Vorrei sottoporre all’attenzione dell’Osservatorio di Psicologia dei Media un pezzo riguardante un grosso errore (a mio avviso) che è stato fatto dall’ADN Kronos riguardo questo pezzo:
Fabiola De Clerq non ritengo sia una esperta di DCA solo perché li ha vissuti sulla sua pelle, ma quel che è peggio, non può basare una diagnosi, unicamente su una foto e quel che è peggio usando unicamente un sottopeso (da appurare per giunta) come unico criterio per definire una psicopatologia.
Lettera firmata
ARTICOLO ORIGINALE
Kate Middleton, l’esperta: ”La sua linea ‘vira’ dalla magrezza verso l’anoressia”
04 luglio, ore 15:07
Roma – (Adnkronos Salute) – La fondatrice dell’Associazione per la ricerca sull’anoressia De Clercq: ”Basta guardare le immagini della visita in Canada per vedere che è davvero dimagrita tantissimo”. E avverte: “Quando si entra nella spirale dei disturbi alimentari da giovanissime, anche la fertilità futura è a rischio”.
Roma, 4 lug. (Adnkronos Salute) – Esile da far paura. La bella duchessa di Cambridge Kate Middleton, che prima del matrimonio con William si è affidata alla dieta Dukan per perdere qualche etto di troppo, continua a dimagrire a vista d’occhio, tanto da allarmare la stampa britannica. E non solo.
“Basta guardare le immagini della visita in Canada, per vedere che è davvero dimagrita tantissimo: ormai dalla magrezza vira verso l’anoressia”. Parola della fondatrice di Aba (Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia: www.bulimianoressia.it) Fabiola De Clercq, che guarda con preoccupazione all’effetto delle immagini della moglie di William sulle giovanissime.
“Come accade sempre più spesso nel caso delle sfilate delle modelle e dei servizi sulle riviste patinate, anche le apparizioni della giovane duchessa rischiano di trasformarsi in spot per l’anoressia”, dice De Clercq, raggiunta dall’Adnkronos Salute in Costa Azzurra. Esattamente come è accaduto per il regime ideato dal medico francese Pierre Dukan, “che dopo il Royal Wedding ha conquistato moltissime giovani fan”.
“Il problema – sottolinea l’esperta – è che ormai dilaga un messaggio pericoloso: il fascino della magrezza a tutti i costi. Tanto che oggi anche donne di 45-50 anni sognano di essere esili come 15enni. In pratica, viene esaltata non una sana magrezza, ma un corpo pre-pubere. Un aspetto che dovrebbe farci riflettere”.
Non solo. “Quando si entra nella spirale dei disturbi alimentari da giovanissime, anche la fertilità futura è a rischio. Il primo campanello d’allarme è la scomparsa delle mestruazioni. Un fenomeno spesso sottovalutato – conclude – finché non diventa troppo tardi”.
COMMENTO REDAZIONALE DELLA DR.SSA SARA GINANNESCHI
Nella scorsa Newsletter ci siamo occupati dei problemi legati ai libri self-help con un articolo e con la traduzione di una recente ricerca: Due spiccioli di psicologia, che male ti fa? a cura della Dr.ssa Gabriella Alleruzzo. Torniamo sull’argomento per parlare del fenomeno mediatico dell’intervista a “chi c’è passato”, provando ad analizzarne più profondamente gli scopi che li sottendono e le conseguenze che da essi derivano. Sempre più spesso nei salotti televisivi o radiofonici, o tradotti sui giornali divulgativi, troviamo resoconti personali di chi si è trovato a vincere la propria battaglia contro la malattia psicologica e, davanti alla forza ed alla voglia di riscossa di queste persone, come psicologi non possiamo che far loro i nostri complimenti perché sappiamo bene quanto sia dura. Quello che ci sembra fortemente fuorviante è che spesso, queste persone, vengono intervistate come “esperte”, mentre il loro ruolo deve restare quello di “testimoni”. Naturalmente, attribuiamo la responsabilità di questo risultato al taglio mediatico e non a chi offre la propria testimonianza! È vero anche che, in un certo senso, l’aver combattuto per anni contro una malattia può far sentire chiunque un po’ esperto. Quello che deve essere però chiaro, sia a chi si sottopone ad un intervista, che all’intervistatore, ma soprattutto all’utente finale è che si resta esperti solo del proprio caso e non dell’intero gruppo nosografico! Solo lo studio e gli anni di lavoro sul campo permettono infatti di comprendere la fenomenologia totale del disturbo e poi di affrontarlo insieme a chi ne soffre. Certo il professionista non ha verso la malattia un approccio “so come stai perché ci sono passato anche io”, ma questo non è che un vantaggio perché gli permette di restare lucido e quel tanto distaccato da riuscire a prendere in carico lo stato emotivo della persona, oltre che il suo disagio psicologico. L’identificazione con il paziente non sarebbe che un limite, mentre, l’atteggiamento “io ce l’ho fatta ora tocca a te” potrebbe creare nella persona un forte senso di inadeguatezza ed anche una legittimazione a tenersi il problema: “ma io sono diverso, la mia malattia è più aggressiva, la mia famiglia non mi aiuta come la sua, etc.” Concludendo, crediamo quindi che sia molto bello che persone come Fabiola De Clerq portino il loro vissuto in televisione, perché la malattia mentale non debba essere più nascosta, perché vi sia testimonianza di qualcuno che “ce l’ha fatta” anche se è stata dura. Tale resoconto non può però sostituirsi al parere dell’esperto, il quale può affrontare l’intero argomento in maniera più completa e scientifica, senza scendere nel singolo caso, ma abbracciando l’argomento.
Il lancio fatto da ADN Kronos, a partire dal titolo, presenta senza alcun dubbio, molteplici inesattezze. Il pezzo sfocia in contenuti che, relativamente all’Anoressia Nervosa, contribuiscono a trasformare quella che dovrebbe essere una corretta informazione in pura e semplice disinformazione e distorsione delle dinamiche che determinano questa specifica malattia, che mi preme riportare subito nella sua corretta classificazione.
L’Anoressia Nervosa è un Disturbo del Comportamento Alimentare (definito anche per brevità come DCA), una psicopatologia che racchiude in sé diversi sintomi rappresentativi di un approccio alterato verso cibo e corpo; sintomi che fanno parte degli indicatori utilizzati per una corretta diagnosi. Sebbene vi siano avvisaglie anche nella preadolescenza, essa insorge tipicamente nell’adolescenza, con percentuale nettamente superiore nei soggetti di sesso femminile. Chi ne è affetto, attua una restrizione alimentare sia per quantità che per qualità dei cibi e, sovente, giunge ad un vero e proprio digiuno.
Presenza costante è la marcata insoddisfazione che il soggetto ha di sé, unita a stati d’ansia e/o depressione con sentimenti di autosvalutazione e difficoltà interpersonali. In un particolare sottotipo di Anoressia Nervosa vi è l’utilizzo di metodi di compenso quali il vomito (questo genera molta confusione nei “non addetti ai lavori” perché si pensa sia unicamente prerogativa della Bulimia Nervosa), l’uso improprio di lassativi e/o diuretici, nonché una smodata attività fisica. Tutte condotte finalizzate al dimagrimento (il cosiddetto impulso alla magrezza o “drive for thinness”) e alla gestione di eventuali episodi in cui si suppone di aver avuto una alimentazione (per qualità e/o quantità) superiore a quello “consentito”(abbuffate soggettive).
A fronte di una così seria compromissione psico-fisica, chi vive il problema, tende a negarlo e a nasconderlo (negazione della patologia o “denial of illness”) sino a quando non risulta palesemente evidente e, anche quando ciò avviene, sovente è reticente nel chiedere o accettare aiuto.
Al fine di una diagnosi corretta, psicologi e psichiatri utilizzano principalmente due strumenti: il Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali o DSM (giunto alla IVa edizione nel 1994 e a una revisione nel 2001 che, però, sarà soppiantata dalla Va edizione ancora in lavorazione e di probabile uscita nel 2013) e la Classificazione Internazionale delle Malattie o ICD (giunto alla Xa edizione). Per quanto riguarda la nuova edizione del DSM, che è quello maggiormente impiegato, i criteri di revisione non toccheranno di molto quanto è già presente, se non riguardo l’amenorrea (assenza del ciclo mestruale) che sembrerebbe non essere più da intendersi come criterio diagnostico. Questo in quanto molto spesso, anche in ragazze con un sottopeso marcato, vi è la presenza di mestruazioni, al punto da far ricadere la diagnosi non più in Anoressia Nervosa, ma nel Disturbo Alimentare Non Altrimenti Specificato in quanto non vengono soddisfatti totalmente i criteri diagnostici del DSM.
Secondo l’attuale versione del DSM si tratta di Anoressia Nervosa quando:
- Il soggetto rifiuta di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per età e statura
- Il soggetto ha una paura intensa di acquistare peso o di diventare grasso, anche quando è in stato di sottopeso
- Il soggetto vive peso e forme corporee in maniera alterata, con relativa influenza sui livelli di autostima o rifiuto di ammettere la gravità della condizione di sottopeso
- Per le donne, assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi
Secondo l’attuale versione dell’ ICD-10 si tratta di Anoressia Nervosa quando:
- Il soggetto presenta un peso corporeo che è almeno il 15% al di sotto di quello atteso (perso o mai raggiunto), o un Indice di Massa Corporea di 17,5 o meno
- Il soggetto evita i cibi o applica condotte compensatorie
- È presente una distorsione dell’immagine corporea, per cui il terrore di ingrassare persiste come idea prevalente e ci si impone un limite di peso basso
- È presente una disfunzione endocrina diffusa riguardante l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, che si manifesta nelle donne come amenorrea e nei maschi come perdita dell’interesse sessuale e della potenza
- Se l’esordio è pre-puberale, la sequenza degli eventi puberali è rimandata, o persino arrestata
Detto questo, è ora possibile entrare nel vivo dell’articolo di ADN Kronos.
Cominciamo con il precisare che Fabiola De Clerq, come contrariamente indica il titolo del pezzo, non è da ritenersi un’esperta di DCA. Il fatto di aver vissuto l’Anoressia Nervosa sulla propria pelle, la rende, semmai, esperta solo del suo personale percorso e testimone di esso e, al limite, di quanti si rivolgono alla sua associazione.
Esperto è colui che è munito di titoli ed esperienza clinica conseguente ai titoli stessi. Esperto non è chi risulta, o è stato in passato, affetto da una patologia, bensì chi ha le competenze necessarie per diagnosticarla e curarla fornendo strategie adeguate per affrontarla. Strategie che mai si basano sul vissuto personale, in quanto viene ritenuto da chi scrive e non solo (cfr. alla pg. 43 di C. Fairburn- “Terapia Cognitivo Comportamentale nel Disturbi dell’Alimentazione” ) fattore che conduce a scarsa obiettività nel gestire la problematiche del paziente e in grado di mantenere, nel terapeuta, l’eventuale problematica relativa a cibo e corpo.
In sintesi, sarebbe opportuno che una persona affetta da un disturbo alimentare non cercasse di curare una persona affetta da un disturbo alimentare. Questo al fine di proteggere sia il paziente che il terapeuta.
Risulta perciò inopportuno il fatto che ad emettere una diagnosi sullo stato di salute della Middleton (o di chicchessia) sia una “non addetta ai lavori” basandosi per giunta su una fotografia. Immagine risultata poi, ad un’attenta analisi, anche ritoccata digitalmente proprio per aumentare ed enfatizzare la magrezza della Duchessa.
Benché fondatrice dell’ABA, associazione sul cui obiettivo di lotta ai DCA non ho nulla da eccepire, risulta inopportuno che venga unicamente interpellata una presidentessa di associazione, invece di fornire informazioni corrette sulla diagnosi e cura di queste patologie indicando i professionisti cui correttamente un eventuale malato o la famiglia debba rivolgersi.
La lotta ai DCA si combatte anche e soprattutto sul fronte dell’informazione e della comunicazione e ricordo che chiunque può aprire un’associazione riguardo qualsiasi patologia e, non per questo, diventa d’ufficio psicologo o medico o esperto.
Ci sono presidenti di associazioni di pazienti cardiopatici o di affetti da sclerosi multipla che mai si sognerebbero di parlare da “esperti” o di venire interpellati come tali dai giornalisti solo in virtù di avere una patologia o di avere un parente afflitto dalla medesima. Personalmente ho ancora vivo il ricordo di una conferenza nel 2008 dove parlai insieme ad Augusto Odone (http://en.wikipedia.org/wiki/Augusto_and_Michaela_Odone) , colui che scoprì il cosiddetto “Olio di Lorenzo” e mai ci fu nelle sue parole, il desiderio di fregiarsi del titolo di esperto, indipendentemente da quanto fece e sta tuttora facendo per chi è affetto da adrenoleucodistrofia.
Penso sia necessario rivedere anche per i giornalisti i criteri con i quali si fa informazione e si parla di disagio psicologico perché sembra quasi una “Terra di nessuno”.
Emettere una diagnosi di Anoressia Nervosa tramite una foto sarebbe scorretto deontologicamente sia per uno psicologo che per un medico, dato che non ci troviamo di fronte ad una lastra radiografica di un femore fratturato ma, come già detto, dinanzi ad una psicopatologia. Psicopatologia che ha specifici comportamenti, sintomi e “problemi accessori” chiamati comorbidità psichiatriche (depressione, ansia, ossessione/compulsione, perfezionismo clinico, paure maturative, ostilità etc etc) che devono essere valutati “de visu” e mai in assenza del paziente.
Il digiuno e la restrizione come comportamenti ed il sottopeso eventualmente visibile nell’emaciazione del volto e del corpo, sono un sintomo che nasconde un disagio più profondo. Se la malattia avesse insegnato quindi qualcosa a chi ne ha sofferto in passato, e la De Clerq è una di questi, essa dovrebbe far sì che non si discrimini eventualmente chi ne soffre ma che si cerchi di comprendere i motivi che soggiacciono al suo instaurarsi e mantenimento. Cosa su cui la DeClerq e l’articolo in questione, non hanno minimamente posto l’accento, contribuendo ancora di più a voler rendere sensazionale l’articolo che ritengo disinformativo quanto inutile.
Il timore che le foto di Kate Middleton possano portare ad una apologia della magrezza (tecnicamente ad essere un foto “ThinSpo-Thinspiration” e quindi Pro-Ana) discrimina in questo modo tutte le ragazze che sono longilinee per genetica, come riportato recentemente da Nature (http://ansa.it/web/notizie/specializzati/scienza/2011/08/31/visualizza_new.html_729682971.html) e portare quindi a ghettizzare le persone magre oltre a intimorirle sull’eventuale comunicazione del loro disagio.
Una parte importante di qualsiasi terapia psicologica, mira ad aumentare la consapevolezza del problema e a ciò non si sottrae di certo la cura dei disturbi del comportamento alimentare.
Gettare allarmi serve a ben poco e, di certo, non aiuta la sensibilizzazione e informazione riguardo questa problematica che merita attenzione e corretta informazione.
Senza tema di smentita, gli enunciati contenuti in questo lancio ADNKronos sono da ritenersi approssimativi, errati e fuorvianti.
Come esposto sopra, l’Anoressia Nervosa, prima di essere considerata tale, prevede dei criteri diagnostici precisi che tutti i professionisti impegnati nella diagnosi e cura rispettano perché scientifici e validati clinicamente. Criteri che non si basano sulla presa visione di una foto, né tantomeno prendono in causa unicamente il sottopeso (da appurare per giunta) come parametro per definire una psicopatologia.
Non si comprende come mai, quindi, per la valutazione dei comportamenti attuati da un paziente, delle comorbidità psichiatriche, delle complicanze mediche, del disturbo dell’immagine corporea e del resto, uno psicologo ed uno psichiatra impieghino batterie di test validati clinicamente (che vanno dai 3 ai 12 questionari), oltre a colloqui clinici anamnestici e diagnostici che durano mediamente dai 30 minuti sino alle 2 ore (interviste semi-strutturate o strutturate) mentre la De Clerq usi unicamente una foto.
Questo, non usando neppure il condizionale e, francamente, se dovessimo prestar fede a questo tipo di diagnostica mediante foto, temo che neppure la Sig.ra De Clerq sfuggirebbe alla stessa pseudodiagnosi operata alla povera Kate Middleton.
Lottare per non etichettare i malati come tali ma come persone con un problema dovrebbe essere una conquista, mentre invece dichiarare che una persona si appresta verso la via dell’anoressia, per il semplice fatto che la si ritiene sensibilmente dimagrita è alquanto riduttivo e sintomatico della cosiddetta “psicologia da strada”. Ma la psicologia da strada è ben diversa da quella che applica il clinico.
Oggi è sempre più comune sentir dire: “Siamo tutti un po’ psicologi”. Eppure non ci si sogna di affermare: “Siamo tutti un po’ parrucchieri, ingegneri o meccanici!”.
Il buon senso, o la presunzione di possederlo, non fa dell’uomo di strada uno psicologo. E le psicopatologie si trattano con strumenti dove il buon senso viene preso in causa come elemento ovvio, non di certo curativo.













Il commento del dottor Mian fa riferimento a un articolo di Nature, ma l’indirizzo web indicato è sbagliato. Potreste per favore farmi sapere dove trovo l’articolo originale sulla tendenza a ghettizzare le persone magre?
Grazie
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