voi continuate col vostro linguaggio letterario; lo ha scritto anche Jervis che la psiconalisi è stata una Chiesa (ed è stato tenero). Caprara l’ha paragonata giustamente alla letteratura. E anche Avallone, o Rossini.
Non esiste alcun ambito così refrattario alle critiche: la sociologia è maturata, l’antropologia anche, e la psicologia pure. In questi 3 ambiti di “scienze umane” solo la psicologia è costretta a mantenere una scuola inattaccabile a qualsiasi critica. Solo la psicoanalisi ritiene di poter spiegare tutto e prescindendo da qualsiasi smentita.
Le aree e i costrutti citati da Solano si possono spiegare anche con altre visioni, che pervengono poi ad una psicoterapia semplicemente più efficace e/o meno costosa, ammesso e non concesso che le mille altre psicologie non possano risolvere altri problemi anche più importanti della psicopatologia individuale (altra prospettiva riduttiva).
Invece continuate con citazioni “toccanti” senza rendervi conto che i vostri piedi ormai non toccano più la terra. Sono solo frasi che dovrebbero produrre chissà quale effetto, ma sono buone per chi non è smaliziato.
[Rispondi]
fulvio vignoli Risposta:
agosto 24th, 2010 alle 14:51
@Tania, Hai perfettamente ragione Tania…su tutta la linea, ma purtroppo non si può discutere con i paladini di una ortodossia. Ci abbiamo già provato in tanti, senza ottenere nessun risultato apprezzabile. In casi come questi, siamo ben oltre la dimensione del dibattito su temi intellettuali: siamo nella dimensione del credere, del cieco credere, sostenuta da una forte componente di emotovità. E tutti sanno, che nessuno potrà mai smettere di credere in qualcosa, finché vorrà crederci. A mio avviso, è giunto il tempo che la psicologia scientifica, filtrata attraverso tutti i progressi teorici, tecnici ed epistemologici degli ultimi quarant’anni, se ne vada per la propria strada.Vorrà dire che gli psicoanalisti se ne andranno per la loro…e chi s’è visto, s’è visto….. .
[Rispondi]
Dr.Tullio Lombardi Risposta:
agosto 24th, 2010 alle 15:11
Chiarissina signora Tania,
mi scuso se la approccio così, dato che
non ha menzionato ne il suo cognome ne i suoi titoli, mi sembra che il suo attacco a Freud e alla psicanalisi sia arbitrario e superficiale e non suffragato da argomenti concreti che dimostrino
una conoscenza approfondita della materia, ma sia il risultato di
chiacchiere salottiere tanto per darsi un tono e quindi una critica fine a se stessa per dimostrare che solo Lei è depositaria della scienza infusa.Chiaramente il linguaggio psicanalitico non ha nulla di diverso dal linguaggio della fisica, della matematica, della biologia, del cinese, del turco, ecc.ecc. e non possiamo accusarli di astrusità in quanto è nostro compito di apprendere ,studiare, comprendere il loro significato se vogliamo entrare nel merito di ciò che si parla. Se vogliamo fare le quattro operazioni, dobbiamo imparare i numeri e capire il significato di ognuno di essi e quindi le regole per combinarli fra di loro.Non mi risulta che Freud sia un assolutista, ma il costruttore di principi generali passibili di evoluzione. Cosa che peraltro è avvenuta nell’arco di oltre 100 anni e non è stata una moda del momento, altrimenti sarebbe caduta in disuso o ristretta ad una minoranza sparuta e priva di significato. Le persone possono sparire, ma le loro idee, se hanno dei giusti fondamenti perdurano nel tempo. Possiamo non condividere a livello personale le idee di Gesu Cristo, Maometto,Budda, ecc. ma non possiamo dire che tutti i loro insegnamenti siano tutti sbagliati e tacciarli di fanfaronismo, di ciarlataneria o altro.Prima di criticare bisogna avere delle proposte alternative altrettanto valide e suffragate dal tempo e dai fatti frutto di proprie intuizioni e non attaccare gratuitamente i grandi per cercare di farsi un nome o una fama a spese loro. Citare persone che la vedono come Lei per suffragare le sue opinioni , omettendo di citare tutti coloro che non la pensano come Lei è perlomeno meschino e mi scusi , questo è il mio pensiero,mi sembra che il suo comportamento di quelle persone che tirano il sasso e nascondono la mano dietro la schiena o come quella mosca che si è appoggiata sulla fronte di un bue che tira con fatica un carro e interpellata da una mosca di passaggio su cosa stesse facendo, rispose ” tiriamo il carro”.Dalle mie reminescenze giuridiche questo si chiama millantato credito. Lei può non nutrire simpatia per Freud e la spicanalisi, è un suo diritto, ma non l’autorizza a dire che è tutta “cacca”, De gustibus non est disputandum.Con ciò le esprimo il mio rispetto, dato che io rispetto le opinioni di tutti.
Dr. Tullio Lombardi – Psicanalista-Psicoterapeuta – Ipnoanalista – Sessuologo
[Rispondi]
Gentile Tania (è possibile conoscere anche il suo cognome?), l’articolo da lei citato ci siamo preoccupati di tradurlo ed è stato oggetto di un dibattito su questo sito con diverse voci autorevoli intervenute. Può visionare qui http://www.osservatoriopsicologia.it/2010/02/22/dallarticolo-di-baker-mcfall-shohan-il-commento-dei-nostri-esperti/ gli interventi.
Saluti
Luigi D’Elia
[Rispondi]
Cara Tania,
mi limito a poche parole riguardo i 4 punti da lei enucleati:
- Efficacia (per la psicoanalisi è quantomeno dubbia): a dire il vero esistono moltissimi studi (scientifici, nella sua accezione) che testimoniano l’esatto contrario. Non parliamo delle svariat emigliaia di persone che hano trovato profonde, stabili e radicali soluzioni ai problemi coi quali combattevano da sempre.
- Efficienza (negativa, costa troppo rende poco nel mondo reale): costa sicuramente molto, ma il ripagamento di una analisi di qualità è inimmaginabile. I profondi gradi di libertà e di consapevolezza che si raggiungono sono impagabili. Li si possono raggiungere con altri tipi di terapie? forse, ma va dimostrato, non basta ipotizzarlo o presumerlo.
- Economicità (distruttiva): su questo ci sono pochi dubbi, ma le confesso che le svariate migliaia di euro che ho speso sono in assoluto il denaro meglio speso della mia vita, e non vorrei tornare quello di prima nemmeno se mi offrissero 10 volte tanto.
Plausibilità scientifica (c’è di molto meglio: il mondo va avanti): anche la psicoanalisi va avanti, e parallelamente agli approcci “letterari” crescono approcci di ricerca degni delle hard sciences, con tanto di strumenti quantitativi come il Therapeutic Cycle Model (TCM, Mergenthaler) e il Discourse Flow Analysis (DFA, Salvatore) che mostrano una differenza strutturale tra psicoterapie cognitive e dinamiche.
Nella realtà, quella vera non quella caricaturale del suo intervento, ogni approccio ha inciso sugli altri, modificandoli e integrandoli e fornendo letture sempre nuove. Questo ovviamente vale per chi desidera veramente essere di aiuto ai propri clienti/pazienti cercando di dargli quanto meglio possa, anche attingendo a dimensioni teoriche o tecniche di diversa matrice. Diversamente (e su questo sono d’accordo) chi si arrocca su una posizione teorica rigidamente “ortodossa” offre davvero un pessimo servizio sia al benessere che alla scienza. Questa rigida ortodossia però trasuda da ogni parola del suo intervento.
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Brava Tania, tieni duro, non dire il tuo nome, su questo sito non è sicuro.
D’Elia e compani fanno controlli sulle provenienze dei messaggi e cercano di intimorirti per tenerti la bocca chiusa.
La psicologia è corrotta dal potere dei baroni in università e dei primari in ospedale, dato questo contesto tutte le cure che avvengono sono strettamente condizionate dal contenitore che le ospita.
Questo messaggio, qualora non dovesse giungere a tutti, verrà comunque letto da Luigi D’Elia, il responsabile della censura, e questo è sufficiente allo scopo esplicito che mi pongo: denunciare l’infiltrazione del potere su questo sito apparentemente contro il potere istituzionale.
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Luigi D'Elia Risposta:
agosto 30th, 2010 alle 14:24
@Vico,
Certo che internet fa brutti scherzi talvolta.
Siamo capitati in un film di 007 con il signor Vico.
Chissa cosa direbbe buon anima di Freud di questi strani fenomeni? Chissa…
Luigi D’Elia
(il censore!)
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Certo, in una disputa su Internet arriva quello che invece fa mille citazioni, perchè per stabilire che l’omeopatia è una scemenza (ma almeno distrugge meno persone) nel 2010 bisognerebbe ri-esaminare la tavola periodica degli elementi, le leggi della fisica, della chimica e della matematica tutte. No ?
“Critichi l’omeopatia ? Rileggiti Newton !” , “Sostieni che 3 molecole di una sostanza non possono produrre alcun effetto nel corpo umano ? Ma vai a studiare Bernoulli ! Galton, Galileo, Einstein …”.
Siamo sicuri che l’acqua non memorizzi qualcosa ?
E poi non è mica detto che l’acqua sia proprio H2O, vero ? Questo lo stabilisce la comunità mondiale degli scienziati? No, lo stabilisce Solano: “C’è Schedler … e i miei studi !”. Un uomo ha capito cosa non capiscono i restanti 6 miliardi di terrestri.
Certamente si sarà già organizzato, contro Il Complotto mondiale delle TCC, lui e altri 4 arroccati, a difendere la psicoanalisi.
Ma Grunbaum (che non è un comportamentista ultraortodosso) non aveva già distrutto e sotterrato la psicoanalisi ? Secondo gli psicoanalisti no; anche lui “non ha capito”. E più si accumulano prove della sua incompatibilità, più gli psicoanalisti alzano il volume: citano! e citano …Recalcati, un “lacaniano puro” !
Un tentativo (tra i tanti) di vedere se la psicoanalisi non fosse proprio morta (il suo cadavere era già decomposto) è del 1988, “La verifica empirica in psicoanalisi” che contiene appunto Grunbaum: la diagnosi fu “La psicoanalisi è morta e sepolta”. No, “la psicoanalisi sta ancora bene”. Infatti non vi capiscono più nemmeno gli psicologi (!).
Lo cito anche io Recalcati, evidenziando i pronomi o le parole che usa per affermare di aver capito tutto: “il soggetto… il soggetto” qui mostra appunto l’arroganza (= l’incompetenza negata) di ritenere di aver capito non qualcosa, ma L’Uomo. “L’uomo senza desidero è **la** mutazione antropologica che attraversa il tempo presente della civiltà occidentale. … Avvertiamo la mancanza della mancanza. C’è un surplus asfissiante di oggetto e una carenza di soggetto” : proseguiamo ?
” **Ci** domina una cultura iperpositivistica fondata sul potere grigio dei numeri, nemico dell’esperienza singolare, dell’individualità. A ***tutti noi*** [!] oggi è richiesto di trasformarci in piccoli contabili: pensiamo alla patente a punti [!]” : questa è la **prova** di un delirio, perchè l’unico sistema per amministrare la guida di una ventina di milioni di automobilisti è quello numerico. Il regista Silvano Agosti dice “Io non sono contro il denaro! sono contro il culto del denaro, sono contro l’accumulo. Certamente io USO il denaro, mica propongo di tornare al baratto !!! ” : ecco, Recalcati sarà anche contro il denaro tout court, visto (sono sue parole!) che ritiene negativi numeri per la patente.
Prosegue lo psicoanalista “… ai crediti formativi scolastici…” (idem) “…ai test della cosiddetta psicologia scientifica” : non è questa una provocazione caro moderatore ? Mette in difficoltà chi sta pensando di replicare: lo faccio a tono ? Smontandone il linguaggio ? Come si fa a non salire di tono nel rispondere a Colui che ha capito che nel 2010 la comunità mondiale degli psicologi non ha capito un tubo ?!
Io non attacco le persone, ma attacco le loro azioni; se Solano nella sua bibliografia mette se stesso e uno come Recalcati, come si prosegue il dibattito ? In ogni caso la responsabilità è loro.
Ancora Recalcati “La scommessa della psicoanalisi è quella difesa del dettaglio soggettivo [!!], della singolarità” : qui viene da immedesimarsi nei panni del povero cliente, costretto ad omologarsi alla massa che non ha paura degli spazi aperti nè dei ragni. “… di ciò che non è mai comparabile. Lacan [!] definiva il desiderio .. [...] Il desiderio è, in effetti, ciò che sfugge al potere del numero. Sapremo sfuggirgli anche noi per incontrare di nuovo il desiderio ?”.
Come commentare questo cumulo di scemenze ?
Ci pensa Franco Ferrarotti; lui non è proprio l’ultimo arrivato, e ha fatto una affermazione che in ogni caso è veramente geniale, e distrugge montagne … distrugge catene montuose di scemenze, criticando Pasolini.
Ha detto (scrivo a memoria!!) “Pasolini amava il mondo contadino, puro e semplice, non ancora contaminato dalla modernità; lui non vedeva bene le città, il progresso, la ricchezza. [qui fa una pausa...] Ma Pasolini dimenticava che nelle campagne si faceva una vita di stenti, di violenza, fame e di malattie.”. E’ l’esatta critica ripetibile a Recalcati: ma perchè non lo chiede ai sudanesi quanto è bello Il Desiderio ?
Sono troppo accesa io nei miei toni, o sono scemenze quelle affermazioni ?
E penoso leggere cose come quelle, è grottesco; è tragico per chi ha la sfortuna di cadere nelle mani di uno che non ha alcun dubbio, è comico nel vedere l’ostentazione di sicurezza come quella di un pulcino di fronte a dei leoni (“.. i test della cosiddetta psicologia scientifica”) . Per uno psicoanalista però queste obiezioni sono banali.
Recalcati forse vuole emulare Pasolini: ma allora faccia poesia, non clinica ! Ma più di lui conta il suo pensiero, che è sciocco come quello di Pasolini, perchè oggi tutti stiamo molto molto meglio. Certo, è aumentata la ricchezza economica ma è diminuita la socialità, ma complessivamente si sta comunque molto meglio. E non è un caso che pochi anni fa la popolazione delle città ha superato quella delle campagne. La riduzione del “capitale sociale” è un fenomeno reale: ma la Francescato lo ha affermato circa gli USA citando precise ricerche empiriche, non blaterando di “il soggetto”. Fa veramente ridere il pensiero di Recalcati.
Stern ha affermato che non esiste alcuna simbiosi, e che appena nati (ma anche prima) si è ben capaci di comunicare: ma ***prima*** ha fatto degli studi, onesti. Prima lo ha dimostrato, poi lo ha affermato: non ha capito nulla nemmeno lui ? Eppure gli psicoanalisti continuano a vedere simbiosi ovunque: come lo chiamiamo questo comportamento, signori psicoanalisti ? Non è un delirio, vedere una simbiosi che non esiste ? Ed è un delirio disonesto, impostore, perchè chi delira di voci o di gente che ce l’ha con lui non fa male a nessun altro, ma chi impone il suo delirio alla gente che soffre presentandosi come professionista, fa male, male, male.
Dunque cari psicoanalisti, anche Stern non ha capito nulla ? So che anche lui tenta di mantenere in piedi il castello di carte psicoanalitico, ma quanta distanza tra il suo linguaggio e quello di questo dibattito !!!
Non è imbarazzante il fatto che gli psicoanalisti non facciano quasi mai diagnosi, o se le fanno non riescono a comunicarle a nessuno che sia della stessa identica parrocchia ?
I punto 6 della Netiquette vieta l’ostilità, ma il 7 vieta anche le provocazioni, ed è proprio questo il nome da dare al citare Recalcati (!), o Lacan (!), nel 2010; o a citare i 3 psicologi su qualche milione sulla Terra che oggi sono convinti di aver capito (***solo loro***) cos’è L’Uomo e come si curano **tutte** le psicopatologie. Non c’è nulla che gli psicoanalisti non sappiano spiegare: come lo chiamiamo questo !?!?
Hanno capito solo gli psicoanalisti.
Se uno si accorge di non poter comunicare nemmeno con gli psicologi, e poi fa anche finta di non avere dubbi, non sta facendo lo scemo (= provocazione) ?
Se un astrofisico in un convegno di astrofisici si ostina a voler analizzare l’origine dei cerchi nel grano, portando foto e testimonianze, non sta lui provocando ? Eccola la psicoanalisi: Teorie sui cerchi nel grano.
Non è forse vero che uno scienziato deve prima di tutto non innamorarsi della sua visione ? Gli psicoanalisti invece sono sempre estasiati, qualunque cosa dicano sulla psicoanalisi: hanno meno dubbi di quanti ne ha l’adolescente che ha preso la sua prima cotta verso la sua amata.
Non è una provocazione dire di vedere “far salotto” a chi critica la più salottiera delle discipline al mondo !? Non è provocazione asserire che nel 2010 “la psicoanalisi è più viva che mai” ?
E costringere le persone a “terapie” di provata inefficacia quando ne esistono di efficacia provata (vedi Baker, McFall e Shoham; e mille altri studi empirici) cos’è ? Forse non è vero quanto affermano quelli, cioè che gli psicoanalisti sono convinti di poter affrontare ***qualsiasi cliente*** e ***qualsiasi situazione***, convinti che gli basti la loro “esperienza” (3 clienti, di cui uno ha interrotto dopo 2 mesi) e non che sia necessario imparare e magari “a pappagallo” (orribile!) certe precise procedure .
Non è una provocazione (in realtà penso tutt’altro, ma non si può scrivere) che solo dopo 100 anni la comunità degli psicoanalisti si prenda la briga di chiedere al cliente “Sta meglio ?” ??? Gli “studi di esito” sono roba solo dell’altroieri, perchè almeno fino ad allora solo lo psicoanalista (non il cliente, o altri psicologi) sapeva se il cliente stava meglio.
La psicoanalisi è una setta; gli adepti non riescono a comunicare nemmeno con gli psicologi: non è imbarazzante ?! Il solo aprire la bocca in questo contesto chiaro e cristallino fatto del loro isolamento, non una provocazione ? Solano si aggrappa a chi nega l’olocausto : questo e Recalcati sono i suoi argomenti ?
Non li capiscono nemmeno gli psicologi, ma loro imperterriti “psicoanalisi for ever” : ma signori, c’è in gioco la salute e la vita delle persone ! Il minimo è avere sanissimi dubbi, non provocatorie certezze.
E non è forse anche autoevidente che più si ostenta certezza più si è sicuri che la propria posizione è sbagliata, ma si continua a negarlo ?
Gli psicoanalisti non capiscono nemmeno che un conto è avere una visione della psicologia umana, un ***altro*** conto è fare psicoterapia: nessuno ha dimostrato che questa non si possa sottoporre a verifica scientifica; le verifiche ci sono state, e non potevano che andare nella stessa direzione in cui portano tutte le indagini su una visione nata più di 100 anni fa dalla mente di un genio che non disponeva nemmeno di un milionesimo delle conoscenze di cui dispone uno studente di psicologia in una remota università del Giappone. La direzione è stata quella che sappiamo. ” no! la psicoanalisi sta bene”.
Dicono “Attaccate Freud, ma l’ultimo è Kernberg” certo: l’hanno capito solo Kernberg, Recalcati, Schedler, Freud anziano (citato da Solano) e Solano. 5 persone sulla Terra.
Complimenti.
L’ho già fatto osservare che chi delira non se ne può mai render conto.
Non è forse matematicamente che la migliore terapia per le fobie è l’esposizione ?
(ammesso che prima o poi uno psicoanalista si degni di scendere a livello del DSM e scrivere “Diagnosi = ……). Invece la psicoanalsi è ancora lì ad interpretare, interpretare …. Non è infame far fare decenni di psicoanalisi ad un fobico quando
le cure ci sono ?
Non è forse provato che si può cambiare senza aver appreso/capito nulla di sè (terapia strategica) ?
Baker e colleghi nel 2009 hanno ri-di-mostrato cos’è la psicoanalisi, e il molto meglio che c’è altrove. Dobbiamo ancora discutere della psicoanalisi ?
L’ordine degli psicologi a 3 anni dalla fine del secondo millennio si è accorto che “Cacchio, forse per uno psicoterapeuta se vede che il cliente non migliora deve proporre un’altra terapia”: cosa rispondono gli psicoanalisti, per i quali servono ***almeno*** 7-8 anni per una psicoterapia ?
Questo è gravissimo !!! e ne conosco di storie simili!
E’ questo “il motivo apparente” richiesto dalla Netiquette.
Ciò dovrebbe essere sufficiente a silenziare qualsiasi psicoterapeuta che non si mostri molto più che umile.
Invece gli psicoanalisti ostentano solo arroganza, quella di chi sa che è salito su una barca da cui sono fuggiti anche i topi, quella di chi percepisce di aver investito troppo su una visione sbagliata.
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fulvio vignoli Risposta:
settembre 6th, 2010 alle 17:30
@Tania, Sono perfettamente d’accordo con le argomentazioni di Tania, alle quali vorrei aggiungere:
Habermas, alle argomentazioni del quale fecero seguito quelle di Grumbaum, arrivò alla conclusione che la psicoanalisi è una disciplina “ermeneutica”, ovvero una pratica di “costruzione” congiunta di significati, sganciata da qualsiasi necessità di raccordo con una base teorica di tipo scientifico. E questo, semplicemente perchè le basi teoriche della psicoanalisi NON SONO STATE FORMULATE SU BASE SCIENTIFICA. Ma a questo punto gli psicoanalisti non ci vollero stare: “Sì, che la psicoanalisi è una scienza”. Allora, via ad appelarsi a Thomas Kuhn: ogni disciplina si basa su presupposti epistemologici scelti arbitrariamente, quindi ogni disciplina può dirsi scienza a modo suo. Questa è la posizione khuniana…ma a questo punto si può sempre chiedere: se è vero che ogni disciplina corrisponde ad una arbitraria costruzione sociale, è anche vero che la scienza corrisponde a delle precise coordinate di metodo e a dei precisi principi. In altra parole è una ben precisa forma di cultura: o vi si aderisce oppure no! Senz’altro la psicoanalisi, a partire dalla visione della mente sulla quale poggia, non vi aderisce affatto. Ed allora ancora, la voglia degli psicoanalisti di rimanere attaccati al loro credo prende un’altra direzione: quella della critica sociologica. L’imperversare disumanizzante della scienza che ci rende tutti “numeri” e che viòla l’individualità. Peccato che:
1) la psicoanalisi è un frutto della cultura positivista, imbevuta di quello scientismo che gli psicoanalisti dicono tanto di odiare,
2) la cultura scientifica degli unltimi quarant’anni, quella ispirata allo studio dei sistemi non-lineari, è un vero e proprio inno all’imprevedibilità, al caos e alla “generatività” dei fenomeni del nostro universo, e dei fenomeni della vita in genere.
Vuoi vedere, Tania, che tra un po’, pur di salvare il loro credo, la buttano sulla natura mistico-religiosa della psiche?…Se ancora qualcun non lo ha fatto, lo farà tra breve.. Un saluto, e vivi complimenti per la lucidità della tua riflessione teorica.
[Rispondi]
Chiarissimo Dr. D’Elia,
visto la piega che sta prendendo questo argomento,proporrei che affinchè vengano pubblicate le risposte e i commenti, siano corredate dal nome ,cognome e titolo accademico, dato che ritengo che , almeno fra gli psicologi, si abbia il coraggio della paternità delle proprie opinioni,giuste o sbagliate che siano, di maniera che ogni apporto abia un referente. Altrimenti sembra veramente di essere ripiombati nel periodo degli AGITPOP o dei carbonari e questo posto non è sicuro (Vico).( da che cosa?) mi sembra la congiura dei pazzi.
Dr. Tullio Lombardi
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Luigi D'Elia Risposta:
settembre 6th, 2010 alle 13:30
@Dr.Tullio Lombardi, Caro Dr. Lombardi, per le caratteristiche di questo sito, il forum è aperto a tutti e non solo a psicologi e l’accesso non è dunque riservato ai soli iscritti.
Per quanto ci appaia, da psicologi, spiacevole scrivere opinioni così forti senza un nome ed un corpo che le supporti, questo deve poter rimanere possibile su questo forum giusto o sbagliato, questo possa apparire. Come è possibile, nei limiti del buon gusto, rispondere a qualunque opinione venga espressa e, soprattutto che meriti una risposta.
Al margine di questa notazione, ed entrando un po’ più nel merito, comprendo lo sgomento dei colleghi psicoanalisti per tale virulenza qui espressa, ma pur facendo la “tara” dovuta alla facilità di evacuazione che questo strumento consente, credo che occorra comunque provare ad ascoltare ogni forma di critica.
saluti
Luigi D’Elia
[Rispondi]
Chiarissimo Dr. D’Elia,
La ringrazio per il giusto appunto da Lei fattomi e purtroppo per un mio modo di essere odio le polemiche gratuite che non portano a nulla, giustamente come suggerisce Lei, basta non dare peso ne risposta a ciò che non merita. Grazie e buon lavoro.
Dr: Tullio Lombardi
[Rispondi]
Quando l’interlocutore non è obbligato a stare sdraiato, ma può alzare il capo e pretendere una risposta guardando negli occhi l’altro, allora l’altro diventa “uomo”, lascia le fasce dell’infanzia forzatamente inconsapevole per porsi al centro del proprio mondo, con la pretesa di dire la sua.
In democrazia c’è libertà di parola: ergo, la psicoanalisi non è democratica, ma pone tutta la conoscenza nelle mani di un esperto che è umanamente irraggiungibile, protetto com’è dal rifugio dell’Establishment.
Ergo, lo psicanalista vive lontano dagli affanni dell’Altro, rintanato in un set-ting creato ad hoc dal creatore della psicanalisi: un genio incapace di reciprocità.
Firmato: un gruppo settario non psicoanalitico.
[Rispondi]
Ai responsabili dell’osservatorio.
Poichè si propaganda la denuncia degli abusivi, non vi sembra che sia fuori luogo fare la pubblicità dei corsi per diventare Counselor sul nostro Osservatorio? questo solo per un fatto di coerenza.
Dr. Tullio Lombardi
[Rispondi]
Gentile Dr. Lombardi,
ha perfettamente ragione! Il problema è che non si possono scegliere gli “annunci” di Google AdSense che quindi li mette autonomamente a rotazione.
Proprio per questo motivo stiamo provvedendo alla cancellazione di questo servizio!
Grazie per la sua segnalazione.
Cordialmente
[Rispondi]