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Segnalazioni Tags | Classificazione, DSM, Paolo Brigonzi, Psicologia del traffico, Sicurezza Stradale

Una nuova classificazione: D.S.M. (Driving Street Mindfulness)

Posted on 26 novembre 2011 by Sara Ginanneschi

SEGNALAZIONE

Gentile Osservatorio, volevo portare alla vostra attenzione un articolo pubblicato qualche mese fa, intitolato “Psicologia urbana: la classificazione degli automobilisti nel traffico” nella quale si fa riferimento ad una presunta suddivisione degli automobilisti in sub categorie che presentino una serie di tratti e caratteristiche comuni francamente opinabili.

Ritengo approssimativa e piuttosto superficiale la classificazione proposta in questo pezzo, soprattutto nell’utilizzo di termini e sintomi psicologici applicati a comportamenti alla guida ritenuti quantomeno discutibili.

ARTICOLO ORIGINALE

Il traffico fa ammalare circa la metà degli automobilisti italiani, lo abbiamo visto in un precedente articolo; quello che va ora approfondito è lo studio relativo alla classificazione dei tipi di utenti della strada e la psicologia urbana non ha perso l’occasione per farlo. La società moderna e le sue abitudini frenetiche hanno cominciato a plasmare delle sub categorie di cittadini che esprimono le loro caratteristiche nel traffico di tutti i giorni. Sono state identificate dall’Osservatorio Tom Tom cinque diverse figure, ognuna con le sue peculiarità, i suoi problemi di salute ed i suoi profili specifici. Eccole.

Si comincia con gli irritabili, il 26% degli automobilisti, quelli solitamente laureati, di età inferiore a 34 anni e costretti ad essere sempre di fretta: i loro disturbi tipici sono le emicranie ed i problemi gastrici. I tesi, il 22%, si collocano in nuclei urbani con un numero di abitanti superiore a 100.000 del nord Italia. Sempre inseguiti dall’ansia, si innervosiscono facilmente e sono particolarmente propensi a all’ipertensione e alla gastroenterite. Passano la maggior parte del loro tempo in macchina. I rassegnati rappresentano il 19% degli automobilisti e hanno l’abitudine a percorrere ampie distanze per molto tempo e sono ben attrezzati a superare anche i momenti più difficili grazie a snack ed acqua di scorta, cellulare, lettore Mp3 e giornali. Si materializzano nelle figure dei rappresentanti, dei camionisti o dei tassisti. Gli indifferenti, la quarta categoria, il 17%, non si scompongono più di tanto nel traffico, anzi ne approfittano per dedicarsi a lunghe chiamate al cellulare. Fanno parte di questo gruppo la casalinghe, gli studenti ed i disoccupati, per lo più giovani. Chiudono la rassegna gli arrabbiati, il 16%, automobilisti over 50, solitamente appartenenti a piccole realtà del nord Italia che prendono la macchina solo per necessità. Non sopportano rallentamenti e traffico e sono quindi più propensi ad attacchi di ansia o di panico.

Reperibile all’indirizzo: http://donna.tuttogratis.it/salute/psicologia-urbana-la-classificazione-degli-automobilisti-nel-traffico/P138735/

COMMENTO REDAZIONALE DEL DR. PAOLO BRIGONZI

La puntuale e dettagliata classificazione nosografica degli automobilisti italiani proposta nel suddetto articolo merita un’analisi che ne inquadri, diciamo così, gli aspetti più pittoreschi ma al contempo consenta una riflessione più articolata e approfondita, riconoscendo il valore emergente di un settore della psicologia in forte espansione, quale è quello della psicologia del traffico.

Ora, la spasmodica attesa del DSM V, sicuramente, logora le menti di chi, con comprensibile perplessità, non nutre più aspettative epifaniche riguardo ad un manuale di classificazione dei disturbi mentali che, nella sua nuova versione, sembra stia percorrendo una direzione epistemologica parzialmente diversa da quella intrapresa e ormai condivisa dal mondo scientifico già da molti anni.  E l’accademica e visionaria classificazione proposta in questo articolo sembra perseguire e sposare questa direzione innovativa, andando addirittura oltre, precorrendo fantasmi che, con i rumors che circolano al riguardo del DSM che verrà, presagiscono l’insorgere di nuovi disturbi ad oggi ancora sconosciuti.

Già, perché a leggere quest’illuminata ricerca, si intravedono (ma in forma ancora prodromica, non sia mai) dei supposti profili psicopatologici che sembrano rimandare ai famigerati sintomi primari e secondari di Breuleriana memoria: dobbiamo essere pronti, i prossimi pazienti arriveranno dalla strada…

Il comportamento nel traffico si erge come discriminatore nosografico che, associato a variabili quali l’età della persona, la sua occupazione e il suo trans-generazionale (arriva da una megalopoli del Nord, piuttosto che una piccola realtà sempre del Nord) determinano addirittura 5 cluster, non tuttavia assimilabili agli ormai cari e vecchi (ma ormai obsoleti) disturbi di personalità, ma rivisti in termini di “sub categorie di cittadini che esprimono le loro caratteristiche nel traffico di tutti i giorni”.

L’elenco dettagliato delle suddette sub-categorie, per quanto opinabile in termini di eziopatogenesi, solletica il sorriso, perché si mantiene all’interno di una chiave di lettura (purtroppo) efficacemente comunicativa, fedele a quelle tipiche rappresentazioni di profili psicologici che con sì tanta frequenza si possono rintracciare in molte riviste e periodici, soprattutto nel periodo estivo.

Si va dai problemi gastrici alle gastroenteriti (sembrerebbero tuttavia non fulminanti…), passando per ipertensione ed emicranie che nel caso dei poveri “automobilisti over 50” potrebbero addirittura culminare in attacchi di ansia o di panico.

Per fortuna il profilo dei rassegnati sa correre ai rimedi, portando con sé ogni genere di prima necessità, dal cibo alle bevande, fino ai più sofisticati, che possono dilettarsi con l’ascolto dell’Mp3 o addirittura con la lettura di un buon libro.

Il traffico come promotore culturale…

Ora, quantunque riguardo a queste ricerche si potrebbe dissertare per pagine e pagine, ironizzando sulla loro presunta scientificità e sulla reiterata abitudine di scimmiottare disturbi e sintomi a carattere medico/psicologico, sembra opportuno fermarsi a riflettere su due questioni apparentemente pleonastiche ma che, dati alla mano, pare utile ricordare.

In primo luogo,  i profili tratteggiati in precedenza forse mal si conciliano con un atteggiamento alla guida di un automobile che, come suggeriscono le ultime ricerche al riguardo (cfr. http://www.asaps.it/ ), necessiterebbe di una maggior consapevolezza e attenzione nell’uso ad esempio sistematico degli apparecchi telefonici.

Una recente sentenza della cassazione (n. 13766/2008 Seconda Sezione Penale) ribadisce come l’utilizzo dei dispositivi telefonici per qualsiasi operazione, determini un calo dell’attenzione ed un conseguente ritardo nell’azionamento dei sistemi di guida. A tal proposito numerose ricerche internazionali, in Francia condotte dall’Inserm (Istituto nazionale per la ricerca tecnologica e scientifica) o in Gran Bretagna dal Transport Reserach Laboratory, hanno sottolineato un peggioramento prestazionale alla guida di un autoveicolo anche qualora l’apparecchio telefonico sia supportato da auricolare o vivavoce. Nello specifico si asserisce come anche il semplice tono di avviso per messaggi e per mail sia potenzialmente fattore di distrazione, in termini di attenzione divisa, per il conducente alla guida.

In secondo luogo, lungi dal promuovere una campagna contro la psicologia applicata all’universo urbano, si può invece riscontrare, in questo ambito, una significativa crescita della psicologia del traffico la quale, sulla scorta degli studi pioneristici iniziati sul finire degli anni 50 e proseguiti recentemente  con il contributo di Rotherngatter (1997), si sta gradualmente espandendo e specializzando nello studio del comportamento degli utenti della strada e dei processi psicologici ad esso sottostanti. In questo ambito sono sorti settori specialistici di competenza che si occupano di psicologia della sicurezza stradale, di psicologia della mobilità sostenibile o di ricerca sulle cause comportamentali degli incidenti. Ad esempio particolarmente efficace si è rilevato il metodo del Driver Improvement (www.psicoattivita.it/attivita/documenti-e-articoli/…/73-dorfer-5.html),  il quale consta di una serie di interventi terapeutico-riabilitativi atti a modificare la condotta alla guida di persone che aspirano a riottenere la patente di guida dopo aver commesso in passato gravi infrazioni del codice stradale.

Il recente D.M. n° 17/2011 (www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=9725 ) sul riconoscimento dello psicologo nella formazione delle Autoscuole sembra inoltre incoraggiare questo settore, legittimando con significative prospettive evolutive, il ruolo della psicologia del traffico e della sua valenza e della sua efficacia applicativa nell’ambito della sicurezza viaria.

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