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Cinema, Rubriche Tags | Brian Taylor, Gamer, Gerard Butler, Giuseppe Preziosi, Mark Neveldine

Gamer

Posted on 24 luglio 2010 by Chiara Santi

Regia: Mark Neveldine, Brian Taylor
Sceneggiatura: Mark Neveldine, Brian Taylor
Attori: Gerard Butler, Michael C. Hall, John Lequizamo, Kyra Sedqwick
Produzione: Albuquerque Studios, Lakeshore Entertaiment
Paese: Stati Uniti d’ America
Uscita Cinema: 2009
Genere: azione, fantascienza, thriller
Durata: 95 minuti
Formato: colore

di Giuseppe Preziosi 

Alcuni film valgono solo per dei particolari, per delle intuizioni che si perdono nelle centinaia di migliaia di fotogrammi di pellicola che scorrono. In un grosso e grasso film d’azione americanissimo e luccicante gli ingredienti sono i soliti: c’e’ l’eroe, la famiglia lontana (unico obiettivo di una vita di errori), il cattivo, quello ancora più cattivo perché pure intelligente, fucili, proiettili, gente che salta in aria, bombe, esplosioni, pistole e pistolette, belle donne, sessualità strisciante.

Gamer è un film sparatutto (sparatttuto è una espressione che solitamente si usa per i videogiochi e in questo film il confine tra i due media quasi scompare) che ipertrofizza alcune delle caratteristiche della società contemporanea: gigantesche fortune capitaliste accumulate in una notte tramite innovazioni tecno/ludiche, il dominio del mercato che trasforma anche i monumenti storici o le bidonville in cartelloni pubblicitari, il progressivo diffondersi di un distanziamento dal reale verso l’ipnosi di un intrattenimento continuo, la presenza di sacche di resistenza informatiche che cercano di minare il sistema.

Gamer è girato in uno stile (post) moderno che si nutre di videoclip, pubblicità, camere a mano, velocità, videogiochi, montaggio frenetico e convulso. La trama prende le mosse da un paio di idee di un produttore di videogiochi Ken Castle; la prima è il gioco Society, una piattaforma ludica dove persone reali vengono animate da giocatori paganti e costretti a eseguire ogni loro comando; la seconda idea è di trasferire questo tipo di interazione giocatore-giocato su di un campo di battaglia: carcerati condannati a morte si cimentano in una serie di battaglie, dove la posta in gioco è libertà o morte, comandati da giocatori comodamente seduti a casa. Il nuovo gioco si chiama Slayers.Tra questi combattenti c’è il più bravo, il più determinato Kable, in carcere per omicidio, fortemente motivato a ritornare dalla sua famiglia.

Due sono gli aspetti su cui vorrei fermarmi a riflettere.

-C’e’ stato un tempo, un paio d’anni fa, che giochi o piattaforme di gioco come Second Life (qui un interessantissimo articolo su questo argomento http://www.molleindustria.org/it/sette-giorni-in-una-seconda-vita) sembravano annunciare il tramonto della vita umana, della realtà. Si profetizzava una totale delega dell’esistenza al virtuale: vite travasate tramite i modem negli schermi, muscoli atrofizzati, dita ipersviluppate per mouse e tastiere, junk food, junk life, junk world. Gamer ci offre l’ennesima rappresentazione di questa diffusa e ipersfruttata immagine (pensate agli umani di Wall-e). Society radicalizza l’idea di Second Life e la innesta con il format dei reality show: da casa i giocatori possono controllare persone vere, umani che si muovono in un piattaforma costruita appositamente per il gioco. Operai dell’intrattenimento che attraverso una invisibile protesi tecnologica delegano a qualcun altro la loro vita per diverse ore al giorno in cambio di un magro salario. Society è un luogo di zucchero filato e plastica colorata, i nostri operai/burattini/umani sono bellissimi, eccentrici, iper sorridenti, si muovono con fare strano e meccanico e rispondono perfettamente all’imperativo della modernità: un godimento pieno tramite l’isolamento totale dalla relazione, di chi è il corpo che si muove? Di chi lo incarna o di chi lo comanda? Il giocatore completamente assorbito dallo sguardo dello schermo scarica nel proprio avatar tutta le sue fantasie e le sue perversioni, realizza finalmente il superamento di tutte le timidiezze, l’infrazione delle regole, dei limiti, il declino della Legge.

Cosa resta dell’umano? Un grasso e amorfo corpo seduto su di una poltrona circondato da cibo e bevande, stanze spoglie e grigie ma tecnologicamente equipaggiate. Sudore, bava e la possbilità di riscrivere una vita tramite un corpo femminile dispoto a tutto.

-Kable, l’eroe del film, è un abile combattente che per primo sembra poter riuscire a conquistare la libertà tramite Slayers. Non bisogna però dimenticare il presupposto del gioco: Kable non è pienamente libero nelle sue azioni ma è controllato da un giocatore; nel suo caso un ricco e annoiato ragazzino. Nelle mani di un adolescente la vita di un uomo, per questo giovane compratore l’ultima frontiera dell’intrattenimento e del mercato, il gioco della morte. Quanta merce che inonda il mercato è il risultato di sfruttamento, dolore, ingiustizie e riempie le stanze degli adolescenti occidentali? Quale il prossimo passaggio del mercato per saziare la fame di novità del consumatore?

Gamer mette in scena l’infrangersi di limiti morali ed etici che già ora, nel nostro presente, sentiamo scricchiolare, e lo fa confezionando un prodotto destinato proprio a quei consumatori che, in apparenza, sembra voler criticare. Un’ altra vittoria del mercato.

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