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	<title>Osservatorio Psicologia &#187; Cinema</title>
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	<description>OPM - Osservatorio Psicologia nei Media</description>
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		<title>Noise</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Materdomini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGIA: Henry Bean, Martin Schmidt
ATTORI: Tim Robbins, Bridget Moynahan, William Baldwin, William Hurt
DISTRIBUZIONE: Medusa Film
PAESE: USA 2007
GENERE: Drammatico&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGIA: Henry Bean,<span style="text-decoration: underline;"> </span>Martin Schmidt</p>
<p>ATTORI: Tim Robbins, Bridget Moynahan, William Baldwin, William Hurt</p>
<p>DISTRIBUZIONE: Medusa Film</p>
<p>PAESE: USA 2007</p>
<p>GENERE: Drammatico</p>
<p style="text-align: justify;">DURATA: 93 Min</p>
<p><strong>Recensione di Giuseppe Preziosi</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Noises, noises, people make noises </em><em><br />
</em><em> people make noises when they&#8217;re sick </em><em><br />
</em><em> Nothing to do except hold on to NOTHING </em><br />
Slipknot</p>
<p style="text-align: justify;">Quand&#8217;è che abbiamo abdicato al rumore? Quand&#8217; è che ci siamo arresi al clangore assordante della società delle macchine? Chi ha deciso che era preferibile per l&#8217;essere umano usufruire di mezzi di spostamento veloci ma al contempo immergerlo in una atmosfera di suoni fastidiosi, ruggiti meccanici, sirene, accellerazioni, trapanazioni? Chi, non contento, ha aggiunto antifurti vani, musiche lounge assordanti, marmitte bucate? I futuristi hanno celebrato la civiltà del motore assorbendo nelle loro opere anche i suoni che questa società produceva come indizio di progresso, avanzamento, evoluzione inarrestabile dell&#8217;umano; dove è finito quel progresso promesso nella società del post umano? Nel flusso inarrestabile di macchine che affogano le strade? Nella musica onnipresente nei negozi, nei supermercati, negli autobus? E gli allarmi? Quanti di noi corrono a chiamare la polizia al suono di un allarme di un&#8217;auto o di un appartamento? Forse l&#8217;idea di progresso non combacia alla perfezione con quella di benessere così come la crescita esponeziale o la produzione di massa. Chi può permattersi di opporsi a tutto questo o a solo un piccolo ingrediente di questa &#8220;follia&#8221; collettivacome l&#8221;inutile, sgolato appello degli allarmi delle auto? David, il protagonista del film ci prova; disposto a perdere tutto, la propria famiglia, i propri affetti, il proprio equilibrio; disposto a trasformarsi in un piccolo supereroe(cosa è un supereroe se non qualcuno dotato di un tratto che manca alle persone ordinarie, in questo caso la semplice capacità di passare dal desiderio all&#8217;atto sapendo ciò di cui la gente ha bisogno,  come proteggerela e come servirla) su scala locale, un super eroe che nasconde e nasce da una ossessione che gli impedisce ogni piacere fisico e intellettuale ma che nella sua battaglia contro i mulini a vento incarna il desiderio di decine e centinaia di altre persone. Un tarlo personale diventa un diritto universale e nel paradossale processo che accompagna il delinearsi di un diritto universale l&#8217;ostacolo più difficile da affronatre è quello della legge; la legge dei poliziotti e dei giudici, dei sindaci svogliati e avidi che chiamano progresso, civiltà, bene comune, pace sociale il grovilgio caotico di rumore, inquinamento, violenza, disegualianza, stress e malessere in cui spesso ci troviamo a vivere. Chi può vietare ad un onesto cittadino di dotare la sua automobile di un impianto di antifurto con 4 casse con subwoofer mentre mentre prende un caffè al bar lasciando la macchina in doppia fila? Ma proprio in una faglia in questa legge &#8220;il correttore&#8221; David  trova la strada vincere la sua battaglia per tornare ad essere un semplice, stressato, ordinario, legale cittadino di New York.</p>
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		<title>Blade Runner</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Manuela Materdomini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Blade Runner]]></category>
		<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Cyborg]]></category>
		<category><![CDATA[Manuela Materdomini]]></category>
		<category><![CDATA[Ridley Scott]]></category>
		<category><![CDATA[Robot]]></category>

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		<description><![CDATA[REGIA: Ridley Scott
CAST: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, Daryl Hanna
DISTRIBUZIONE: P.I.C. (1982) &#8211; Warner&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">REGIA: Ridley Scott<br />
CAST: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Edward James Olmos, Daryl Hanna<br />
DISTRIBUZIONE: P.I.C. (1982) &#8211; Warner Bros (1993) – Warner Bros Home Video (Ed. 1982) Laserdisc (Ed. 1993)<br />
ANNO: 1982<br />
PAESE: Usa<br />
GENERE: Fantascienza<br />
DURATA: 01:58</p>
<p><strong>Recensione di Manuela Materdomini</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em> “Non siamo computer Sebastian, siamo organismi. Io penso dunque sono.”</em><br />
Blade Runner (1982)</p>
<p style="text-align: justify;"><em>All’inizio del Ventunesimo Secolo l’impresa ingegneristica Tyrell Corporation realizzò un nuovo Robot, noto come “Replicante”, virtualmente identico a un umano, ma superiore ad esso per forza ed agilità e pari in quanto ad intelligenza. I Replicanti venivano  usati nell’extra-mondo per i lavori più duri e per la colonizzazione di altri pianeti. Dopo una rivolta sanguinosa messa in atto in una colonia extra-mondo da un gruppo di sei Replicanti, questi vennero dichiarati illegali e condannati alla pena di morte. Squadre speciali della polizia, afferenti all’Unità dei Blade Runner, ricevettero l’ordine di sparare ed uccidere, al momento dell’arresto, qualsiasi Replicante che commettesse un’infrazione. Quest’azione non fu chiamata esecuzione. Fu chiamata “ritiro dal lavoro”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Si apre così la pellicola del 1982 di Ridley Scott, tratta dal romanzo di fantascienza di Philip K. Dick dal titolo <em>Do Androids Dream of Electric Sheep?</em> (tr. it. Il cacciatore di androidi) del 1968.<br />
L’opera terza del regista inglese noto al grande pubblico grazie a pellicole di fama mondiale come <em>Alien </em>(1979), <em>Thelma</em> <em>&amp; Luise</em> (1991), <em>Il Gladiatore</em> (2000), è ambientata nel 2019 in una Los Angeles cupa e fredda, la cui aria densa è sferzata da macchine volanti e le cui strade vengono attraversate da colonne di fumo bianco esalato dai tombini e da vapori di banchetti cinesi takeaway annidati agli angoli delle strade. La storia si svolge in assenza di luce naturale, il sole non compare mai, una moltitudine di persone senza volto si aggira per le strade; l’atmosfera è quasi irreale e desolata. Mentre maxi schermi pubblicitari montati sui grattacieli invitano i terrestri disillusi a trasferirsi nelle colonie dell’extra-mondo, eldorado di buone occasioni ed avventure, dove una nuova vita li attende, Rick Deckard, un tenebroso poliziotto in borghese della squadra Blade Runner (interpretato da un giovane e convincente Harrison Ford), riceve l’ordine di stanare il manipolo di Replicanti ribelli e di eliminarli. Alla Tyrell Corporation, ingegneri e poliziotti somministrano test concepiti per provocare una reazione emotiva e in grado di misurare la relativa dilatazione dell’iride, al fine di individuare gli androidi ribelli. Un Replicante, infatti, non prova emozioni nemmeno se sollecitato dai ricordi d’infanzia innestati al momento della creazione. Inizia la caccia. Deckard, con il suo fiuto felino, scova immediatamente i primi due ricercati ma, dopo l’iniziale successo, il gioco si fa duro. Il poliziotto conosce Rachael (Sean Young), anche lei una Replicante, ma ignara della sua vera natura. I due si piacciono, si attraggono, si desiderano. Quale paradosso sorge se un robot prova dei sentimenti? Come ogni genio che si rispetti, Philip K. Dick, l’autore della storia a cui Scott si è ispirato per la realizzazione del film, ha profetizzato l’avvento di un’era che oggi non appare più così lontana, soprattutto per quel che riguarda le trasformazioni che hanno investito le metropoli contemporanee, e si è dimostrato capace di sollevare delle questioni che, a distanza di oltre quarant’anni, appaiono oggi più che mai attuali e che rimangono ancora insolute.<br />
Lungi dall’idea di un robot fatto di fili e acciaio, in <em>Blade Runner</em> i cyborg assumono le sembianze umane e viceversa alcuni umani, come il fabbricatore di robot nerd J. F. Sebastian (William Sanderson), vivono isolati in palazzoni bui e polverosi in compagnia di bambole e robot da loro stessi programmati e animati, costruiti insomma a propria misura. Creati con l’idea che possano essere dotati della possibilità di accrescere le capacità dell’organismo biologico originale grazie alle loro nuove interconnessioni artificiali, i Replicanti nel film di Ridley Scott si sentono organismi a tutti gli effetti perché dotati della facoltà del pensiero e si ribellano al proprio destino di robot dalla fine programmata. <em>“Io voglio più vita, padre”</em>, chiede al capo della Tyrell il Replicante Roy (Rutger Hauer) che sembra un lupo albino e che sfida all’ultimo sangue il cacciatore Deckard sui tetti bui dei palazzi della città. Piove a dirotto. <em>“Bella esperienza vivere nel terrore, vero? In questo consiste essere uno schiavo”</em>, dice a Deckard poco prima di morire, in una scena che passerà alla storia. La fantascienza rimane fantascienza, sarà vero, ma anche a distanza di trent’anni dall’uscita nelle sale, Blade Runner fa provare ancora il brivido dell’onnipotenza di dare vita ad organismi così simili a noi, di cui l’uomo è il creatore e non Dio.</p>
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		<title>La prima cosa bella</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ginanneschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[REGIA: Paolo Virzì
ATTORI: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Dario Ballantini, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani,&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">REGIA: Paolo Virzì</p>
<p style="text-align: justify;">ATTORI: Valerio Mastandrea, Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Claudia Pandolfi, Dario Ballantini, Marco Messeri, Aurora Frasca, Giacomo Bibbiani, Giulia Burgalassi, Francesco Rapalino, Isabella Cecchi, Fabrizia Sacchi, Sergio Albelli, Paolo Ruffini, Emanuele Barresi, Fabrizio Brandi, Michele Crestacci, Bobo Rondelli, Paolo Giommarelli, Giorgio Algranti</p>
<p style="text-align: justify;">DISTRIBUZIONE: Medusa Film</p>
<p style="text-align: justify;">PAESE: Italia 2009</p>
<p style="text-align: justify;">GENERE: Commedia</p>
<p style="text-align: justify;">DURATA: 116 Min</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Di Ilaria Fabbri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo è uno di quei film che fa emozionare non solo mentre lo si guarda, ma soprattutto dopo, quando ci si ripensa. Il tema è quello apparentemente banale di una storia familiare: la trama si sviluppa a partire dagli anni ’70 e arriva fino ai giorni nostri, ma a livello emotivo il racconto trasmette molto di più&#8230;.tematiche come la complessità degli affetti, il rapporto madre-figlio, le difficoltà e la paura di diventare adulti, le piccole problematiche quotidiane, il provincialismo borghese, ma anche una ricca metafora della vita, oltre che, forse, una triste parodia della morte. Soprattutto ci troviamo il significato profondo di essere madre sempre e comunque, contro tutto e tutti se necessario, e viceversa, nostro malgrado, quello di nascere figli senza altra possibilità di scelta.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anna (una splendida Micaela Ramazzotti) è una giovane madre molto bella, solare, desiderata, e per questo molto chiacchierata, nella Livorno di inizio anni ’70. Bruno, che non sorride mai, è un bambino di otto anni, timido, serio, accigliato. Quando Anna viene incoronata come “mamma più bella” dei bagni Pancaldi, succede il finimondo: il marito carabiniere è orgoglioso, ma geloso, seccato e preoccupato di ciò che può pensare la gente. E una sera, dopo un litigio furibondo, Anna viene messa alla porta insieme ai suoi bambini, Valeria, la piccolina, e Bruno, che è grande abbastanza per capire, ma non altrettanto per reggere ciò che sta succedendo. Comincia così l’odissea di Anna, che mentre fugge in autobus con le lacrime agli occhi, dice ai suoi figli: “Lo sapete che con mamma ci si diverte sempre!” E aggiunge: “Si fa una cantatina?”. Cantando e sorridendo Anna e i suoi figli rifiutano l’aiuto interessato e ricattatorio della zia benpensante e finiscono in una pensioncina di dubbio gusto, dove ad Anna viene proposto di fare il cinema: “..lei quando sorride è uguale spiccicata ad Ava Gardner. Sarebbe perfetta per il cinema!” le dicono. Finché il papà si riprende i figli in malo modo, riportandoli a casa dove nel frattempo si è insediata la zia a fare le veci di madre e di moglie. Ma Anna, con l’aiuto del portiere Loriano, amico fidato e da sempre innamorato di lei, si riprende i bambini. E così il tempo passa, le situazioni cambiano, i figli crescono&#8230;..</p>
<p style="text-align: justify;">Bruno (Valerio Mastandrea) adesso fa il professore in un istituto alberghiero di Milano, è diventato adulto, ma non è mai cresciuto, e si trascina portandosi avanti un giorno dietro l’altro, cercando di stordirsi in ogni modo la coscienza per non sentire quel “..po’ di vuoto dentro..” che lo opprime. Ma gli eventi della vita lo costringono improvvisamente a tornare indietro: Anna sta male, è malata in fase terminale e lui non se la sente di dire di no a sua sorella Valeria (Claudia Pandolfi) che è venuta a prenderlo. Bruno rivede sua madre dopo tanti anni profondamente addormentata nel letto di un hospice, è ancora bella (ha il volto stupendo di Stefania Sandrelli), ma è profondamente segnata dalla malattia. Ma il mattino dopo, Anna è capace di offrire a suo figlio uno spettacolo totalmente diverso: già in piedi quando lui si sveglia, truccata, sorridente, con indosso una parrucca che copre i segni più evidenti della malattia. Anna ancora una volta dimostrerà di saper chiedere di più alla vita, sorprendendo tutti, perfino in punto di morte. E’ sarà in questa occasione che Bruno e Valeria scopriranno un segreto di cui avevano da sempre ignorato l’esistenza. E sarà finalmente in questa occasione che Bruno e Valeria si ritroveranno davvero, complici, amici, fratelli, come quando erano piccoli. “Mi son perso tante cose”, dice Bruno. “Almeno tu fossi diventato ricco e famoso!” gli risponde Valeria. “Povero e ignoto&#8230;. No, normale, che è anche peggio!” conclude Bruno.</p>
<p style="text-align: justify;">Bellissimo film, profondo, delicato, complesso, praticamente perfetto. Tra le pieghe della trama c’è molto e altro ancora, ma il rapporto tra madre e figlio rimane sempre lì in primo piano. Stride il contrasto dei due, seduti accanto sul divanetto dell’hospice: lui giovane e sano, ma serio, sciupato e spento, lei ammalata e in fin di vita, forse un po’ superficiale nei modi, ma raggiante. E quella frase, sentita tante volte da labbra diverse: “..che donna la tu’ mamma!!” che non ha mai smesso di tormentare Bruno nel profondo, si alleggerisce nella constatazione semplice ma efficace di una Valeria sorridente e un po’ complice: “Erano tutti innamorati di te, mamma!”. Tutti, soprattutto Bruno che non ha mai dimenticato i giudizi facili della gente, il perbenismo benpensante e maschilista di una città a parole tanto progressista, ma colpevole di avergli fatto così tanto pesare la bellezza e la freschezza di sua madre. Una città che diventa un nemico da stigmatizzare, un’ombra da cui fuggire. “Cosa c’hai te contro Livorno?”, gli chiede Valeria. “Tutto c’ho!!”, risponde Bruno. Eppure sarà proprio questa città ad offrirgli un’altra possibilità, un modo per riempire quel vuoto che da sempre si porta dentro, che gli impedisce di amare, che gli soffoca la vita. C’è un modo di dire tipicamente livornese  che ricorre nella storia di Bruno: “..perché non ti fai un bel bagno in mare?”. Glielo suggeriscono in tanti, perfino sua madre, quando lui le chiede: “..mamma, ma perché sono così infelice?” e lei risponde semplicemente: “..sei sempre stato tanto musone..”. E così il bagnarsi in mare diventa una metafora poetica e bellissima che indica un modo per lasciare andare a fondo le pesanti zavorre che ci affliggono e ricominciare tutto da capo, molto più leggeri. E arricchita dalle note della colonna sonora che dà anche il titolo al film, sopraggiunge una fine che forse è anche un nuovo inizio. Nel dolore della loro grande perdita, Valeria e Bruno trovano finalmente il coraggio di liberarsi dal passato: con un nuovo amore lei, con un bagno in mare lui.</p>
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		<title>Essential Killing</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 06:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Ginanneschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Emmanuelle Seigner]]></category>
		<category><![CDATA[Essential Killing]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Preziosi]]></category>
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		<description><![CDATA[Regia: Jerzy Skolimowski

Attori: Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner

Sceneggiatura: Jerzy Skolimowski

Paese: Polonia, Norvegia, Ungheria, Irlanda

Anno di uscita :&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Regia: Jerzy Skolimowski</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Attori: Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Sceneggiatura: Jerzy Skolimowski</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Paese: Polonia, Norvegia, Ungheria, Irlanda</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Anno di uscita : 2010</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Genere: drammatico</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Durata: 83 minuti</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Di Giuseppe Preziosi </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso a vortice. Parte da chiacchiere di opulenta arroganza occidentale a spasso per i deserti dell&#8217;Afghanistan; evocano il nemico e il nemico arriva nei panni di un unico colpo che esplode in pezzi i corpi di due impresari e un militare americani. Il vortice continua con tutto ciò che i media mischiati alla fiction ci hanno insegnato della Guerra al Terrore; il colpevole braccato e catturato entra nel tunnel delle chirurgiche strategie di detenzione e tortura, della desoggettivizzazione del prigioniero, dell&#8217; incomunicabilità. E poi l&#8217;inciampo, la caduta,  il prigioniero riesce a fuggire dalle maglie della massima sicurezza. Vincent Gallo muto, sordo si aggrappa nella caduta nel vortice  non più alla  lotta  del nemico contro nemico ma a quella per la vita stessa;  proteggersi dal freddo e cacciare;  cercare cosa mangiare e dove poter bere nel quadro di una natura feroce di un&#8217;enorme foresta ghiacciata. Ciò che è e ciò è stato restano impigliati in lui in flashback di ricordi familiari, affettivi, culturali e nella capacità di seminare i suoi inseguitori.ma nel percorso del vortice  si trova a dover fronteggiare l&#8217;impietoso volto di una natura sorda e muta dinanzi alle sue richieste; alla sua fame offre formicai e cortecce, al suo freddo oppone distese di neve e alberi spogli. Sopravvivere è scappare, uccidere, nutrirsi anche provare ad andare oltre le normali facoltà percettive, delirare.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attaccamento feroce alla vita arriva a mordere il seno abbondante di una madre che allatta ponendosi sullo stesso piano di un infante. S&#8217;ostina la vita a vivere, a perpetuarsi, a proseguire, nel bianco assoluto di un paesaggio ostile, asettico e tagliente. S&#8217;ostina la vita a vivere anche quando le vite normali degli altri  sembrano comunque faticose, violente, squallide, inutili, destinate a solitudini  senza fine. Anche l&#8217;incontro pietoso e fortuito di due infelicità accomunate  dall&#8217; incomunicabilità non genera niente altro che un attimo di sollievo al continuo  procedere di vite senza senso, senza un fine se non esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tutto il film è incarnato nel corpo e soprattutto nel volto di Vincent Gallo;  un randagio  senza voce che insiste a vivere, attraversato nello sguardo dal gelo del terrore, l&#8217;affanno ad ogni passo, grugniti e  lamenti  animaleschi. Un fascio di nervi tesi concentrato solo a sopravvivere sapendo già di non aver via di fuga. Come un cavaliere dell&#8217;apocalisse attraversa lo schermo verso la sua ultima cavalcata, a sporcare di sangue l&#8217;ottuso bianco di una ostinazione idiota alla vita.</p>
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		<title>I nostri eroi alla riscossa</title>
		<link>http://www.osservatoriopsicologia.it/2011/09/24/i-nostri-eroi-alla-riscossa/</link>
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		<pubDate>Sat, 24 Sep 2011 11:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Amore Tossico]]></category>
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		<category><![CDATA[Prevenzione]]></category>
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		<category><![CDATA[uso di droghe]]></category>

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		<description><![CDATA[<address>Regia: Milton Gray, Marsh Lamore, Robert Shellhorn, Mike Svayko, Karen Peterson
Sceneggiatura: Duane Poole, Tom Swale
Paese: Stati Uniti
Anno</address>&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<address><span style="font-style: normal;">Regia: Milton Gray, Marsh Lamore, Robert Shellhorn, Mike Svayko, Karen Peterson<br />
Sceneggiatura: Duane Poole, Tom Swale<br />
Paese: Stati Uniti<br />
Anno di uscita : 1990<br />
Genere: Animazione<br />
Durata: 27 minuti</span></address>
<p>di <strong>Giuseppe Preziosi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;estate aldilà delle crisi, dei crolli di borsa, delle manovre liofilizzate ci costringe a ritmi diversi, a sensazioni da nuvola di ovatta che allenta i movimenti, instupidisce i pensieri; così accanto ad articoli di economia acrobatica, alle analisi puntuali dei flussi finanziari che si muovono da Washington attraverso Parigi, Roma, Atene, Lisbona, Pechino, Pontida mantengono il loro posto gli articolazzi sui tormentoni estivi, una sorta di fenomenologia delle canzoni ossessione  dell&#8217; estate con tanto di analisi dei testi e storiografia annessa; non manca un bollettino dettagliato su chi indossa cosa, che bikini indossa quella, con chi si striscia quell&#8217;altro. La nuvola invisibile di ovatta sempre presente, in estate diventa più fitta, più invasiva. Ad esempio io ho deciso di dare una possibilità al nuovo disco dei take that.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se questo processo sia un retaggio ancestrale dei nostri  antenati,  so che aldilà si tutte le trasformazioni sociali macro e microscopiche avviene ed è ineluttabile. A questa resa si accoda anche la programmazione televisiva che con gaudio inonda il palinsesto con  repliche di serie televisiove ormai vecchie di trentanni, cartoni animati stantii e film che hanno formato trasversalmente gli italiani negli anni ottanta (sappiamo come è andata a finire). Comunque c&#8217;e&#8217; chi è entusiasta di tutto questo, c&#8217;e&#8217; chi prova un sottile senso di ribrezzo ma tutti si arrendono all&#8217;evidenza di conoscere e riconoscere ogni film, ogni sigla, ogni classico come se fosse stampato indelebilmente nel cervello. Altro che Pavlov!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa non sembra passato però, un messaggio che cavalcando quei canali  cercava di raggiungere un obiettivo certamente più alto del puro intrattenimento: &#8220;i nostri eroi alla riscossa&#8221;  è   uno speciale televisivo prodotto e messo in onda con l&#8217;intento di prevenire l&#8217;uso di droghe nelle giovani generazioni; per questa nobile causa sono scesi in campo alcuni volti noti degli anni ottanta: i puffi, l&#8217;alieno alfred, baby kermit, baby piggy, baby gonzo, machelangelo delle tartaruga ninja mutanti, i chipmunks, slimer, winni pooh, tigro, duffy duck, bugs bunny, qui, quo, qua, garfield. Il tutto finanziato dalla McDonald&#8217;s (che ha a cuore le menti delle persone più dei loro fegati).</p>
<p style="text-align: justify;">Peccato che una così brillante parata di star e di mezzi finanziari sia stata utilizzata per un prodotto così scadente; sia nella trama che nella realizzazione &#8220;i nostri eroi alla riscossa&#8221; è un mediometraggio debole, svogliato, confuso, ingarbugliato in una narrazione senza senso. Il messaggio è grossolano: la droga (la mariuana quasi sempre) è un una nube grigia che avvelena i tuoi rapporti più sani, quelli con i tuoi genitori, la tua sorellina; non lasciarti influenzare dai tuoi coetanei, non sforzarti di compiacere i loro vizi. Ti rocrdi quando eri un bravo bambino felice? Perchè hai perso la fiducia nei puffi?</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto questo in una serie di passaggi (paradossalmente) psichedelici: verso la fine del racconto il protagonista Michael, che ha iniziato a fare uso di mariuana, si ritrova in un luna park, tetro, da racconto di Stephen King; inizia correre sulle rotaie delle montagne russe in senso inverso al vagone che, guidato da uno dei nipoti di paperino, rischia di investirlo; Michael si getta dall&#8217;alto e atterra su di una specie di macchina a scontro da cui salta via e si aggancia ad un enorme anello di metallo; continua la sua caduta che rischia di finire su delle enormi seghe circolari ma grazie all&#8217;anello metallico viene spinto nella bocca di un&#8217; enorme statua a forma di demone orientale; finisce nello stomaco del demone, una sorta di lago sotterraneo tra pareti gommose dove su di una barchetta navigano il tigro e baby piggy; la strana coppia lancia un salvagente a Michael grazie al quale esce fuori dal mostro per finire su di una gigantesca  leva di una gigantesca slot machine, poi contro ad un palo poi contro ad una bacheca che contiene enormi bottigliette vuote di vetro e infine contro un grosso occhio; il volo finisce in una bagnarola di legno piena d&#8217;acqua. Ma non è finita: la bagnarola viene riempita a dismisura di acqua tanto che va in frantumi; trascinato dalla corrente Michale finisce risucchiato in un gorgo, una specie di scarico che si rivela essere la cannuccia della bibita che sta bevendo baby piggy che avendolo ingoiato lo sputa su di un materassso elastico rosso. Michael si ritrova dinanzi alla bottega di un indovino che si rivela essere duffy duck ma qui mi fermo. Migliaia di hippy avrebbero pagato oro per un trip così.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene anche  da chiedersi a chi fosse indirizzato questo cartone animato; ai bambini? agli adolescenti? Per i primi il messaggio sembra un pò confuso, direi grossolano, non molto più efficace del classico &#8220;non accettare caramelle dagli sconosciuti&#8221;. Gli adolescenti non credo siano propensi ad accettare indicazioni di comportamento da garfield o kermit; il difficile nodo dell&#8217;adolescenza così esposto al richio di comportamenti trasgressivi non può certamente essere educativamente affrontato facendo appello a figure, icone, immaginari infantili.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma allora come è possibile finanziare, produrre, diffondere prodotti così scadenti per obiettivi così  &#8221; alti&#8221;. Può trattarsi di un esperimento pioneristico? A guardare gli ultimi spot contro il consumo delle droghe, questa volta italiani, non sembra che molto sia sia mosso in questo campo: calciatori poco convinti, lampadine neuronali che si frantumano, padri che risolvono i problemi dei figli con due calci al pallone, vampiri sconfitti da Nek;  &#8220;Fai gol nella vita, dai un calcio alla droga&#8221;; &#8220;Vivere é stupefacente&#8221;;&#8221; Le droghe ti bruciano il cervello e non ne hai un altro. Non usarle mai&#8221;. Non si usano i cartoni animati  ma c&#8217;e sempre quell&#8217;aria di artificioso, di un ammiccante giovanilismo, l&#8217;utilizzo farraginoso di slang, linguaggi, immaginari giovanili. Per fortuna con l&#8217;arrivo di settembre la nuvola di ovatta si dirada un pò. Penso che andrò a rivedermi Amore tossico, Trainspotting e Jungle fever; se qualcuno vuole dare un &#8216;occhiata ai &#8220;nostri eroi&#8221; ecco i link:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=TAG2bbLWLq0">http://www.youtube.com/watch?v=TAG2bbLWLq0</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=yIBui6gREhw">http://www.youtube.com/watch?v=yIBui6gREhw</a></p>
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