Introduzione di Sara Ginanneschi
La Sindrome da Alienazione Genitoriale è un fenomeno sempre più osservato nelle cause di separazione ed affido di minori e consiste in un’azione di screditamento più o meno consapevole da parte di un genitore sull’altro che va a determinare un vissuto di “alienazione” appunto, di distacco emotivo, del minore verso l’adulto vessato.
Poiché in quest’ultimo periodo si moltiplicano corsi per riconoscere e trattare la PAS e si accendono dibattiti circa la comprensione di questo fenomeno in vari ambienti psicoforensi, abbiamo deciso di allestire questo spazio per accogliere i vari punti di vista di professionisti del settore e lasciamo aperta la possibilità di intervento ad altri.
LA SINDROME DI ALIENAZIONE PARENTALE (PAS) – Realtà clinica o argomento retorico?
A CURA DEL DR. ANDREA MAZZEO
Negli ambiti clinici e di ricerca la sindrome in questione, chiamata anche Sindrome di Alienazione Genitoriale, è poco nota; lo è molto invece in ambiti forensi (criminologia, medicina legale, psichiatria forense, psicologia giuridica).
Il clinico, psichiatra o psicologo, che si accosti a questa entità resta non poco sorpreso nel leggere ciò che ne scrivono alcuni.
Secondo Richard A. Gardner, l’autore che per primo l’ha proposta alla comunità scientifica nel 1985, la sua insorgenza sarebbe strettamente legata al “proliferare delle cause per l’affidamento dei minori”(1); già questo incipit fa storcere un po’ il naso. Riesce difficile pensare che una vicenda giudiziaria possa rappresentare un fattore eziologico per un nuovo disturbo, psichiatrico o psicologico che sia. Certo, una vicenda giudiziaria è un fattore stressante che può dar luogo ad un ventaglio di disturbi reattivi allo stress; ma, appunto, possediamo già le categorie cliniche per i disturbi da stress, e la PAS non è fra essi compresa.
Disattenzione della nosografia? Misconoscimento?
Possibile che l’OMS e l’APA abbiano entrambe sottovalutato questo disturbo, tanto da non ricomprenderlo né nell’ultimo aggiornamento dell’ICD-10 (2) né nel DSM-IV (3) e nel DSM-IV-TR? (4). Curiosità vuole che si vada anche a ricercare, nella proposta per il futuro DSM-V, cosa la task-force dell’APA stia facendo in merito; per trovare un accenno alla PAS si deve andare nell’ultima sezione, quella dei contributi da fonti esterne, in attesa di ulteriori studi che la confermino (5).
La “sindrome” in questione consisterebbe in questo: se un minore, nel corso delle vicende di una separazione conflittuale, rifiuta di incontrare, parlare, andare a trovare, uno dei due genitori è perché, sostiene Gardner, il minore è stato manipolato da un genitore (da lui chiamato alienante) contro l’altro genitore (da lui chiamato alienato). Per Gardner tra il genitore alienante ed il bambino si crea una collusione di natura psicotica, una folies à deux, sostanzialmente; precedenti terapeuti che sono intervenuti nella situazione conflittuale senza porre questa diagnosi sono anch’essi collusi con il sistema delirante condiviso, venendosi a realizzare una folies à trois. Solo, sostiene Gardner, gli “specialisti della PAS” sono in grado di riconoscere questa collusione; ovviamente gli specialisti verranno formati alle sue scuole secondo le sue idee.
Credo non sfugga a nessuno l’estrema fragilità, meglio, l’inconsistenza epistemologica di queste tesi. Dinamiche di quel tipo si osservano ma sono agevolmente spiegabili alla luce delle teorie psicologiche correnti e ben consolidate; la manipolazione del minore da parte di un genitore può verificarsi, ma va affrontata con gli strumenti di cui la psicologia dispone e che sono supportate dalle evidenze scientifiche; il rifiuto di un minore verso un genitore può avere come causa la manipolazione da parte dell’altro genitore, ma questo non può essere un automatismo esplicativo. La folies à deux esiste (Disturbo Psicotico Condiviso per il DSM) ma è molto rara e non si manifesta con il rifiuto di un genitore ma con sintomi psicotici evidenti; il rifiuto di vedere un genitore non è un sintomo psicotico e non è utile alla diagnosi di un disturbo psicotico. La folies à trois, in cui sarebbe addirittura coinvolto il terapeuta che spiega il rifiuto del minore in altro modo, praticamente non esiste perché le persone che condividono il delirio devono essere “unite da vincoli di consanguineità o di matrimonio” (3) o comunque in una relazione stretta che dura da tempo.
Poiché si tratta di una patologia rara è ben strano che tutti i pazienti osservati da Gardner soffrissero di questo disturbo; sembrerebbe che si siano concentrati negli stessi luoghi frequentati da Gardner; il bias è evidente.
Il rifiuto verso un genitore può invece originare dal fatto che questo genitore è violento in casa e quindi spaventa il minore, o che picchia l’altro genitore e quindi il minore ne è impaurito, che il genitore rifiutato sia psichicamente disturbato e terrorizzi la famiglia, che abbia addirittura abusato sessualmente del minore stesso, e così via. Compito del perito, in tali situazioni, non è quello di fornire al magistrato una risposta semplicistica ad un problema complesso, ma di approfondire le dinamiche intrafamiliari cercando anche le verità scomode. La psicologia offre un’infinità di strumenti, ampiamente validati, per indagare tali dinamiche; le tautologie non sono mai utili.
Ricercando studi recenti balza ben presto all’attenzione un lavoro del 2008, di autori spagnoli che s’intitola “La lógica del Síndrome de Alienación Parental de Gardner (SAP): Del síndrome «puro» a la «terapia de la amenaza” (6), scritto da Antonio Escudero, psichiatra a Madrid, Lola Aguilar Redo, pediatra e Direttrice di un centro per il recupero di bambini e donne vittime di violenza, e Julia de la Cruz Leiva, chirurgo. Di questo lavoro sono state trovate in internet due stesure, una pubblicata nel sito della Società Spagnola di Neuropsichiatria ed una sul sito della Liz Library (articolo n° 9). Quanto segue fa riferimento a quest’ultima versione.
Gli AA hanno svolto un’approfondita ricerca nelle principali banche dati trovando, al settembre 2007, zero lavori nelle library del BMJ, Cochrane e SciELO; 32 lavori in EMBASE, 10 in Medline, 42 in PROQUEST e 10 in PubMed. Un po’ pochino per una “malattia” già anzianotta; 94 lavori in 22 anni, meno di 4 lavori l’anno, a livello mondiale. Ovviamente non sono compresi i tanti lavori pubblicati in riviste non indicizzate dalle banche dati consultate, il cui valore scientifico è però molto scarso; spesso consistono in mere ripetizioni dei concetti di Gardner, senza nulla apportare di nuovo alla ricerca.
Gli AA concludono il loro corposo lavoro affermando che la PAS è priva di contenuto scientifico e rappresenta solo un artifizio dialettico, un argomento retorico; anche la “terapia” proposta da Gardner, e ripresa senza varianti in ambito forense, è priva di valore scientifico. Gardner afferma che la “cura” di questa “malattia” consiste in un provvedimento del Giudice che tolga l’affidamento del minore ad un genitore (quello alienante, sec. Gardner) per darlo all’altro genitore (quello alienato, sec. Gardner).
Ma che malattia è quella che si cura con un provvedimento giudiziario?
Un disturbo mentale può venire curato con i farmaci o con la psicoterapia, o entrambi, o non richiedere alcuna cura. Un decreto del Giudice può curare una malattia? Mai sentito nulla del genere.
Come affermato da Escudero e coll, la teoria della PAS cancella, con un drammatico colpo di spugna, tutte le ricerche scientifiche degli ultimi cento anni di psicologia da “Piaget a Vigotski, Spitz, Mahler, Klein, Freud (Anna), Ainsworth, Winnicott, Bowlby, Lebovici, Ajuriaguerra, Diatkine, Anzieu, Erikson” (6), e tanti altri.
Con la consegna coatta del minore al genitore da lui rifiutato e l’interruzione di ogni contatto, persino telefonico, con il genitore amato (perché in questo consiste in sostanza la terapia proposta da Gardner), vi è il grave e concreto rischio di consegnare il minore proprio al genitore violento o che lo ha abusato sessualmente. Questa è stata una costante nei paesi in cui le teorie di Gardner si sono radicate, USA, Canada, Argentina, Spagna. Proprio questo rischio ha portato le autorità politiche e scientifiche di questi paesi a prendere una posizione radicale rifiutando la PAS ed ogni concetto ad essa collegato.
Nel 2009, sempre in Spagna, è stato pubblicato un libro da due psicologhe, una argentina, Sonia Vaccaro e l’altra spagnola, Consuelo Barea Payueta, che svolge una approfondita analisi della PAS e delle drammatiche conseguenze che ha avuto la sua applicazione negli USA in Argentina ed in Spagna (7).
E qui tocchiamo un tasto al quale i “sostenitori” della PAS reagiscono in maniera poco professionale. Tali questioni concernono la biografia di Gardner e le sue opinioni, più volte espresse nei suoi lavori, sulla pedofilia. Non si può prescindere da ciò se si vuole avere un’idea precisa della PAS.
Gardner era uno psichiatra forense, libero professionista, che si occupava esclusivamente di cause di affidamento di minori nel corso di separazioni conflittuali; alla sua morte il The New York Times pubblicò il necrologio dando notizia del decesso del Prof. Richard A. Gardner, della Columbia University; alcuni giorni dopo il giornale dovette pubblicare una rettifica, precisando che il Dr Richard A. Gardner aveva dichiarato falsamente (il verbo inglese è misstated) la sua posizione alla Columbia University poiché non era Professore di Psichiatria Infantile, ma solo un volontario non retribuito (8).
Con i proventi del suo lavoro di psichiatra forense aveva messo su una propria casa editrice, la Creative Therapeutics che pubblicò tutti i suoi libri, e solo quelli.
In più lavori Gardner esprime opinioni favorevoli alla pedofilia od ai rapporti sessuali tra il padre ed il bambino o la bambina; non è il caso di riportare tali affermazioni in questa sede, visto che sono facilmente reperibili in rete.
Ad ulteriore riprova dell’inconsistenza scientifica della PAS, nel marzo del 2010 l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria si è pronunciata ufficialmente con un proprio documento rigettando questa “sindrome” (sbrigativamente definita un “castello in aria”) e consigliando agli iscritti di non farne uso né in contesti clinici né in contesti giudiziari (9).
Ma la situazione negli USA qual’è? Gli USA hanno già archiviato da tempo la questione PAS.
Nel 2002 una giurista, la Professoressa Carol Bruch, dell’Università Davis della California ha pubblicato un lavoro dal titolo significativo: “Parental Alienation Syndrome and Alienated Children – getting it wrong in child custody cases” (10), con il quale fa letteralmente piazza pulita della PAS e dei concetti ad essa collegati (“alienazione parentale”, “madre malevola”, ecc).
Nel 2003 la Rivista dell’Istituto di Ricerca dei Procuratori USA di Giustizia (NDAA’s American Prosecutors Research Institute) ha pubblicato un articolo di Erika Rivera Ragland e Hope Fields (entrambe Procuratori, cioè rappresentanti dello Stato nei processi) dal titolo: “Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know”. Il lavoro di Ragland e Fields si compone di due parti distinte.
Nelle conclusioni della prima parte scrivono, tra l’altro: “In short, PAS is an untested theory that, unchallenged, can have far-reaching consequences for children seeking protection and legal vindication in courts of law (11)” (In breve, la Pas è una teoria non verificata che, se non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali).
Nelle conclusioni della seconda parte scrivono: “PAS is an unproven theory that can threaten the integrity of the criminal justice system and the safety of abused children (12)”. (La PAS è una teoria non dimostrata in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi).
Adesso gli USA si trovano a dover affrontare le cause che stanno intentando contro lo Stato coloro che negli anni ’80 e ’90 sono stati diagnosticati come affetti dalla PAS; minori all’epoca ma adesso adulti e consapevoli del danno ricevuto.
Per quanto riguarda il Canada, il Dipartimento (Ministero) di Giustizia canadese consiglia di utilizzare “modelli esplicativi multidimensionali più complessi in contrasto con la nozione non empiricamente supportata di PAS” (13).
Sul fronte, diciamo, favorevole a questa diagnosi è da registrare un recente articolo di Bernet e coll. (14); il goal dell’articolo è evidente sin dal titolo: l’inserimento della PAS nel prossimo DSM-V e nell’ICD 11. Una rassegna bibliografica, quindi, dei lavori sino ad oggi pubblicati che possa convincere gli estensori del DSM a prenderla in considerazione, più che uno studio che apporti nuove conoscenze in questo campo; con questo obiettivo la PAS viene ribattezzata PAD (Parental Alienation Disorder).
Gli AA mostrano di avere le idee poco chiare sin dall’inizio dell’articolo poiché ne propongono l’inserimento (14) o nel corpo del DSM-V, o nell’Appendice B (Altre condizioni che possono essere oggetto di attenzione clinica) o in una della altre appendici del DSM-V (Criteri e Assi utilizzabili per ulteriori studi). A mio parere l’obiettivo degli AA è solo quello di ottenere comunque l’inserimento del PAD in una qualsiasi sezione del DSM, non importa quale, per poterlo poi sbandierare in tribunale come una sindrome riconosciuta dal DSM.
Nel paragrafo successivo illustrano i motivi per cui, a loro parere, l’alienazione parentale è una diagnosi; tra le venti ragioni esposte si va dall’essere un disturbo dell’attaccamento ad un disturbo relazionale; poi che è un concetto valido per via dei numerosi studi condotti in vari paesi (ma senza supportare questa affermazione con riferimenti bibliografici specifici), al fatto che i criteri diagnostici sarebbero replicabili come confermato da numerose ricerche (che però non vengono citate), ecc.
Una serie di argomentazioni retoriche più che dati scientifici, che sono ripetute sino alla fine del’articolo. Ne segue un’ampia bibliografia, elencata in ordine alfabetico e non numerata, cosa che non consente alcun riscontro tra le affermazioni fatte nel lavoro ed il corrispettivo riferimento bibliografico. Lavori, come già detto, non indicizzati dalla banche dati o che non raggiungono i criteri minimi della Cochrane per essere oggetto di metanalisi.
Chiudono il lavoro proponendo, in analogia con i DSM, il set di criteri diagnostici (da A ad F) ma senza fornire indicazioni sul numero di criteri necessari per la diagnosi e soprattutto senza affermare che in assenza di compromissione psico-sociale, clinicamente significativa, del bambino non si può fare la diagnosi del Disturbo.
Come concludere questa rassegna?
Richiamandoci alla nostra deontologia professionale; nel corso dell’attività peritale è buona norma, sempre, attenersi a conoscenze scientifiche consolidate e comprovate da letteratura inoppugnabile; avvalersi di concetti seducenti, forse, ma scientificamente inconsistenti rappresenta una brutta consuetudine che rasenta la malpractice e ci espone ad accuse di negligenza ed imperizia.
Meglio lasciar perdere i voli di fantasia e restare ben ancorati al terreno familiare dell’evidenza scientifica (DSM o ICD), fornendo al Magistrato che dovrà esprimere il suo giudizio elementi concreti e scientificamente attendibili.
BIBLIOGRAFIA
1. Gardner, R.A. (1998). The Parental Alienation Syndrome, Second Edition. Cresskill, NJ: Creative Therapeutics, Inc.
2. OMS (1995), ICD-10, Criteri diagnostici per la ricerca, Masson, Milano.
3. APA (1996), DSM-IV, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, Masson, Milano.
4. APA (2001), DSM-IV-TR, Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali – Text revision, Masson, Milano.
5. APA (2010), DSM-V, Development. (http://www.dsm5.org/ProposedRevisions/Pages/ConditionsProposedbyOutsideSources.aspx)
6. Escudero A, Aguilar Redo L e de la Cruz Leiva J (2008), La lógica del Síndrome de Alienación Parental de Gardner (SAP): Del síndrome «puro» a la «terapia de la amenaza». Rev. Asoc. Esp. Neuropsiq. v. 28 n. 2 Madrid.
(http://scielo.isciii.es/scielo.php?pid=S0211-57352008000200004&script=sci_arttext&tlng=es)
7. Vaccaro S e Barea Payeta C (2009), El pretendido Síndrome de Alienación Parental – un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia, Deslcée de Brower, Bilbao.
8. Obituary of Richard Gardner (2003), The New York Times.
9. AEN (2010), Declaración en contra del uso clínico y legal del llamado Síndrome de Alienación Parental. (http://www.aen.es/docs/Pronunciamiento_SAP.pdf)
10. Bruch C S (2002), Parental Alienation Syndrome and Alienated Children – getting it wrong in child custody cases. Child and Family Law Quarterly, Vol 14, No 4.
(http://www.thelizlibrary.org/liz/bruch.pdf)
11. Rivera Ragland E, Fields H (2003), Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know – Part 1 of 2, (http://www.ndaa.org/ncpca_update_v16_no6.html)
12. Rivera Ragland E, Fields H (2003), Parental Alienation Syndrome: What Professionals Need to Know – Part 2 of 2, (http://www.ndaa.org/ncpca_update_v16_no7.html)
13. Documento del Dipartimento di Giustizia del Canada, paragrafo 4.3.4.
(http://www.justice.gc.ca/eng/pi/fcy-fea/lib-bib/rep-rap/2006/2005_3/p4.html#a4_3)
14. Bernet W, Von Boch-Galhau W, Baker A J L, Morrison S L (2010), Parental Alienation, DSM-V, and ICD-11, Am J Family Therapy, 38:76–187.
RINGRAZIAMENTI: ringrazio amiche ed amici di Facebook per i preziosi consigli forniti durante la stesura di questo lavoro.











Personalmente valuto preziosa l’indicazione di natura operativa e concettuale di riferirci ai manuali Doc.
Tuttavia, il valore euristico della PAS, o PAD, non mi sembra si possa liquidare facilmente per la ragione che (per quanto ne sappia) mancano studi approfonditi in merito al fenomeno: ad esempio non sono stati inoltrati studi nel campo delle neuroscienze per convalidarlo o invalidarlo.
La ricaduta delle controversie genitoriali sui figli può imperversare in tutte le fasi del ciclo familiare, ma la sua frequenza e i suoi peggiori effetti li riscontriamo quando i figli sono in età minorile.
Secondo Siegel, il “processo di sintonizzazione emotiva” è innescato dalle relazioni fra due o più persone e consiste nell’immedesimarsi nella struttura psicologica dell’altro per capirlo. La memoria del bambino in tenera età, registra queste esperienze prima ancora di sviluppare la propria memoria autobiografica. Allora, quale ambiente mentale e interpersonale costruisce il bambino esposto all’azione manipolatoria di uno o entrambi i genitori? E se gli effetti della mobilitazione denigratoria di uno o entrambi i genitori si espandesse fino a diventare fenomeno sociale, sarebbe improprio concepirli alla stregua di un Disturbo?
Anche gli studi, ancora acerbi, dei neuroni a specchio potrebbero portare nuova comprensione della PAS. Il legame tra risposte visive e motorie suggerisce che basta l’osservazione di un comportamento emesso da altri per evocare nel cervello di chi osserva una sorta di impronta motoria, di potenziale azione. Che dire se il bambino cresciuto dentro gli atti ostili della propria origine, i genitori, evoca e risponde per le rime (si fa per dire)? E, in questo caso, esistono nel bambino le condizioni per strutturare un vero senso di colpa?
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Anche la bambina austriaca rapita da un pedofilo arrivò a rifiutare i suoi genitori veri:
She therefore became a ready victim of what is commonly termed the “Stockholm Syndrome” or the victim of “Parental Alienation”. This led even to her beginning to love her captor. This view has been substantiated by the fact that Natascha found it difficult to live and feel any real closeness to her natural parents once she was rescued or once she ran away from her captor. She even pined for the loss of the captor who had since committed suicide. (http://www.parental-alienation.info/publications/46-thecomofparalitothestosyn.htm)
È stupefacente che si neghino queste sindromi e l’esigenza di salvare i bambini con interventi giudiziari.
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natasha Risposta:
aprile 22nd, 2012 alle 19:55
e poi ci sono i bambini abusati e che hanno subito violenze che vengono “uccisi” moralmente perchè non creduti e consegnati al carnefice!
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Credo sia molto utile pubblicare e divulgare articoli inerenti all’approfondimento tematico, soprattutto per chi incontra, in ambito peritale, questo genere di condizioni nelle famiglie che affrontano la separazione. Grazie
[Rispondi]
Si sentiva proprio la mancanza di un’altra patologia.
Non mi piace questo giocare ad inventare nuovi nomi a vecchi disagi relazionali da dare in pasto a giudici e avvocati.
Una cosa è descrivere nuovi fenomeni inerenti tra l’altro a certi cambiamenti sociologici (aumento di separazioni e divorzi, aumento di affidamenti e relativo aumento del lavoro giudiziario su separazioni e affidamenti), un’altra cosa è avvinghiarsi a nuovi nominalismi nosologici.
[Rispondi]
Mi trovo d’accordo sulla non possibilità di dare per scontato in maniera meccanicistica che il rifiuto di un genitore sia legato a fenomeni di plagio da parte dell’altro. Però in occasione di separazioni conflittuali la possibilità di fenomeni similari non è da escludere; non cancellerei quindi la sindrome a priori ma modificherei profondamente i criteri diagnostici.
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Trovo autolesionistico da parte di una società che definiamo civile si perdano tante energie, e soptrattutto soldi, per studiare un fenomeno astratto.
Trovo immorale tutto questo gran fumo intorno ad un fuoco virtuale, immaginario.Siamo di fronte ad un bassissimo e grave regresso culturale: cercare di manipolare un popolo approfittandosi della diffusissima ignoranza e della comodità comune di appartenere ad un gregge senza la necessità di ragionare.
La vera manipolazione, e soprattutto gli effetti più dannosi, non è quella dei genitori verso i figli (il cui tentativo quando c’è è di effimera durata e irrilevante pericolosità): la gravità del fenomeno sta invece nel tentare di inculcare in testa ad un popolo adulto un concetto privo di fondamento, con labili teorie che si annullano a vicenda. Quanti congressi sull’argomento! Quanti libri di chiacchiere da mercato! E soprattutto quanti processi e cause civili pasticciate e confuse dal nulla, da un qualcosa che semplicemente non esiste nei termini in cui viene imposto, non esiste come sindrome, non esiste come malattia. Quante parole sprecate a spiegare che?
Mi domando quando si tornerà ad avere la testa sulle spalle e si continuerà a discutere di cose serie, reali, ad investire il denaro per la Scienza e la Medicina e non per favorire gli esclusivi interessi di questi fantocci “imprenditori della psicologia”.
Lo Stato si è forse dimenticato dei problemi reali che ci sono? C’era bisogno di inventare un nuovo problema e mascherarlo da patologia per avere un argomento su cui discutere?
Lo Stato ha così tanti soldi da buttare in convegni del genere quando ancora sappiamo così poco sui tumori o sulla sclerosi multipla ecc?
Ci si domanda quale sia il tornaconto di qualcuno in tutto ciò, perchè quando si crea un fenomeno dal nulla un tornaconto per qualcuno c’è: per le pecore il tornaconto è economico (sulle spalle dei bambini, non dimentichiamolo) e per i pastori? Forse politico? O forse c’è dell’altro?
Questa fantomatica PAS è un’ignobile offesa allo studio della Psicologia: una strumentalizzazione volgare dei suoi nobili principi.
Sulle spalle dei bambini! Tutto ciò è ignobile, davvero ignobile.
[Rispondi]
Concordo con Gabriele e Giuseppe: non mi pare necessario dare nuovi nomi a disagi che si riscontrano in situazioni magari differenti, ma che possono essere spiegati e analizzati in altro modo (cioè con quella nosografia che già abbiamo).
Interessanti le indicazioni bibliografiche della seconda parte dell’articolo che mostrano come, ad es. la Spagna, si sia proceduto a rivedere nella pratica cosa questa definizione ha portato.
[Rispondi]
Non importa il nome; importa che i bambini vengano protetti.
Purtroppo in Spagna con il femminismo radicale al governo c’è un’epidemia di false accuse,
e negare la PAS serve a coprire il disastro sociale raccontato in questo documentario
http://www.youtube.com/watch?v=NyJKTCfJeHA
[Rispondi]
E’ proprio questo, il punto: proteggere i bambini dagli effetti devastanti che derivano dalla applicazione di questa PAS, non comprovata da studi scientifici, e rigettata da intere comunità scientifiche (vedasi AEN in Spagna: (DA: http://www.aen.es/docs/Pronunciamiento_SAP.pdf)
La Asociación Española de Neuropsiquiatría lepre la siguiente
declaracíon en contra del OSU clínico y legale del llamado
Síndrome de Alienación genitorial)
Quella delle false accuse, poi, è una favola vera e propria: sono strumenti propagandistici belli e buoni. In Italia per chi accusa “falsamente” esiste il reato di calunnia, che prevede pene detentive molto elevate.
Se poi si tratta di archiviazioni per difficoltà probatorie (nei casi di abuso quasi sempre c’è solo la parola del minore – e della madre – contro quella di un adulto molto spesso manipolatore, per cui non c’è da meravigliarsi. Ma dire “false” significa mistificare, e senza fonti certe di alcun tipo.
Il resto sono chiacchiere, e non è il caso di stare qui a spiegare cose ovvie per replicare a vere e proprie provocazioni, come il commento di questo post di chi si firma “Paola”.
Spero di non dover assistere al solito balletto di commentatori che di solito, con nomi variegati, si affretta ad infestare qualsiasi luogo virtuale dove si parla di PAS con le solite tesi preconfezionate e mai dimostrate, o slogan vari, tipo “Nazifemminismo” e compagnia bella…
E poi le inventate “false accuse” cosa c’entrano, con la PAS? Niente.
Ora, stando ai fatti concreti, praticamente tutti i Paesi dove con sistemi collaudatissimi si è riusciti a far “filtrare” la PAS nel sistema, la stessa è stata rigettata, e ha creato danni enormi in minori riaffidati all’abusante.
Per cui non vi è alcuna necessità di introdurla in Italia.
La scienza deve anche basarsi sull’esperienza, e questo dovrebbe indurre chiunque a evitare di prenderla in considerazione, punto e basta.
Del resto, non ha validazioni scientifiche di alcun tipo. Come si legge qui: (TRADOTTO VIA SOFTWARE DA: http://www.leadershipcouncil.org/1/res/dallam/3.html)
“La Fondazione di PAS Teoria
PAS non è basata sulla ricerca sistematica, piuttosto, Gardner (1987) ha sviluppato questa teoria attraverso le sue osservazioni personali e di lavoro come perito. Poiché il supporto per PAS è stata invariabilmente Gardner ‘scritti di s, è importante esaminare Gardner’ s credenze e le ipotesi riguardanti i minori. In particolare, Gardner ‘vista s su entrambi pedofilia e l’abuso sessuale devono essere esaminati, in quanto questi punti di vista rappresentano il contesto di Gardner’ s osservazioni nel corso delle valutazioni custodia. E ‘importante anche esaminare gli strumenti che Gardner sviluppata per differenziare validi da false accuse di abuso – la legittimità abusi sessuali Scale (SALS) e protocolli per la valutazione di abuso sessuale – in quanto essi sono derivati da uno stesso quadro teorico come PAS. ”
E poi, riguardo ai suoi effetti devastanti, è assolutamente doveroso leggere questo:
(TRADOTTO VIA SOFTWAREDA: http://www.courageouskids.net/intro.htm)
Combattere la “Disgrace americano nascosti”
Corte dei bambini abusati
… Alcuni di noi hanno compiuto 18 anni, e sono ora “libero”, anche se incubi e ricordi dolorosi ci ritrovo per molti anni, forse per sempre. Alcuni di noi hanno ancora i fratelli nelle grinfie dei nostri aggressori. Siamo ragazzi provenienti da tutto il paese che sono state picchiate, molestate, violentata, sodomizzata, mentalmente malconcio, isolato, terrorizzato, e vergogna per il nostro controllo, percosse dei genitori.
Siamo stati mentalmente, fisicamente, sessualmente, verbalmente, emotivamente, psicologicamente e abusato per ordine del tribunale.
Siamo stati travisati da avvocati nominati dalla corte; fatti sono stati falsificati o torta da valutatori nominati dal tribunale, siamo stati costretti per la mente-games (lavaggio del cervello) dai consulenti nominati dalla corte di tacere circa l’abuso. Né le nostre voci, né le voci dei nostri genitori protettivi, sono stati ascoltati.
Molti di noi hanno sofferto perché la Corte ha accettato una teoria valida, Sindrome di Alienazione Genitoriale (soprannominato “PAS”.) È un marchio del tutto false salute mentale messo in genitori di protezione da parte degli avvocati e psicologi che vengono pagati da coloro che abusano di coprire la loro storia nazionale la violenza e gli abusi sui minori. PAS colpi di scena tutto intorno a fare il genitore protettivo in cattiva luce e chi abusa guardare bene, in modo che il giudice passerà custodia per l’aggressore. Per una spiegazione più dettagliata di questa sindrome falso, vedere “Bambini Coraggiosi non può essere ingannato-PAS esposti per quello che è.”
I giudici che ha sentito i nostri casi erano molto più ansiosa di etichettare le nostre madri come “alienators madre” che credere che i nostri padri, che guardano “normali”, sono state percosse, molestie, o mentalmente ci avariato. I giudici ed incaricati tribunale acceso le nostre madri di protezione con una vendetta. Hanno rifiutato di permettere ai nostri madri di presentare prove o testimonianze testimone per dimostrare che i nostri padri ci avevano abusato, e si rifiutò di ascoltare qualcosa di noi, le vittime, ha detto di essere abusato. La maggior parte delle nostre madri erano completamente spogliato di custodia, che ci lascia senza madre e senza nessuna protezione dai nostri padri violenti. Tutte le nostre madri erano trattati come criminali, e tutti noi ragazzi sofferto a causa del modo in cui i giudici trattate le nostre madri. Nella frenesia dei giudici ‘di punire le nostre mamme per aver cercato di proteggere noi, i giudici non si rendono conto, o non cura, che ci stavano punendo troppo.
Prendendo i bambini lontani dai genitori sicuro e ponendoli sotto la custodia dei genitori abusivo è stato definito “più bui dell’America, vergognoso segreto” in un articolo premiato da Kristen Lombardi, giornalista di Boston Phoenix il cui lavoro sulla crisi sacerdote-abuso di Boston portato alle dimissioni del cardinale Law.
Anche se difficile da credere che l’orrore esiste in America oggi, migliaia di bambini sono stati e sono tuttora, portate via dal loro genitore protettivo e disposto con loro aguzzini, con ordinanze del tribunale. E alcuni ragazzi che sono stati collocati con anni fa, coloro che abusano sono ancora intrappolati in quanto il giudice che erroneamente accettato PAS, rifiutare di ammettere e correggere i loro errori. Alcuni di quei ragazzi sono i nostri fratelli più piccoli, e noi siamo in lutto per loro.
Alcuni di noi sono pronti a citare in giudizio i professionisti che ci hanno messo nelle nostre situazioni di abuso. Abbiamo trovato la guarigione e potenziamento di essere finalmente in grado di parlare delle nostre esperienze. Il nostro primo impegno è stato parlato all’incontro annuale Decima Bambino California del Nord gli abusi sessuali Awareness conferenza nel mese di aprile 2004. Abbiamo ottenuto una standing ovation e tutti dicevano i nostri colloqui avuto un grande impatto su di loro.
Alcuni di noi bambini non sono in grado di parlare ancora, perché siamo ancora bloccato con i nostri abusatori e ci hanno troppa paura di come essi, ei giudici, si vendicherà contro di noi ei nostri genitori protettivi se parlare. Ma stiamo andando on-line di supporto dagli altri per il Kids Network coraggiosi che sono riusciti a fuggire.Sapendo che ci sono altri ragazzi come noi là fuori, che si può parlare e che capiscono quello che stiamo attraversando, aiuta quelli di noi che sono ancora intrappolati a non sentirsi così soli.
Davvero, credo che ci sia ben poco da aggiungere.
Di questa PAS, proprio, non se ne sente il bisogno.
[Rispondi]
È palese che la PAS esiste. Un caso per tutti: quello del piccolo Liam McCarty. Filmati in rete mostrano che giocava felice il suo papà; la madre se ne impadronì e dopo anni di nessun contatto con il suo papà lo odiava; finalmente allontanato dalla madre è oggi guarito dalla PAS, e oggi gioca nuovamente felice con il suo papà
http://saveliam.org
http://www.ilgiornale.it/interni/mio_figlio_rubato_tribunali_italiani/03-09-2009/articolo-id=379480-page=0-comments=1
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Giuseppe Risposta:
febbraio 2nd, 2011 alle 09:53
Si potrebbe avere notizia della parte dell’articolo curato dal Dr. Giordano che attualmente risulta rimossa? Coma mai
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MariellaB Risposta:
febbraio 2nd, 2011 alle 16:52
@GiovannaC,
Strano, il link postato porta solo ad un articolo del giornale.it, nel quale il padre, intervistato, si dichiara vittima di false accuse di abusi – a detta sua e senza contraddittorio – e poi conclude “«Sto lavorando con il dottor Richard Warshak, autore del best seller Divorce Poison e direttore di un programma di riunificazione familiare chiamato Family Bridges. Mi ha assicurato che, una volta a casa, in pochi giorni Liam tornerebbe a fidarsi di me».”.
Non dice neanche lui che “finalmente allontanato dalla madre è oggi guarito dalla PAS, e oggi gioca nuovamente felice con il suo papà” come affermato da “GiovannaC”.
L’altro link porta ad un sito con un servizio televisivo che racconta la storia dal punto di vista del padre.
Su questo, si basano le affermazioni che la PAS esiste?
Mah…
Vediamo qualcosa di più: Il Messaggero del 4 dicembre 2009
ROMA – Sogni, progetti, futuro, niente più. E gli occhi di Leo che la guardano con l’aspettativa integrale dei bambini, e quel ditino che lui le punta addosso: «Non è che mi consegni, mamma? Restiamo sempre insieme, vero? Giura!». Leone, otto anni, è convinto che l’uomo nero sia alle porte, per portarlo via. Un po’ ha paura, «però non tantissimo: mi salva la mia mamma»….
Chissà chi è “l’uomo nero” di cui il bimbo ha tanta paura…
Qui si legge: “(DIRE – Notiziario Minori) Roma, 25 nov. – In occasione della giornata dedicata ai diritti dei minori, “il Tribunale per i minorenni di Roma convoca LGM, il bambino di otto anni conteso fra l’Italia e gli Stati Uniti e noto alle cronache americane con ampi servizi su Fox e Cbs. Qui, nonostante i pianti e le urla disperate del minore, confermate da testimoni presenti all’accaduto, il giudice obbliga LGM a vedere il padre non tenendo in alcuna considerazione l’evidente stato di choc del minore. Testimoni dell’accaduto affermano di avere sentito le urla e i pianti fin nei corridoi del Tribunale: una scena d’altri tempi””
Ma che strano…
E, sempre sul messaggero, il 28 Novembre 2009, si leggeva:
“…«Il bimbo ha un legame positivo, sano, forte, intenso con la mamma, unico riferimento sicuro della sua vita. Toglierlo a lei è come strappare un albero dalla sua terra: muore», assicura il neuropsichiatra infantile Luigi Cancrini, che ha in cura Leo da due anni. «E’ lucido, credibile, intelligentissimo. E’ certo di aver subito abusi. A prescindere dal merito processuale della vicenda, costringerlo a vedere il padre è una violenza». Una storia violenta, dal principio. Un matrimonio finito male, una gravidanza fuori tempo, e Manuela torna in Italia per partorire. «Anche se Mike non si faceva quasi mai vedere, e non pagava gli alimenti, sono tornata a vivere negli Usa: volevo che mio figlio crescesse con un padre». E adesso il racconto si spezza nei singhiozzi. «Quando autorizzano gli incontri con pernottamento, Leone torna pieno di lividi, sembra impazzito, manipola le sue parti intime, fa pipì a letto, piange, non dorme, non vuol vedere il padre. Infine racconta di strane foto, strani video, strani giochi»….”
No comment….
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Gentili lettori,
effettivamente dopo la pubblicazione dell’articolo scritto dal Dr. Giordano egli ha richiesto alla redazione la sua rimozione.
La redazione
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Giuseppe Risposta:
febbraio 2nd, 2011 alle 11:02
@Sara Ginanneschi, C’è una spiegazione che si può rendere pubblica o no?
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@Giuseppe, il Dr. Giordano ha scritto una mail privata alla redazione per cui non è possibile divulgare il contenuto, in quanto sarebbe una violazione della privacy.
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Mi trovo d’accordo con Paola e GiovannaC. Si potrebbe convenire sul nome da dare, ma è a molti noto quel comportamento infantile che ha origine dal conflitto di lealtà e sulla possibilità (e spesso buona capacità) che ha il cosiddetto genitore collocatario di influenzare o manipolare il rapporto del figlio con l’altro genitore. Esiste di fatto la concreta possibilità che questo avvenga per motivi non certo legati all’interesse del minore. E’ curioso che qualcuno non ne ammetta l’evidenza o ne faccia un tema da disquisizione scientifica…
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Luisa Gatto Risposta:
marzo 25th, 2011 alle 12:53
Bhè, direi che è un tema di disquisizione scientifica: per dire che una cosa esiste bisogna provare che esiste. E qui di prove autentiche, cioè fatte con studi seri e non di parte, non se ne sono ancora viste.
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Scusate, ma e’ curioso davvero che si saltino a pie’ pari tutte le obiezioni pertinenti sui tentativi che mi sembra si siamo fatto nei post precedenti di inserire forzosamente il concetto che la PAS esisterebbe, per poi ‘riprendere’ il discorso affermando che la disquisizione scientifica, improvvisamente, diventa “inutile”.
Mi pare “un po’” scorretto…
E sul problema dei minori che, grazie alla PAS sono stati riaffidati al genitore abusante, neanche una parola a sostegno…
Piu’ che curioso, mi sembra proprio strano…
Che la PAS sia, in realta’, la Sindrome del Pusillanime Assillante?
Esiste?
Non esiste?
Si potrebbe convenire sul nome da dare, ma e’ a molti noto quel comportamento infantile messo in atto da uno dei coniugi che pur di infastidire l’altro arriva al punto di utilizzare strumentalmente l’accampare diritti sui figli pur di infastidire di riflesso, anche trascinandolo in azioni giudiziarie, l’altro coniuge. E’ curioso che qualcuno non ne ammetta l’evidenza
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Personalmente valuto preziosa l’indicazione di natura operativa e concettuale data dall’Ordine di riferirci ai manuali Doc.
Tuttavia, il valore euristico della PAS, o DAS, non mi sembra si possa liquidare facilmente per la ragione che (per quanto ne so) mancano studi approfonditi in merito al fenomeno: ad esempio non sono stati inoltrati studi nel campo delle neuroscienze per convalidarlo o invalidarlo.
La ricaduta delle controversie genitoriali sui figli può imperversare in tutte le fasi del ciclo di vita familiare, ma la sua frequenza e i peggiori effetti li riscontriamo quando i figli sono in età minorile.
Secondo Siegel, il “processo di sintonizzazione emotiva” innescato dalle relazioni fra due o più persone consiste nell’immedesimarsi con la struttura psicologica dell’altro per capirlo. La memoria del bambino in tenera età, registra queste esperienze prima ancora di sviluppare la propria memoria autobiografica. Allora, quale ambiente mentale e interpersonale costruisce il bambino esposto all’azione manipolatoria di uno o entrambi i genitori? Se nelle famiglie, la manipolazione parentale si diffonde, potremmo trovarci di fronte ad un fenomeno sociale mal conosciuto.
Anche gli studi, ancora acerbi, dei neuroni a specchio potrebbero portare nuova comprensione della PAS. Il legame neurologico tra risposte visive e motorie per ora non dimostra ma suggerisce: l’osservazione di un comportamento emesso dal modello può evocare nel cervello dell’osservatore una sorta di impronta motoria, di potenziale azione. In quest’ottica, che dire se il bambino cresciuto dentro gli atti ostili della propria origine, i genitori, evoca e risponde per le rime? E, in questo caso, c’è posto per la strutturazione di un sano senso di colpa?
Vale la pena, credo, conoscere scientificamente l’impatto che la campagna genitoriale denigratoria produce sull’età evolutiva.
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MarcoF Risposta:
febbraio 8th, 2011 alle 22:52
@Emma Comensoli,
Personalmente io invece valuto “un fenomeno sociale mal conosciuto” l’accrescere di strani individui adulti che (per scopi personali) manipolano altri adulti, quelli più ingenui e culturalmente sprovvisti di basi solide, facendogli credere che esistano patologie pericolosissime che potrebbero trasformare qualsiasi bambino in un piccolo robot.
Solo un IPOCONDRIACO può credere che la PAS sia una malattia.
Vale la pena, credo, conoscere scientificamente l’impatto che la campagna denigratoria ai danni dei bambini (che li considera cioè esserini non pensanti), produce nelle menti fragili di troppi adulti.
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Confermo quanto detto dalla dr.ssa Ginanneschi. Avevo preparato un articolo su questo argomento ma, dopo averlo inviato, ne ho richiesto la rimozione.
I motivi, per me validi, sono stati illustrati nella email cui fa riferimento la dr.ssa Ginanneschi
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Una teoria pseudo-scientifica dai molti screditata e comunque non univocamente riconosciuta dalla Comunità Medica è INAMMISSIBILE come strumento di supporto al giudizio in un’Aula di Tribunale.
La legge non consente di somministrare un farmaco che non ha passato tutte le fasi della sperimentazione clinica. L’uso indebito di una teoria preudo-scientifica è altrettanto una minaccia alla Salute Pubblica ed andrebbe trattata con la stessa gravità da parte delle Autorità competenti, con l’aggravante nel caso di chi ne ha ricavato un business basato su di un unico prodotto difettoso spacciato come certificato.
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Concordo con Adame. Grazie.
Sono un genitore deprivato dei suoi figli, non un medico, nè avvocato, nè giudice, nè assistente sociali, ecc.
Si chiami PAS o non la si voglia chiamare affatto, innegabilmente qualcosa c’è e si chiama sofferenza del minore, si chiama sofferenza del genitore deprivato ed in fondo anche sofferenza del genitore alienante, si chiama asimmetria affettiva, si chiami come la si vuole.
Si misura con l’ascolto ampio dello specialista attento.
Sono d’accordo che non bastino le crocette di Gardner, ma sono certo che questi non abbia voluto giocato con le sue crocette. Nè Turkat.
Aiuto, trasparenza e tempestività serve alle famiglie, dal momento che i figli crescono svelti e si formano dall’esempio loro dato, nel bene e nel male.
Sono convintissimo che la *** esista davvero.
Grazie a tutti
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L’autore si chiede:
“Ma che malattia è quella che si cura con un provvedimento giudiziario?”
Be’ se la malattia è instaurata da un provvedimento giudiziario (separazione dei genitori con affidamento dei figli) non vedo perché ci si debba meravigliare tanto che sia un provvedimento giudiziario a sanarla.
La finta meraviglia, ma più autentico disappunto, dell’autore ha ben altre, intuibili motivazioni.
Sicuramente non non avrebbe suscitato alcuna contrarietà la tesi che favorisse la cura della malattia con lunghe e costose terapie specialistiche. Di quelle l’autore è legalmente autorizzato a somministrare.
Nemmeno la tesi che la malattia andrebbe curata farmacologicamente avrebbe suscitato sostanziali perplessità. Al contrario, ne avrebbe largamente favorito l’inclusione nella manualistica diagnostica e statistica “ufficiale”, già dal DSM-IV.
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