Torniamo sul tema della PAS perché ci è stata segnalata la pubblicità di una giornata di studio, intitolata “Genitori e figli, un incontro che torni a stupire; P.A.S. la grande Bufala!” sul sito Brundisium.net nel presentare i professionisti che interverranno sull’argomento, si dice che il Dr. Mazzeo, citiamo: “Da circa un paio di anni ha messo la sua professionalità e la sua esperienza al servizio di associazioni che lottano contro la violenza su donne e bambini e contro la pedofilia. Frutto di questo impegno sono stati due convegni, rispettivamente sulla violenza contro le donne e sullo stalking, nel 2010, e un articolo contro la PAS (Sindrome di Alienazione Genitoriale) richiestogli da una importante rivista telematica di Psicologia, l’Osservatorio per la Psicologia nei Media” il testo si riferisce all’articolo La Sindrome di Alienazione Genitoriale – PAS
Ci preme quindi qui rettificare che, l’Osservatorio di Psicologia nei Media, oltre ad essere un blog di informazione e non una rivista, non ha richiesto un articolo CONTRO la PAS, ma voleva offrire uno spazio per il dibattito di diversi professionisti sull’argomento, che, purtroppo, alla fine non si è potuto realizzare se non sotto forma di commenti all’elaborato del Dr. Mazzeo.
Lo stesso Dr. Mazzeo si è dichiarato disponibile a chiedere una rettifica di quanto apparso sul Brundisium.net, pertanto potrebbe già apparire modificata rispetto a quella che vi abbiamo mostrato ricavata con uno screenshot ad Ottobre.
Come OPM infatti, ci preme mantenere una certa imparzialità sui temi dibattuti, lasciando quindi al lettore la possibilità di farsi una sua propria opinione personale. A conferma di questo, visto che un parere A FAVORE della PAS non è stato pubblicato, è come professionista dell’ambito forense e quindi in rappresentanza solo di me stessa e non di tutta OPM che provo a fornire io un modo alternativo di vedere la PAS.
PAS: FENOMENO O PATOLOGIA?
A CURA DELLA DR.SSA SARA GINANNESCHI
Mi è stato detto che: “sarà difficile trovare qualcosa di positivo da dire sulla PAS”, invece come professionista nel settore forense e quindi distintamente dal mio ruolo all’interno dell’OPM, mi sono trovata diverse volte di fronte a questo fenomeno che per quanto sia fuorviante la sua denominazione di “Sindrome”, non deve essere considerato come tale ed è proprio da qui che si dovrebbe partire.
Personalmente (e parto da una bibliografia diversa da quella del Dr. Mazzeo) non ho infatti mai pensato alla PAS come ad una reale “sindrome”, bensì ad una condizione fenomenologica che descrive il comportamento di un minore verso uno dei due genitori, dietro un “condizionamento” (passatemi il termine squisitamente comportamentale) dell’altro, il quale può essere agito più o meno consapevolmente.
Certamente le critiche del Dr. Mazzeo ad una disfunzione psicologica indotta da una causa giudiziaria sono inappuntabili ed è lo stesso Gardner a fomentare certe critiche parlando appunto di “sindrome” e declinandola secondo punti che lui definisce “sintomi”. Il misunderstanding risiede infatti tutto nella terminologia, che, non è poca cosa, ma certamente non deve portare a rifiutare tout court un fenomeno osservabile a livello sia comportamentale che relazionale e che, a sua volta, potrebbe portare all’insorgere di segni visibili sul minore al centro della diatriba giudiziaria dell’affidamento.
Nessuna patologia quindi, ma una condizione frutto di una fine manipolazione, un lavaggio del cervello, se così vogliamo chiamarlo, condotto attraverso una campagna di denigrazione e screditamento morale da parte di un genitore sull’altro. Anche nella lettura testuale di Gardner non trovo alcun appunto da fare sui 12 punti di cui 8 comportamentali e 4 relazionali che vanno a descrivere come si manifesta la PAS:
- Con la campagna di denigrazione del minore contro un genitore
- Con razionalizzazioni deboli, superficiali e assurde per giustificare il criticismo nei confronti del genitore alienato
- Con la mancanza di ambivalenza (il bambino nutre solo sentimenti negativi per il genitore alienato e solo positivi per quello alienante
- Con il fenomeno del “pensatore indipendente” in quanto il minore afferma che la scelta di rifiutare un genitore sia propria e non indotta o influenzata dall’altro
- Con il supporto immediato ed automatico che il bambino manifesta verso il genitore alienato
- Con la mancanza di senso di colpa nel minore per l’insensibilità e talvolta la crudeltà verso il genitore alienato
- Con il minore che utilizza scenari e frasi espresse dal genitore alienante
- Con il bambino che tende ad estendere l’ostilità che prova per il genitore alienato a tutta la sua rete familiare ed amicale.
Ed ancora
- Nel periodo di transizione da un genitore all’altro il bambino manifesta l’intenzione di non incontrare il genitore alienato, talvolta arrivando a somatizzazioni nel momento in cui la visita viene stabilita obbligatoriamente
- Durante la permanenza del minore presso l’abitazione del genitore alienato possono manifestarsi comportamenti provocatori.
- Il legame tra il bambino ed il genitore alienante è spesso invischiante ed esclusivo, caratterizzato da una continua ricerca di approvazione e quindi arrivare talvolta anche ad una condizione di folies à deux. Non sarà però facile capire la modalità relazionale che si è venuta a determinare tra il genitore alienante ed il figlio, se non nei casi di evidente legame disturbato!
- Il legame con il genitore alienato è cambiato dopo la separazione diventando improvvisamente negativo.
È a seguito dell’instaurarsi di queste condizioni che si può osservare nel bambino alcuni sintomi, ma essi sono aspecifici e possono manifestarsi anche in assenza di una manipolazione di tipo alienante: aggressività, tendenza all’acting-out, difficoltà scolastiche, dipendenza emotiva, disturbi del sonno e dell’alimentazione, disturbi somatici, paure, ansia e fobie, etc. Come appena affermato, la condizione di conflitto psicotico e di folies à deux tra il bambino ed i genitori si può instaurare, ma solo in condizioni di precedente patologia mentale!
La PAS non può quindi essere intesa come una “patologia del bambino” indotta da uno dei due genitori e deve essere considerata una condizione relazionale disfunzionale che riguarda e coinvolge il bambino, i due genitori e talvolta le loro famiglie d’origine.
Per riconoscere la PAS lo psicologo incaricato non deve fare una diagnosi sul minore ed andare a ricercare questi sintomi, bensì fare una valutazione peritale, esplorando con cura il contesto ambientale in cui il bambino è inserito ed il tipo di relazione esistente con le principali figure di attaccamento e come essa è cambiata dopo la separazione dei genitori.
BIBLIOGRAFIA
AA.VV. (2009) Buone pratiche per la valutazione della genitorialità: raccomandazioni per gli psicologi. Pendragon, Bologna
Cavedon, A., Magro, T. (2010) Dalla separazione all’alienazione parentale. Come giungere a una valutazione peritale. Franco Angeli, Milano.
Cigoli, V., Gulotta, G., Santi, G. (2007) Separazione, divorzio e affidamento dei figli. Tecniche e criteri della perizia e del trattamento. Giuffrè Editore
Gulotta, G. (2011) Compendio di psicologia giuridico-forense, criminale e investigativa. Giuffrè Editore











La PAS è stata costruita intorno al problema della presunta manipolazione del minore da parte di un genitore, qualora il minore, dopo la separazione dei genitori esprima un rifiuto verso uno dei due; logica vuole che in questi casi ci si chieda, e si indaghi, cosa è successo tra il bambino e il genitore rifiutato invece di tirare in ballo malattie inesistenti; e purtroppo, si dica quel che si vuole, dalla generalità di quanti, medici, psicologi, assistenti sociali, avvocati, magistrati, ne sono convinti, la PAS è considerata a tutti gli effetti una malattia della madre e del minore (addirittura la più grave patologia da separazione, secondo alcuni).
Ma quello della manipolazione della mente, in sé è per sé, non è un problema medico e, credo, nemmeno psicologico, ma è un reato penale; nel caso del minore il reato si chiama maltrattamento del minore, già sanzionato dal nostro codice penale (art. 572).
Declinare la manipolazione come problema medico o psicologico mi sembra scorretto poiché con questo si vuole dare una risposta medica a un problema che medico non è. Le conseguenze della manipolazione sul minore, invece, possono richiedere un intervento psicologico e psicoterapeutico mirante a far superare al minore il trauma della manipolazione (e non certo con la terapia della minaccia).
La PAS invece è stata elaborata come strumento mirante a ribaltare la situazione processuale che vede un genitore, di solito il padre, imputato di violenze o abusi sessuali sul minore; uno strumento mirante a sviare l’attenzione del Tribunale da quello che può essere successo tra padre e figlio, incolpando la madre di avere manipolato il minore.
Ho esperienza sinora di ben 15 casi (dei quali ho letto tutti gli atti e in 4 sono CTP) e sono tutti a fotocopia: la PAS viene introdotta nel processo (o nei processi) per sviare il Tribunale da quello che è il vero motivo del rifiuto del minore e cioè il comportamento verso il minore stesso del genitore rifiutato.
Il caso giudiziario italiano più eclatante, ed emblematico sull’uso strumentale della PAS, è quello di Marta Crotti (il nome ovviamente è fittizio perché minacciata di morte dai familiari dell’ex-marito). Dopo che la figlia le confessò gli abusi paterni ha cacciato di casa il marito e iniziato la separazione. I due processi (civile per la separazione e l’affidamento dei due figli e penale per la denuncia di abusi sessuali sulla figlia) hanno visto scendere in campo come avvocato dell’ex-marito il più noto sostenitore della PAS in Italia, avvocato nonché psicologo, colui che ha tradotto il libro di Gardner e che è considerato un luminare della psicologia giuridica. A suo parere era un caso classico di PAS e quindi non gli sarà parso vero di poter dimostrare la sua verità in un caso così eclatante. I processi sono andati avanti per anni, fino alla Cassazione; il padre sta scontando sei anni di reclusione per gli abusi sessuali, i due figli sono affidati alla madre che per difenderli, e difendersi, si è letteralmente rovinata, ha dovuto vendere tutto e sparire dalla circolazione per le minacce ricevute.
Eppure le prove degli abusi erano chiarissime; perché questo avvocato-psicologo ha continuato a insistere con la storia della PAS quando era chiaro che non c’era nessuna manipolazione da parte della madre e che gli abusi erano reali?
In caso di abusi non si può fare diagnosi di PAS; così leggo in uno dei tanti articoli dei sostenitori della PAS. Ma poi le accuse di abusi sessuali diventano il primo sintomo della PAS. Possibile che questa macroscopica incongruenza non faccia sorgere nemmeno il più piccolo dubbio su questa teoria malefica?
Dobbiamo ancora continuare a parlare di PAS?
[Rispondi]
Il dott. Mazzeo evidentemente legge, ma poi scrive come se non avesse letto. Per cominciare, nessuna rettifica sembra sia stata fatta alle sue credenziali sul sito Brundisium.net, ma su questo, il dott. Mazzeo non ritiene di spendere neppure una riga, troppo preso dalla propria crociata contro la PAS.
La sua risposta è stereotipata e completamente indifferente a quanto chiaramente argomentato dalla dott.ssa Ginanneschi.
Vi sarebbero parecchie argomentazioni illogiche o contraddittorie da evidenziare e col dott. Mazzeo si potrebbe anche discutere e polemizzare, se solo egli ascoltasse l’interlocutore.
[Rispondi]
Ivan Lakovsky Risposta:
febbraio 8th, 2012 alle 12:27
Pippo, lascia perdere, davvero.
La PAS viene usata nei tribunali esattamente come descritto dal Dott. Mazzeo. Qualche test come specchietto per le allodole e poi quando madri e figli denunciano un comportamento inaccettabile del padre si invoca la PAS e si applicano gli otto famigerati “sintomi”.
La PAS non è una malattia ma è una disfunzione relazionale? Quindi lo schemino di Gardner permette di accertare una disfunzione relazionale? E chi lo dice, chi lo ha dimostrato? Cosa succede quando viene apposta la parola “diagnosi” di PAS sulla CTU? Perchè non facciamo la diagnosi di tifosetria ultras nel calcio? Anche quella è una disfunzione sociale o relazionmale o ditemi voi cosa?
La verità è che voi state scherzando con la pelle della gente!
La verità è che qualcuno ci crede alle fesserie di Gardner, applica lo schema e sbaglia. Qualcuno invece lo applica sapendo già dove vuole arrivare.
Difficile capire quando c’è dolo o colpa o negligenza ma è impossibile fidarsi con quello che si vede e si tocca con mano.
La PAS funziona per togliere dai guai e non permette davvero di verificare la manipolazione, condizionamento o lavaggio di cervello. Se sei fortunato diagnosticherai PAS in un 50% di casi in cui c’è stata la manipolazione e nell’altro 50% la diagosticherai in casi in cui ci sono stati abusi.
Mi spiace per il CTU, senza offesa per la categoria, ma è meglio che cambiate approccio, la PAS di Gardner non funziona e sta facendo disastri, incluso l’opinione che il pubblico si sta facendo di alcuni medici che fanno CTU e sono al tempo stesso coinvolti nello smercio del prodotto PAS tenendo seminari e affini. Uno scandaoloso conflitto di interessi considerando che creano la casistica di un prodotto che vogliono vendere e che invece non è certioficato. Va bene così perché su quelle CTU ci mettono il loro nome di fianco alle parole PAS e Gardner e sicuramente fra un po’ di tempo se ne riparlerà.
Siamo davvero in un campo in cui si può tutto e nessuno sorveglia, povera Italia!!!
[Rispondi]